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Costi energia. Berton e Da Canal (Confindustria): le Dolomiti rischiano di fermarsi

Servono compensazioni vere, deroga al Patto di stabilità, sospensione Ets

Belluno, 23 aprile 2026 – “Il Consiglio europeo – in programma nelle prossime ore a Nicosia – dovrà affrontare con responsabilità e grande urgenza il nodo dei costi dell’energia. Ci attendiamo una risposta all’altezza della nostra manifattura, in grado di scongiurare il fermo del settore strategico dei trasporti con le sue inevitabili ripercussioni sull’intera filiera economica. Rischiamo di fermare l’Europa, l’Italia e le nostre Dolomiti e questo è uno scenario da evitare con tutte le nostre forze”.

È questo l’appello che Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, rivolge alle Istituzioni nazionali e comunitarie in vista dei prossimi impegni europei, su tutti il Consiglio europeo fissato per il 23 e 24 aprile a Cipro. “Siamo di fronte a uno shock di sistema e per questo, come sostiene Confindustria, serve una deroga al patto di stabilità al vincolo del 3 per cento sul deficit: si tratta di una mossa non più rinviabile. Solo così si potrà avere la liquidità immediata per supportare imprese e famiglie. Allo stesso tempo occorre sospendere il meccanismo dell’Ets, che penalizza le imprese proprio sul fronte dell’energia. Non è il momento di restare immobili”, le parole di Berton.

Christian Da Canal presidente Sezione Trasporti Confindustria Belluno

In particolare, per il settore dell’autotrasporto, si chiedono azioni specifiche e immediate. Christian Da Canal, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Belluno Dolomiti, guarda, a sua volta, all’Esecutivo. “Il taglio delle accise da solo non basta, per paradosso, hanno finito per danneggiare l’autotrasporto professionale; servono misure e compensazioni più incisive altrimenti il fermo dei mezzi – proclamato nei giorni scorsi da diverse sigle per la fine di maggio – non avverrà per nostra volontà, ma perché non ci saranno alternative”.

“Le spese energetiche in una ditta di trasporto incidono per il 30-35 per cento sul totale e in realtà logisticamente complesse come quelle montane hanno un ulteriore peso specifico: da quasi due mesi abbiamo visto schizzare questa voce, mentre i pagamenti dei nostri clienti restano a 30, 60 e 90 giorni, prosegue Da Canal, per il quale diventa fondamentale dare attuazione, oggi più che ma, alla cosiddetta “fuel surcharge” o clausola di adeguamento, meccanismo che prevede un adeguamento automatico delle tariffe al costo del carburante se eccedente il 2%. “Si tratta di dare piena applicazione a una misura già prevista dalla legge ma ancora poco diffusa. Allo stesso tempo, occorre avere un occhio di riguardo per tutte quelle aziende minori dove tale clausola non viene pattuita a causa delle esigenze di mercato. In tal senso, il nostro settore è il più esposto”, rimarca Da Canal.
A confermarlo sono anche i dati Istat: il 92,1% delle merci viaggia su strada (contro il 7,9% su ferrovia), rendendo il sistema particolarmente vulnerabile ai rincari del gasolio, ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro. Anche il trasporto passeggeri si trova in difficoltà, con rincari che superano il 20%.

“Il quadro è grave e per questo la nostra Sezione condivide quanto espresso da ANITA, l’Associazione nazionale del Trasporto aderente a Confindustria, lo scorso 17 aprile: il Governo deve intervenire urgentemente affinché le imprese possano recuperare quanto perso in conseguenza del taglio delle accise. Diversamente, la crescente tensione con il settore sarà inevitabile”, conclude Da Canal.

“Gli effetti si sono estesi a tutta la filiera, con aumento dei costi di produzione e dei prezzi finali: è una spirale velocissima che va interrotta”, rimarca ancora Lorraine Berton. “In ballo c’è la competitività della nostra economia e la tenuta di tante famiglie. Stavolta non ci sono alibi per non intervenire”.

 

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