
Il nuovo disegno di legge regionale che riguarda il funzionamento delle comunità montane prevede che a governarle siano direttamente i sindaci. Attualmente è il consiglio dove siedono i rappresentanti dei Comuni a scegliere presidenti e assessori. «Questo – lamenta Maurizio Isma, coordinatore dell’Udc per la provincia di Belluno – rappresenta un grosso problema perché i sindaci sono oberati di incarichi e non hanno tempo per svolgere anche questo compito». Risalgono a ieri le dimissioni da assessore nella comunità montana del sindaco di Falcade, e questa, secondo Isma, «è stata una scelta di responsabilità, perché Stefano Murer ha dimostrato non essere attaccato alla poltrona, ma di avere davvero a cuore il territorio, caricandosi degli impegni che riesce in prima persona a seguire». Per il coordinatore Udc c’è un distinguo da fare: un conto è la casta, un conto sono i sindaci dei piccoli comuni, quelli appunto più interessati dalle comunità montane. «Gli amministratori nelle nostre montagne occupano di tantissime problematiche, in luoghi dove con 20 dipendenti si gestiscono nei picchi stagionali 10.000 persone, ma quanto viene corrisposto loro non è sufficiente per renderli autonomi economicamente – afferma Isma – e pur non mancando certo lo spirito collettivo, non si può pretendere che si assumano ulteriori incarichi nella comunità montana». In prospettiva, dopo l’approvazione dell’ultima finanziaria, che ai comuni di montagna con meno di 3000 abitanti e a quelli con meno di 5000 impone di accorpare i servizi nei prossimi anni, le comunità montane dovrebbero avere sempre più peso. «Chiediamo alla Regione di formalizzare questo aspetto, ma di non addossare da subito sui sindaci tutti gli oneri delle comunità montane perché si creerebbe un imbuto» conclude Isma.
