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sabato, Ottobre 24, 2020
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I Giovani democratici del Feltrino sull’abolizione delle province

I Giovani Democratici del Feltrino sono un gruppo di ragazzi che in questi mesi sta lavorando alla propria formazione e presentazione ufficiale. Si tratta di un movimento che si propone di lavorare per la crescita culturale e la sensibilizzazione sui temi dell’attualità con totale apertura e disponibilità nei confronti di chiunque manifesti un’idea originale e una volontà partecipativa che interessi positivamente la vita della comunità. INDIPENDENTI DAL “DICTAT” PARTITICO, LIBERI DA IDEOLOGIE!
I GD Feltrino hanno ritenuto di intervenire nella discussione riguardante l’abolizione delle province, non per dar luogo alla sterile polemica, ma per riproporre alcune semplici vie, considerate però essenziali per ritrovare la funzionalità di questo ente e intraprendere il cammino verso la sospirata autonomia. Passo primo, secondo i “democratici”, chiudere le comunità montane ed accorpare i comuni che per demografia o logica geografica non hanno più senso di restare divisi. Non certo velata la critica alla politica leghista. Si riporta si seguito la nota dei GD.
Da più parti si ventila l’ipotesi dell’abolizione delle province come strumento funzionale alla riduzione dei costi della politica: Stefano Caldoro, ultimo solo in ordine di tempo, ha ritenuto di utilizzare proprio quella di Belluno come esempio di ente inutile. Sorvolando sulla dubbia conoscenza della realtà bellunese del Presidente della Regione Campania, è innegabile che la tematica sollevata meriti una seria e profonda analisi. Scarna e inadeguata ci pare la risposta del Segretario Provinciale della Lega Nord Diego Vello, il quale utilizza luoghi comuni e slogan triti e ritriti, fermandosi ad una sterile polemica senza addurre a supporto nessun elemento a favore della propria tesi. Nonostante la nostra Provincia sia stata trascinata ad una quasi totale paralisi dalla politica leghista a livello provinciale e nazionale, essa resta l’unica garanzia della specificità del territorio. Noi riteniamo infatti essenziale l’esistenza di un organo che si occupi dell’attività amministrativa a livello intermedio tra il piccolo comune e la vasta regione, soprattutto in un territorio montano. Con ciò non siamo contrari ad una drastica e necessaria riduzione di quel “sottobosco politico” che moltiplica enti e poltrone. A nostro avviso il potenziamento dell’ente Provincia deve partire dalla risoluzione del conflitto di competenze con le Comunità Montane mediante la chiusura di quest’ultime e il trasferimento delle relative funzioni. Consideriamo necessario poi l’accorpamento di alcuni comuni, la cui esistenza è dettata da criteri più campanilistici che razionali dal punto di vista geografico e demografico.
l’autonomia. Concludiamo quindi il presente intervento auspicando che la politica dimostri una maggior concretezza riguardo a queste tematiche: dopo tante parole, non guasterebbe qualche fatto.

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