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venerdì, Settembre 25, 2020
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Energia elettrica dagli acquedotti. La proposta di legge partita dalla Lombardia, arriva anche nel Veneto. L’importante è che quell’acqua dopo che ha attraversato le turbine si possa ancora bere tranquillamente

Giovanni Piccoli presidente Consorzio Bim

Produrre energia elettrica sfruttando la spinta dell’acqua nelle condutture degli acquedotti. L’idea non è nuova, Como è già partita un paio d’anni fa con questo progetto:
http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/locale/2009/10/24/251977-energia_elettrica_dall_acquedotto_progetto_pilota_comuni.shtml
Ora ci prova anche la Regione Veneto, con la proposta di legge del Pdl. Un’opportunità che nella sola provincia di Belluno potrebbe liberare” venti impianti per un totale di 8 milioni di kW/h. Monetizzando, due milioni di euro di ricavo annui. “In tempi di vacche magre per le casse degli enti, è una strada da percorrere”, afferma il presidente del consorzio Bim, Giovanni Piccoli. E’ questo l’obiettivo della misura presentata in Settima Commissione a Venezia dal capogruppo del Pdl Dario Bond. La norma va a integrare e modificare l’articolo 83bis della legge regionale 11 del 2001, disposizione che già consente  mediante la presentazione di una semplice denuncia di inizio attività (Dia) di estendere anche all’uso idroelettrico una concessione idrica già rilasciata per altri usi. Questa norma ha consentito negli ultimi anni la realizzazione di decine di microimpianti di potenza fino a 100 kW caratterizzati da una massima compatibilità ambientale e paesaggistica, spiega Bond.

Dario Bond

Ora con questa nuova proposta, si vuole compiere un ulteriore passo in avanti: quello di incrementare le iniziative idroelettriche lungo gli acquedotti dove la relativa concessione a uso idropotabile è in corso. Attualmente, se l’iter amministrativo è pendente non si può fare nulla, spiega il presidente Piccoli. “E nel Bellunese succede in molti casi. Da qui l’integrazione presentata da Bond in Settima Commissione e illustrata dal vicecapogruppo del Pdl Piergiorgio Cortelazzo. “In questo modo riusciremo a superare gli scogli di carattere amministrativo, ribadisce Piccoli, che allo stesso tempo conferma come ci siano venti impianti nel Bellunese che attendono una risposta per un ricavo ipotizzabile di circa due milioni di euro. “Tutti soldi che potranno andare ai comuni e agli enti locali, ribadisce il capogruppo del Pdl, Dario Bond, convinto della bontà dell’operazione anche da un altro punto di vista: parliamo di interventi senza alcun impatto ambientale. Non si va a incidere su un corso d’acqua ma su un acquedotto. E’ una delle ultime scoperte nel campo idroelettrico. Zero impatto e poche spese: Gli impianti di questo tipo costano poco e quindi l’investimento iniziale può essere ammortizzato in breve tempo, sottolinea Bond (Pdl). La tecnologia potrà essere installata anche sugli impianti di innevamento e sulle reti irrigue: “è un’opportunità che si
può estendere anche al di fuori della nostra provincia. Un segnale di attenzione alle risorse e a un uso corretto del territorio.

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