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Sfalcio dei prati al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

Benedetto Fiori
Benedetto Fiori

In queste limpide giornate di settembre i cittadini di Feltre e Pedavena, lanciando uno sguardo alle pendici delle Vette Feltrine, stanno osservando uno strano fenomeno: la comparsa di una macchia giallastra sui grandi prati che sovrastano Passo Croce d’Aune. All’inizio la macchia era molto piccola ma, con il passare dei giorni, è andata via via ingrandendosi sul fianco della montagna. “Cosa sta succedendo? Sarà mica una malattia dell’erba?” si è chiesto allarmato qualcuno; “Finalmente tagliano i prati!” ha invece esclamato soddisfatto qualcun’altro. Proprio così, la grande macchia che si espande lentamente corrisponde alle aree in cui l’erba, dopo anni di abbandono, viene nuovamente falciata. L’intervento è opera del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. I prati delle Camogne (in Comune di Pedavena) si trovano infatti all’interno dell’area protetta, comprendono ambienti di grande pregio naturalistico e sono per questo tutelati anche dall’Unione Europea.
La zona, oltre che nel Parco, è inclusa anche nell’area SIC/ZPS IT3230083 “Dolomiti Feltrine e Bellunesi”, un Sito di Importanza Comunitaria che fa parte della grande rete “Natura 2000”: un insieme di aree di particolare valore ambientale, che l’Unione Europea ha istituito in tutti i Paesi membri, Italia inclusa.
Un Decreto della Giunta Regionale del Veneto stabilisce misure di conservazione per questi ambienti e impone, per i prati, interventi di gestione attiva attraverso lo sfalcio regolare ed eventualmente l’eliminazione dei cespugli presenti. In realtà però in quei prati, suddivisi in una miriade di piccole e piccolissime proprietà private, le tradizionali attività di sfalcio sono cessate da tempo e questo comporta non solo la riduzione della loro superficie per la crescita di arbusti e cespugli (che avanzano all’interno dei prati ad un ritmo stimabile in 1-1,5 metri all’anno), ma anche una modificazione del tipo di piante presenti, con la perdita di molte specie di grande pregio naturalistico. Inoltre il mancato sfalcio dei prati e il conseguente accumulo di materiale vegetale secco costituisce un fattore di pericolo per l’innesco di incendi, che in passato hanno già interessato questi prati.
L’importanza e la necessità di intervenire sono dunque evidenti ma questi prati, soprattutto di proprietà privata, sono abbandonati da anni, perché la loro difficile accessibilità rende assolutamente antieconomico per i singoli proprietari falciare l’erba. Inoltre le superfici hanno una estrema parcellizzazione della proprietà (su un’area di 13 ettari di prato sono stati individuati 80 diversi proprietari privati, con una media di poco più di 700 metri quadrati a proprietario; ma ci sono casi di particelle di meno di 5.000 metri quadrati di superficie suddivise tra oltre 10 proprietari!).
Questa situazione rende assai improbabile l’attuazione di interventi di sfalcio, razionali ed omogenei, per iniziativa dei singoli proprietari.
Per questo motivo il Parco ha deciso di intervenire direttamente, presentando alla Fondazione Cariverona un progetto per lo sfalcio dei prati.
Grazie al cofinanziamento della Fondazione è stato possibile avviare interventi di manutenzione sui prati di due diverse aree del Parco: le Camogne (in Comune di Pedavena) e il Monte Grave (in Comune di Feltre).
Complessivamente gli interventi del Parco interessano 13 ettari di superficie (6,89 ha a monte della località Camogne e 6,16 ha sul Monte Grave) che appartengono, come detto, a 80 proprietari privati diversi.
Viene in questo modo data attuazione ad una delle finalità per le quali è nato il Parco: “garantire la conservazione, oltre che delle specie animali e vegetali, anche di comunità biologiche, di valori scenici e panoramici”, così come previsto dall’articolo 1 della legge quadro sulle aree protette: la n. 394 del 1991.
Il progetto ha anche finalità scientifiche e cerca di capire in modo preciso quali siano le conseguenze negative dell’abbandono dei prati e gli effetti positivi del ripristino dello sfalcio.
Per questo alcune aree campione non vengono falciate e si eseguono, ad opera di esperti botanici, rilievi floristici per registrare le differenze tra le superfici falciate e quelle abbandonate, in modo da capire come si modifichi nel tempo la composizione delle comunità vegetali, quali specie scompaiono e quali invece prendono invece il sopravvento, nonché cercare di approfondire le eventuali modificazioni indotte dai cambiamenti climatici in atto su scala planetaria.
Il Parco ha avviato questo progetto nel 2010, proclamato dalle Nazioni Unite anno della biodiversità. Gli interventi per ripristinare lo sfalcio dei prati hanno proprio questa finalità: conservare la ricchezza floristica e faunistica di ambienti, come i prati, che sono frutto della plurisecolare azione dell’uomo e che, in assenza di una regolare manutenzione, sono destinati a scomparire.
Il progetto finanziato dalla Fondazione Cariverona, ha una durata biennale.
“Il problema aperto – ha dichiarato il Direttore del Parco, Nino Martino – è la possibilità di proseguire questi interventi anche in futuro, a fronte di una continua riduzione degli stanziamenti a favore degli Enti Parco, incluso quello delle Dolomiti Bellunesi; una riduzione che mette a rischio la sopravvivenza stessa dei Parchi e, dunque, anche la possibilità di realizzare gli interventi di manutenzione del territorio”.
“Questo progetto – ha dichiarato il Presidente del Parco, Benedetto Fiori – testimonia dell’importanza fondamentale dell’esistenza di un Parco, ovvero un Ente sovraordinato che, in casi come questo, possa intervenire per realizzare interventi che i privati non hanno la convenienza economica o la possibilità materiale di realizzare, ma che vanno comunque realizzati perché ne beneficia l’intera comunità. Vorrei anche sottolineare – ha concluso il Presidente – che il taglio dell’erba è stato affidato dal Parco a personale della cooperativa Mani intrecciate, impegnata nel recupero di persone svantaggiate. Anche questo è un valore aggiunto creato dall’attività del Parco”.

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