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Politica, oppio e religioni

Quanto sangue e quanto dolore nel nome di un Dio: la politica rimanga laica (ruolo in cui comunque fa già danni abbastanza). Un grande leader del passato (Marx ndr) ebbe a coniare una famosa definizione  per le religioni chiamandole “oppio dei Popoli”. Egli riteneva che la Fede portasse l’uomo a perdersi nell’ oblio mistico rinunciando così a riflettere sui problemi reali.  Ciò era in parte vero, ma in parte errato… per difetto!  L’oppio infatti addormenta le menti senza,  in linea di massima, far male a nessuno, se non a chi ne fa uso. Le religioni invece vanno ben oltre.  Ciò che sta accadendo in questi giorni, in cui il capo di una presunta Chiesa americana minaccia di bruciare il Corano e folle di fanatici islamici, in risposta, danno fuoco alle bandiere americane nelle piazze, sono l’ennesima dimostrazione che: le religioni sono un qualcosa di ben peggiore  dell’oppio. Spesso, infatti, sanno essere un vero e proprio “veleno sociale”. A prescindere dall’ inconfutabile fatto che le Chiese in alcuni casi sono, comunque, insieme alla Croce Rossa internazionale, le realtà volontaristiche meglio organizzate ed efficienti in campo assistenziale e solidaristico, non possiamo nasconderci che siano anche bombe a orologeria spesso innescate da chi, con esse o attraverso di esse, persegua secondi fini.  Ciò che di infame e cruento viene fatto oggi e ciò che è stato fatto nel passato, nel nome di un qualsiasi Dio, sono la dimostrazione dell’aberrazione mentale a cui vengono portate le diverse società spinte le une contro le altre.La politica non faccia perciò l’errore di farsi coinvolgere in diatribe o crociate. Rimanga laica, non permetta categoricamente né colonizzazioni, né intolleranze o, tantomeno, contrasti, prevenendo e reprimendo.  I cittadini liberi da vincoli nei confronti di qualsivoglia culto debbono, inoltre, poter godere senza coinvolgimenti degli stessi diritti di tutti gli altri e non devono pagare (in ogni senso) per i capricci e le manie delle varie Chiese.  Essi debbono essere tutelati nella loro sicurezza come debbono poter vivere un’esistenza  priva delle varie inquietudini causate da fuorvianti  isterismi religiosi. E, infine, ricordiamoci come, nel momento in cui i rappresentanti religiosi si occupano di fatti di politica, questa abbia tutto il diritto di intervenire per ribadire la distinzione dei ruoli. Così non fosse, nella radicalizzazione intravedibile, potrebbe succedere ovunque, come già altrove, che una religione si sovrapponga allo Stato.
Paolo Bampo

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