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Lavoro nero: Belluno a metà della classifica nazionale di Confartigianato, ma è la peggiore nel Veneto. L’Uapi farà partire una campagna di informazione sui danni che il sommerso produce non solo alle imprese, ma anche ai consumatori

Walter Capraro direttore Uapi
Walter Capraro direttore Uapi

L’Ufficio studi di Confartigianato ha disegnato una mappa dei territori a maggiore presenza di attività abusive e di lavoro irregolare e ha quantificato in 639.000 unità l’”esercito degli operatori irregolari”, micidiali concorrenti sleali dei veri imprenditori. L’Iva non versata dalle attività abusive è aumentata, tra il 2008 e il 2009, di oltre il 24%, mentre nei soli primi cinque mesi del 2010 la Guardia di Finanza ha individuato quasi 3.800 evasori totali, cui è stato ricondotto un imponibile di 7,9 miliardi di euro. “Il Nord Est è la macroarea più virtuosa – dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – ma delle tre regioni che lo compongono il Veneto fa meglio solo del Friuli ed è ben lontano dal Trentino-Alto Adige che, dopo l’Emilia Romagna, risulta essere la regione dove l’incidenza del lavoro sommerso è minore. Il guaio è che, tra le province venete, Belluno è quella con i valori peggiori, tanto da meritarsi la 58^ posizione sulle 103  in classifica.” Per mettere in fila le province italiane Confartigianato ha preso in considerazione sia l’incidenza del lavoro sommerso, sia l’intensità dell’evasione fiscale, sia, infine, il tasso di attività della popolazione, che, a livello nazionale, è sceso di oltre un punto percentuale in questi due anni di crisi in cui un numero consistente di adulti è uscito dal mercato del lavoro. “Dall’indagine emerge chiaramente che non siamo affatto un’isola felice – precisa Capraro – e che anche qui la concorrenza sleale del sommerso c’è e si fa sentire, anche perché il basso tasso di attività della popolazione crea un serbatoio di potenziale lavoro irregolare.” Ci meritiamo, infatti, una posizione da metà classifica solo grazie al fatto che nel bellunese l’intensità dell’evasione fiscale è la più bassa del Veneto, con valori molto più vicini a quelli di Bolzano e ben lontani da quelli record di Venezia. “Alla fine, però, – sottolinea Capraro – in tema di economia sommersa siamo più simili alle province del Centro Italia, che non a Trento e Bolzano con le quali confiniamo. A fare la differenza ci sono soprattutto alcuni elementi strutturali, come ad esempio quelli che determinano il tasso di attività della popolazione, che a Trento e Bolzano si attesta intorno al 70%, mentre da noi si ferma al 63%, quasi 5 punti percentuali in meno della media veneta. Insomma, torniamo alla solita questione, tuttora irrisolta, ossia all’urgenza di una maggiore attenzione che dovrebbe esserci riservata da parte della Regione Veneto, una piattaforma sociale ed economica da cui ci stiamo sempre più allontanando.” Intanto all’UAPI si sta preparando una campagna d’informazione che, nei prossimi mesi, si preoccuperà di spiegare ai bellunesi i danni che il sommerso e gli abusivi producono non solo alle imprese regolari, ma anche ai consumatori e agli utenti.“Sarà una campagna di civiltà – conclude il Direttore dell’UAPI – perché, anche in vista del federalismo fiscale, conviene che i bellunesi puntino ad essere virtuosi più che furbi: noi abbiamo fatto e faremo la nostra parte, ma serve che anche le istituzioni e gli organi di controllo scelgano la lotta al sommerso come vera priorità, perché è una delle malattie peggiori che può intaccare il corpo sociale ed economico, sicuramente molto più pericolosa di quelle violazioni formali e amministrative che, per comodità della burocrazia, vengono troppo spesso contestate solo alle aziende regolari

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