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venerdì, Settembre 25, 2020
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Confronto alla Nogherazza tra i sei candidati alla presidenza della Provincia

Pubblico al convegno alla Nogherazza
Pubblico al convegno alla Nogherazza

I sei candidati alla presidenza della Provincia si sono confrontati ieri alla Nogherazza di Castion nel corso dell’incontro promosso dalla Cisl e dall’Unione Artigiani per conoscere le posizioni di ciascuno in merito a questioni come autonomia, immigrati, infrastrutture, viabilità, economia, misure anticrisi e sviluppo. Gli echi della battaglia politica regionale sono emersi solo nei moderati botta e risposta tra Sergio Reolon, candidato del centrosinistra e attuale presidente della Provincia, e Gianpaolo Bottacin, candidato leghista del centrodestra. Pierluigi De Cesero (Udc) e Antonia Monteleone (La Destra) hanno avuto un approccio pragmatico alla discussione, fuori dalla logica degli schieramenti, mentre Paolo Bambo (Pab) ha giocato da libero, ricordando che il suo concetto di autonomia è a prova di bomba e dichiarandosi contro le grandi opere che non portano soldi nel Bellunese ma nelle tasche delle grandi imprese e dei gruppi finanziari. Ettore Sartori (Altrementi), bolzanino di origine, si è appena affacciato alla politica bellunese, si colloca a sinistra ed ha tendenze ecologiste (contrario al prolungamento dell’A27). Per far riconoscere la montagna bellunese punta sulla Convenzione delle Alpi in sede europea. Sul riunire dopo le elezioni gli Stati generali bellunesi al completo per una verifica del patto sull’autonomia a parole sono tutti d’accordo, ma tra Reolon e Bottacin le differenze fondamentali sono riconducibili tutte a questo tema politico. Per Bottacin la Regione (cioè Galan) è sensibile al problema del gap della montagna, relega nel cassetto le “illusioni” di autogoverno, e rivendica da parte della Lega provvedimenti per il sostegno ai lavoratori (non immigrati) e alle piccole imprese di montagna. Reolon insiste sulla presa in giro dello Statuto che ha cancellato Belluno dalla carta e rilancia la battaglia per l’autonomia bellunese, che dichiara di praticare da 5 anni attraverso l’operato della sua amministrazione citando tra l’altro demanio idrico, fondo di rotazione per gli alberghi (con Camera di Commercio e Bim) e Dolomiti nell’Unesco. Un caso davvero emblematico e grottesco quest’ultimo, con Reolon che ha promosso l’iniziativa insieme a Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia e Galan che la ostacola insieme al sindaco forzista di Belluno, con i politici di centrodestra che si dividono sul tema all’interno del loro stesso schieramento. Vincoli o non vincoli, per ciò che si sa, sono relativi solo al fatto di mantenere i requisiti odierni e non far danni, ma l’unica pena prevista in caso di demolizione della Marmolada è l’uscita delle Dolomiti dai siti patrimoni dell’umanità, magari a favore di un numero di beneficiari più ristretto. Se qualcuno voleva chiarirsi le idee sul futuro bellunese bèh… forse la campagna elettorale non è il periodo migliore. Ma i fatti sono fatti, citiamone alcuni: la discriminazione della Lega (e del Pab manco a dirlo) nei confronti degli immigrati, con la dichiarata intenzione di farli sgobbare finchè c’è lavoro e poi di scovolarli fuori dai confini (del mondo?) in caso di crisi. Inaspettatamente pullula di bellunesi che anelano a fare i turni in fabbrica, le pulizie nei cessi, i lavori agricoli, e di donne che per 800 euro al mese fanno la fila per poter accudire vecchi e malati altrui giorno e notte; lo scontento dei sindaci, privi di risorse per amministrare e sempre più impoveriti di scuole e servizi per i loro cittadini, volenti e nolenti costretti a schierarsi politicamente per ottenere qualcosa da uno o dall’altro; la crisi del manifatturiero (occhialeria in testa) e la ripercussione sulle famiglie e su un tessuto sociale già delicato e complesso; il turismo dalle mille sigle che fatica a riunirsi in una; l’incognita del federalismo panacea di tutti i mali (anche di montagna dice Bottacin), tutti ne parlano nessuno sa cosa sarà; il fatto che i partiti in pianura (tutti) non corrispondono alle aspettative dei bellunesi e della montagna; la questione degli apparentamenti delle liste dopo il primo turno, argomento evitato in quanto prematuro, ma su cui si può fare almeno un pronostico: Pab, La Destra e Udc con il centrodestra di Bottacin, Altrementi con il centrosintra di Reolon.
Fuori scena: Silvano Serafini, in arte Orso Grigio (Lega), in odor di scomunica (ma si saprà dopo le elezioni), dopo una rapida apparizione ha preferito andare ad aiutare un amico agricoltore con il trattore impantanato nei campi. Altruismo a parte, sarà che la Lega bellunese è sottomessa all’interesse lombardo-veneto, e l’Orso, che è di montagna, non ci sta?

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