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Salvezza della provincia appesa a un doppio filo: quello delle lobby teorizzato dall’onorevole Paniz e l’ordine del giorno redatto dal professor De Martin

Le scommesse sono aperte. In palio c’è la sopravvivenza della provincia di Belluno, affidata a due azioni politiche emerse questa mattina nel corso dell’incontro dei sindaci durato circa due ore, al centro Giovanni 23mo di Belluno, su iniziativa dei tre consiglieri regionali Bond, Reolon e Toscani.

Secondo l’onorevole Maurizio Paniz, la sopravvivenza della provincia può essere garantita da un sistema di relazioni personali e quindi dalla pressione di una lobby sul governo centrale.

Il professor Gian Candido De Martin Topranin, invece, ha redatto un ordine del giorno nel quale sono contenute le varie ragioni (specificità, conformazione, estensione ecc. vedi fondo pagina) per le quali la provincia di Belluno deve rimanere in vita. Il documento, che verrà inviato alla Conferenza Stato-Regioni, alla Regione del Veneto e al Governo nazionale, ha trovato l’adesione della maggioranza dei sindaci.

Staremo a vedere se la “luccicanza politica” dell’onorevole Paniz è ancora efficace. Come cinque anni fa, quando il principe del Foro bellunese estrasse dal cappello magico il nome di un politicamente sconosciuto Antonio Prade, piazzandolo diritto a Palazzo rosso, polverizzando le previsioni della sinistra.

Oppure se sarà l’ordine del giorno confezionato dall’illustrissimo professor De Martin e sottoscritto dai sindaci a modificare le determinazioni del governo. O se invece il documento altro non farà che accodarsi alle 10, 100, 1000 richieste analoghe. In ogni caso, avrà dato l’illusione al popolo che i sindaci hanno fatto tutto quanto era in loro potere e dovere fare. Ossia chiedere con i mezzi democratici a disposizione la salvezza del loro territorio, senza però esporsi esageratamente. Come sarebbe accaduto se fosse stata accolta la “proposta Bampo” di dimissioni in blocco.

Al di là di come andrà a finire questa inquietante storia della provincia, registriamo che per la prima volta un’assemblea di politici appartenenti a varie formazioni, hanno dato l’impressione di unità. E questo potrebbe essere il preludio di una “coalizione Dolomitica” che superi gli schieramenti, sul modello dell’Svp Südtiroler Volkspartei (Partito Popolare Sudtirolese).

“Una bella pagina per il Bellunese. La stragrande maggioranza dei sindaci è compatta e ha dimostrato di volere una provincia unita e forte della sua specificità”, hanno dichiarato i consiglieri regionali bellunesi Dario Bond (Pdl), Sergio Reolon (Pd) e Matteo Toscani (Lega nord). I sindaci bellunesi si sono impegnati a portare nei rispettivi consigli comunali l’ordine del giorno sull’unitarietà della provincia predisposto nei giorni scorsi dai tre consiglieri regionali bellunesi con l’aiuto del professor Gian Candido De Martin.

Alla riunione erano presenti 59 sindaci per 62 amministrazioni rappresentate (c’era chi aveva la delega del collega). Assenti Rocca Pietore – che però aveva anticipato la sua intenzione di votare a favore dell’odg – Sospirolo, San Pietro di Cadore, Puos d’Alpago, Forno di Zoldo, Fonzaso e Alleghe. I comuni a essersi astenuti invece sono Cortina d’Ampezzo, Sovramonte, Calalzo, Sappada e Lamon. Nessun comune contrario.

Roberto De Nart

ODG unità della Provincia di Belluno

I rappresentanti dei Comuni bellunesi, riuniti oggi 31 agosto 2012 a Belluno, insieme ai Consiglieri regionali bellunesi e ai Parlamentari italiani bellunesi

– valutato con molta preoccupazione il grave rischio che – in sede di attuazione di quanto previsto in ordine al riordino delle Province dall’art. 17 del DL 95/2012, convertito con L.135/2012, e dalla conseguente Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio scorso – venga messa in discussione l’unità della Provincia di Belluno, stante la popolazione inferiore alla soglia dei 350.000 abitanti stabilita dal suddetto atto governativo;

– sottolineato anzitutto con forza che l’unità della nostra Provincia, tenuto anche conto di quanto previsto dagli artt. 5 e 133 della Costituzione, non può essere modificata in nome di astratti criteri demografici in contrasto con il sentimento di storica appartenenza alla comunità provinciale di (tutte) le popolazioni locali ivi residenti, che si riconoscono nella Istituzione territoriale autonoma che rappresenta tale unità;

– considerato che in ogni caso il mantenimento dell’attuale ambito territoriale provinciale si giustifica ampiamente per le seguenti inoppugnabili ragioni:

1) si tratta di una Provincia totalmente montana, con evidenti specificità sia in ordine al rapporto tra territorio (ampio) e popolazione insediata (oggettivamente e di necessità assai più ridotta rispetto ad aree non montane), sia con riguardo all’assetto delle infrastrutture e ai servizi pubblici che ne debbono assicurare vita e collegamenti;

2) si tratta di un territorio con peculiari esigenze di autonomia e autogoverno, a maggior ragione perchè contiguo con due Regioni speciali, con conseguenti squilibri socio-economici, che richiedono anche un rafforzamento dell’unità provinciale rispetto ai rischi di disgregazione;

3) la Regione del Veneto ha espressamente riconosciuto nel proprio recente statuto la condizione particolare della Provincia di Belluno come ineludibile punto di riferimento istituzionale, anche per gli enti locali del territorio (art.15, comma 5), vincolandosi a rafforzarne l’autonomia in una serie di campi significativi, a vario titolo connessi con le esigenze della popolazione residente e la realtà transfrontaliera;

– rilevato che per la bassa densità abitativa della provincia di Belluno, superficie circa 3.700 km2 ed abitanti 215.000 arr., per rispettare il parametro popolazione della Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio scorso (350.000 ab) sarebbe necessario aumentare l’estensione a 6.000 km2 (!) pari ad un terzo dell’intera regione (!) evidenziando così la non congruità di correlazione tra i due parametri in situazioni particolari quali quelle dei territori interamente montani;

– dato atto che per la superficie del Veneto, di circa 18.400 km2, sono compatibili mediamente le 7 province esistenti rispetto il parametro estensione della Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio scorso (2.500 km2) e che comunque quella di Venezia deve trasformarsi in area metropolitana con quindi una riduzione rispetto la situazione attuale;

– dato atto che per la popolazione del Veneto, di circa 5.000.000 di abitanti, sarebbero possibili 14 province rispetto il parametro popolazione della Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio scorso (350.000 ab) cioè il doppio di quelle esistenti e che comunque quella di Venezia deve trasformarsi in area metropolitana con quindi una riduzione rispetto la situazione attuale;

– evidenziato che la provincia di Belluno fa parte del club dei 15 cioè le quindici provincie italiane più industrializzate secondo questi criteri:

alto reddito (20 000 euro per abitante – primo quartile per l’Italia);

contributo dell’industria (comprese costruzioni) al valore aggiunto superiore al 35% – la UE 25 ha una media del 29% (Italia 28%) ed individua la soglia dei territori industriali al 30%;

quota dell’occupazione industriale superiore al 40% – la UE 25 ha una media del 27% (Italia 31%).

smentendo così la nomea di provincia povera ed arretrata tecnologicamente e che anzi una modifica territoriale sconvolgerebbe drasticamente e negativamente il delicato equilibrio che si è venuto a creare nel tempo;

– apprezzando in modo particolare e ritenendo significativo che è stato accolto come raccomandazione in Senato in sede di conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, l’ordine del giorno che impegna il Governo a valutare di estendere alle Province interamente montane, come quella di Belluno, la deroga e di farle salve ai sensi del comma 2 articolo 17;

– rivendicando il ruolo che deve essere riservato ai Comuni, in base all’art.133 della Costituzione, per le ipotesi di modifica di territori provinciali;

all’unanimità determinano di:

– sollecitare la Conferenza Regioni-Enti locali del Veneto a tener conto di quanto sopra considerato, esprimendo in conseguenza un parere in sintonia, in cui sia espressamente salvaguardata l’unità della Provincia di Belluno;

– chiedere comunque alla Regione del Veneto di essere coerente con il proprio statuto, facendo valere il diritto della Provincia di Belluno di mantenere la sua unità, anche in deroga al criterio demografico indicato dal Consiglio dei Ministri, impegnando in tal senso i Consiglieri regionali ed in particolare quelli bellunesi;

– sollecitare il Governo nazionale a provvedere in conformità a quanto qui evidenziato rispettando anche la raccomandazione accolta in sede di conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 ed in premessa richiamata, impegnando i Parlamentari nazionali della Regione Veneto ed in particolare quelli bellunesi ad appoggiare tale richiesta;

– invitare tutti i Comuni bellunesi a far proprio questo documento in una seduta straordinaria a breve dei Consigli comunali, trasmettendolo tempestivamente alla Conferenza Regione-Enti locali e a Giunta e Consiglio regionale del Veneto.

Comune

Agordo

Alano di Piave

 

 

Alleghe

 

 

Arsie’

 

 

Auronzo di Cadore

 

 

Belluno

 

 

Borca di Cadore

 

 

Calalzo di Cadore

 

 

Canale d’Agordo

 

 

Castellavazzo

 

 

Cencenighe Agordino

 

 

Cesiomaggiore

 

 

Chies d’Alpago

 

 

Cibiana di Cadore

 

 

Colle S. Lucia

 

 

Comelico Superiore

 

 

Cortina d’Ampezzo

 

 

Danta di Cadore

 

 

Domegge di Cadore

 

 

Falcade

 

 

Farra d’Alpago

 

 

Feltre

 

 

Fonzaso

 

 

Forno di Zoldo

 

 

Gosaldo

 

 

Lamon

 

 

La Valle Agordina

 

 

Lentiai

 

 

Limana

 

 

Livinallongo del Col di Lana

 

 

Longarone

 

 

Lorenzago di Cadore

 

 

Lozzo di Cadore

 

 

Mel

 

 

Ospitale di Cadore

 

 

Pedavena

 

 

Perarolo di Cadore

 

 

Pieve d’Alpago

 

 

Pieve di Cadore

 

 

Ponte nelle Alpi

 

 

Puos d’Alpago

 

 

Quero

 

 

Rivamonte Agordino

 

 

Rocca Pietore

 

 

San Gregorio nelle Alpi

 

 

San Nicolo’ di Comelico

 

 

San Pietro di Cadore

 

 

Santa Giustina

 

 

San Tomaso Agordino

 

 

Santo Stefano di Cadore

 

 

 

San Vito di Cadore

 

 

Sappada

 

 

Sedico

 

 

Selva di Cadore

 

 

Seren del Grappa

 

 

Sospirolo

 

 

Soverzene

 

 

Sovramonte

 

 

Taibon Agordino

 

 

Tambre

 

 

Trichiana

 

 

Vallada Agordina

 

 

Valle di Cadore

 

 

Vas

 

 

Vigo di Cadore

 

 

Vodo Cadore

 

 

Voltago Agordino

 

 

Zoldo Alto

 

 

Zoppe’ di Cadore

 

 

 

 

Consiglieri regionali

 

Bond

 

 

Reolon

 

 

Toscani

 

 

 

 

Parlamentari

 

Gidoni

 

 

Fistarol

 

 

Paniz

 

 

Vaccari

 

 

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