
A seguito delle note vicende giudiziarie del direttore Martino, il movimento indipendentista Pab formula alcune proposte di riforma giuridica del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi.
Il PAB (Provincia Autonoma Belluno), storico Movimento politico indipendentista ed autonomista – si legge nella nota – ha doverosamente inserito la questione: “Sorti del Parco delle Dolomiti bellunesi” nella propria agenda programmatica. L’istituzione del Parco, seppur suggestionato anche dalle aspirazioni di alcuni bellunesi, ha infatti chiaramente rappresentato, a suo tempo, un momento in cui l’Autonomia e l’Autodeterminazione della nostra gente furono, a grandi linee, calpestate da decisioni assunte altrove. Per conto del PAB un gruppo di lavoro interno (Vidori Massimo-Ponte Alpi, Rasera Berna Andrea-Belluno e De Bacco Sergio-Feltre) provvederà ad incontrare e confrontarsi con le Amministrazioni civiche coinvolte nel Parco, nonché con le Associazioni e gli Enti interessati (Provincia “in primis”) per valutare, a distanza di alcuni anni, la validità delle scelte di allora. I giudizi ed i suggerimenti giunti dal momento dell’intervento pubblico dell’on. Bampo (volto all’abolizione dell’ente Parco), hanno portato alla formulazione di almeno 3 opzioni su cui lavorare per arrivare ad una concreta proposta di revisione dell’istituzione che escluda, ovviamente, l’ipotesi di lasciare le cose allo stato attuale:
1) Trasformazione del Parco Nazionale in Parco Regionale. Questa soluzione porta ad un percorso abrogativo di norme nazionali e, conseguentemente ad una serie di processi istitutivi di norme regionali che necessitano di discussioni politiche, accordi di vario genere, tavoli di lavoro ecc. ecc.
2) Scioglimento del Parco stesso e dell’ente di gestione con opportuno provvedimento legislativo, oppure attraverso un emendamento ad una qualsiasi legge di bilancio o di natura ambientale che transiti in Parlamento (con riallocazione dei finanziamenti e dei dipendenti).
3) Mantenimento del Parco a carattere nazionale, sciogliendo solo l’Ente di gestione (carrozzone politico). In tal caso possiamo prevedere di assegnare la gestione, con i relativi finanziamenti statali e con gli attuali operatori dipendenti dell’ente, alla nostra Amministrazione Provinciale. I già annunciati tagli finanziari dello Stato sarebbero compensati dal risparmio derivante da un opportuno e razionale utilizzo degli uffici tecnici provinciali. La Provincia, provvederebbe alle proposte di revisione dei confini , di migliorie normative, di aggiornamento e modifica delle convenzioni e dei protocolli, come da più parti avanzato.
Il PAB, ovviamente, si rende sin da ora disponibile a valutare opzioni integrative, complementari o alternative (purchè sempre confermative del diritto di pronunciazione dei bellunesi), che dovessero eventualmente essere avanzate e che trovassero larghi consensi tra amministratori, associazioni e tra i cittadini stessi.
Si invitano le associazioni agricole, imprenditoriali in genere, sindacali, ambientaliste, di cacciatori, e quanti altri volessero intervenire in questa iniziativa di abolizione o revisione del Parco o anche solo dell’Ente Parco, a prendere contatto con il PAB inviando una mail a: pab.mov@libero.it
Terminati gli incontri programmati dal Gruppo di lavoro e dai soggetti che a questo si saranno aggiunti e, sentiti i medesimi, il direttivo PAB esprimerà la valutazione politica se procedere con: A) una consultazione referendaria, B) un’iniziativa legislativa o C) una petizione popolare, D) altro.



Gruppo di lavoro PAB (Provincia Autonoma Belluno) per il Parco. – Vidori M., De Bacco S., Rasera Berna A.
