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Un Di Caprio ruspante al bar

dolomiti-280x180Era da un po’ che non tornavo qui tra le vette bellunesi; la città mi ha stretta a sé tra il gelo dicembrino e le nebbie che ancora imperversano in pianura. Ma ora eccomi di nuovo qui. La montagna a dire il vero non mi ha mai abbandonato: l’ho ricordata e forse rimpianta giorni fa, mentre ero nella sala buia di un cinema – il mio solito multisala di periferia – dove preferisco andare per così dire in incognito, cappotto scuro, berretto e bavero alzato. Ho visto un film in cui neve, freddo e natura selvaggia la fanno da padroni. Una bella pellicola di Inarritu, un regista messicano ormai noto non solo tra i cinefili, per film quali 21 grammi, Babel, Birdman ed ora appunto Revenant, basato sull’omonimo romanzo del 2003 e parzialmente ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass, vissuto tra Sette e Ottocento. Un film che fa sognare le donne, dicono, perché vi è un Leonardo di Caprio eccezionale, ma anche gli spettatori appassionati di natura e di paesaggi che qui sono meravigliosi. E’ la montagna del sogno americano, dei boschi fitti e altrettanto impenetrabili del Canada e dei panorami desolati della Terra del Fuoco in Argentina. Dallo schermo mi pareva uscisse il gelo, quel freddo pungente che solo adesso ritrovo al solo alzare gli occhi verso le vette o nel vedere chi torna infreddolito e rosso in volto dalle escursioni.
Ma me ne sto qui seduta al calduccio del bar, tra una cioccolata e un vin brulé a chiacchierare con la mia amica L* che abita qui e spesso sopporta le mie confidenze. Entra un giovanotto alto e robusto, che appena toglie il berretto e diviene riconoscibile pare proprio Di Caprio. No non sono al cinema, quello era la settimana scorsa: dico tra me e me ed intanto chiedo alla mia amica di darmi un pizzicotto. Mi guarda esterrefatta ma le dico: “sì sì, dammelo dai!!” Lei lo fa, non capendo, ma sa che ogni tanto dico o faccio delle stranezze che lei non comprende.
Il giovane mette sulla sedia la sua pelliccia di orso, appoggia lo zaino fatto di pelle: ecco ha qualche livido sul volto, la maglia strappata, le scarpe intrise di sangue. Sì è proprio Di Caprio. Ha i suoi capelli biondi lunghi sulle spalle, occhi chiari profondi e furbetti, sguardo penetrante che mi “gela” quando guarda verso il nostro tavolo. Si avvicina pare proprio che venga verso di me. Mi prende un brivido che mi raggela, ma scopro che è dovuto al solito cafone che entra e lascia la porta aperta ed è entrata una ventata di freddo. Di Caprio mi passa accanto e imbocca il corridoio che porta alla toilette: “beh poi tornerà” – dico alla mia amica che nel frattempo si è distratta leggendo le news del giorno sul mio tablet.
Dopo pochi minuti lui rientra e al banco del bar chiede un bicchierino di grappa, dice anche la marca, la migliore che c’è nel mercato. “Vedi che è uno che se ne intende? uno di quegli uomini duri che non si trovano più: una grappa alle 10 del mattino, solo pochi se la possono permettere…” dico alla amica sempre più meravigliata.
Non ho il coraggio di avvicinarmi e attendo che lui faccia qualcosa. Ma si siede lontano dal mio tavolo, quasi in ombra sul fondo del bar. L* mi dà un altro pizzicotto, ma il “sogno” non si infrange ed io sono ancora tra le nevi nei boschi fitti, infreddolita e spaventata dal passaggio degli indiani Ree da cui mi ha difesa il mio eroe.
All’entrata improvvisa di un gruppo di sciatori, dallo spiccato accento romano e che cominciano a vociare con un tono sopra la media, rientro nella realtà. Mi guardo intorno e cerco la star del cinema, il divo in odore di Oscar (meritatissimo). Trovo invece un signore tedesco ormai sulla cinquantina; capelli biondi sì, ma pochi, con riporto e misti al grigio incipiente, occhi azzurri sì, ma coperti da un paio di occhialoni dalle lenti spesse. La grappa? Qualche bicchiere di troppo e quando lo sento parlare col barista, non fa che balbettare, in evidente stato di ebbrezza.
Il sogno cinematografico si è dissipato. Fuori nel frattempo il cielo si è coperto e comincia a scendere qualche fiocco di neve. Ma resta la pellicola, uno delle più belle da vedere che immortalano la montagna e la natura in tutta la sua forza, quella natura che ovunque, ma specie quassù andrebbe rispettata, protetta, amata.

Bruna Mozzi

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