Oggi in tutte le piazze del Veneto e d’Italia, gli studenti della Rete degli Studenti Medi insieme agli universitari dell’UDU, hanno colorato le piazze e le strade della città con slogan, idee e proposte perché la Grande Bellezza di questo Paese sono la Scuola e le Università e tutti gli altri luoghi che gli studenti vivono quotidianamente.
Tommy Ruzzante, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto dichiara “Siamo scesi in piazza perché le scuole continuano a vivere una condizione precaria, la didattica non è più adeguata a formare i cittadini del domani, il sistema del diritto allo studio non è in grado di permette a tutti di assolvere anche solo l’obbligo scolastico” e conclude “Le nostre città continuano a non essere veramente a misura di studente, i servizi sono precari ed è inaccettabile”.
Gli studenti medi ribadiscono la necessità di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, riforma dei cicli, potenziamento e accesso dei servizi, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, una maggiore rappresentanza degli studenti all’interno degli organi collegiali della scuola.
A Padova, Vicenza, Mirano sono stati oltre 1000 gli studenti presenti stamattina, a Treviso oltre 500, Verona oltre 450 insieme a Castelfranco, circa 300 a Venezia e 250 a Belluno e a Conegliano oltre 150 e un centinaio a Rovigo.
Gli studenti chiedono scuole migliori, stabili sicuri, più spazi di aggregazione dove svolgere attività didattiche ed extrascolastiche insieme, confrontandosi tra i diversi istituti.
“Per questo oggi, la Rete Studenti Medi Belluno ha concluso il corteo al Parco delle Gabelli con oltre 300 studenti. L’hashtag #grandebellezza simboleggia appunto gli studenti in primo luogo, e tutti i luoghi che a Belluno potrebbero essere utilizzati a favore degli studenti”- dichiara Serena Jessica Prota, membro dell’esecutivo provinciale- “Siamo orgogliosi di aver avuto partecipazione anche all’assemblea pubblica e ai laboratori creativi post-corteo che ha dimostrato che non erano qui solo per perdere un giorno di scuola ma perché credono in un futuro scolastico migliore che parte proprio da loro!”
