“Meglio mettere le cose in chiaro fin da ora. Se Trenitalia o chi per essa non modificherà la bozza di orario cadenzato alla luce dell’articolo 38 della legge finanziaria regionale del 2013 si aspetti un ricorso al Tar coi controfiocchi, anche se non è da escludere una denuncia penale per interruzione di pubblico servizio”.
A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera alla dirigenza regionale di Trenitalia e per conoscenza anche al Governatore del Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso: “In queste settimane continuo a sentire le lamentele di tanti pendolari giustamente preoccupati per le ripercussioni che l’orario cadenzato potrebbe avere sul trasporto da e per il Bellunese, ripercussioni che sono stato il primo a denunciare dopo aver letto la bozza predisposta dal tavolo di lavoro istituito dalla Regione ancora nel dicembre scorso. Allo stesso tempo sono a conoscenza che Trenitalia per prima sta facendo finta che l’articolo 38 della legge Finanziaria da me voluto con forza non esista”.
“Bene, rinfresco loro la memoria: l’articolo 38”, illustra Bond, “afferma molto semplicemente che il nuovo orario cadenzato non potrà avere effetti negativi sul Bellunese e che i livelli di servizio erogati dovranno essere quelli del 31 dicembre 2012. Allo stesso tempo si prevede un apposito capitolo di spesa”.
“Questo significa”, rimarca l’esponente del Pdl, “che non ci dovranno essere tagli di corse né tanto meno rivoluzione orarie come invece avrebbe voluto il tavolo di lavoro che ha steso la bozza di orario cadenzato, orario che – va detto – è cucito addosso alle linee elettrificate. Chi non ha il privilegio di avere la linea elettrificata ripiomba ancora di più nel Medioevo”.
Bond, che in questi mesi si è confrontato con pendolari e tecnici, porta un esempio su tutti: “Chi parte adesso da Belluno alle 6,10 e arriva a Venezia alle 8 e 5 minuti, con il nuovo orario vedrebbe aumentare la durata del viaggio di quasi mezz’ora. Si partirebbe infatti alle 5,50 circa per arrivare alle 8,15 con un punto di rottura a Conegliano della durata di 19 minuti. Un’odissea ingiusta e snervante che si ripeterebbe per ogni corsa. Non lo dobbiamo e non lo possiamo permettere”.
“L’emendamento che ho voluto in Finanziaria è legge a tutti gli effetti con la conseguenza che una semplice delibera amministrativa non lo può derogare. Chiaramente se qualcuno farà orecchie da mercante, se ne dovrà assumere le responsabilità anche di fronte a un giudice. C’è ancora tempo per ritagliare una soluzione addosso al Bellunese e all’Alto Veneto più in generale: lo si faccia presto perchè un pendolare che parte da Ponte nelle Alpi deve avere gli stessi diritti di chi parte da una città della pianura. Entrambi sono cittadini italiani ed entrambi pagano il biglietto parametrato a seconda della fascia chilometrica”.
“Ricordo poi a Trenitalia che se passa la linea finora emersa è anche ravvisabile il reato di interruzione di pubblico servizio. La tratta Belluno-Venezia non può avere tempi di percorrenza più lunghi della tratta Venezia-Roma, per quanto si tratti di alta velocità. Su questo punto sono pronto a dare battaglia e con me tanti pendolari che in questi anni mi hanno segnalato disservizi, disguidi e storie quotidiane di ordinario ritardo”.
“In ultima battuta chiedo a tutti – cittadini, enti locali, media, pendolari – di fare davvero squadra. La mobilitazione dovrà essere continua da qui all’entrata in vigore del nuovo orario. Chi sta redigendo questo nuovo regime dovrà sentirsi il fiato sul collo di un’intera comunità”, conclude Bond. “Il diritto alla mobilità di chi vive in zone periferiche e già di per sé difficili non può essere calpestato”.
