Dal 31 maggio al 02 luglio al bar Insolita storia di via Zuppani 10 a Belluno, le tele di Andrea Forti. Andrea Forti nasce a Belluno nella primavera 1981 – dove vive ed opera – da madre ladina e padre romagnolo. Ha studiato Architettura a Venezia, dove ha iniziato a coltivare la sua passione per le varie forme d’espressione artistica, in un crescendo di personalissime sperimentazioni. D’indole eclettica ed autodidattica, infedele a generi, tecniche e stili, ha comunque partecipato a vari eventi e simposi artistici, aprendosi a livello nazionale. Sta terminando la prima parte del suo percorso: la ricerca e lo studio dei linguaggi, non certo la ricerca di uno stile. Ma la sua arte è già intrisa nell’espressività totale che cerca sempre di distribuire spontaneamente nelle forme, alla ricerca di quella forza artistica sottolineata dal definirsi di luci ed ombre, dove gli impatti visivi e tattili vengono traslati nell’ambito percettivo degli stati d’animo.
riguardo la ricerca pittorica esposta, così si era espresso: “…da qualche tempo ho iniziato ad imbrattare qualche tela. Alla ricerca di una tecnica che meglio riesca a rappresentare – o rappresentarmi – la desolazione che continuo a percepire nel mondo tutto. Rapito dal ritratto psicologico, medito ad occhi sbarrati su immagini di volti che già contengano il germe di questa, pur nella fiera umana compostezza, anche immagini da rivista patinata tipo vogue etc.. e inizio a stendere colore sulla tela precedentemente annerita in acrilico, mescolando bianco e nero nell’olio, tirando fuori l’immagine dalle tenebre del fondo, e arrivando a concluderla con pennellate di bianco totale, luce piena che macchia il volto, che esaspera, rende visibile. meditabonde melancoliche desolazioni. Propulsione ad incitare, nel coinvolgimento emotivo, la riflessione introspettiva, figlia diretta di questo sentimento, della sensibilità e della capacità di studiare il mondo con gli occhi del cuore. Pura zampillante ricerca d’intime nuove prospettive. E’, più semplicemente, una pittura di stomaco…”
