Belluno, 14/05/2026 – È arrivato il momento di fare chiarezza. Il dibattito sugli alberi di via Feltre, sui prossimi interventi in viale Fantuzzi e sugli abbattimenti già avvenuti non può essere ridotto alla solita contrapposizione tra chi vuole “fare i lavori” e chi, invece, verrebbe accusato di opporsi al cambiamento o di fare “strumentalizzazione politica”.
Il punto è un altro: serve coerenza tra gli obiettivi ambientali, sociali e urbani che il Comune dichiara e le scelte concrete che poi approva sul territorio.
Già nel Documento unico di programmazione il Comune indica “sostenibilità ed economia verde” tra i “Valori cui si intende ispirare la visione della città”, assumendo come “Punto di forza da cui partire” un “ambiente naturale integro”. Ma è soprattutto leggendo la Strategia integrata di sviluppo urbano sostenibile dell’Area urbana di Belluno (SISUS), approvata con Decreto regionale n. 213 del 14 dicembre 2023, che emerge tutta la contraddizione di questa Giunta.
La SISUS, percorso già avviato dalla precedente Amministrazione ma approvato da quella nuova in co-progettazione con la Regione Veneto, prevede diversi interventi infrastrutturali con l’obiettivo di creare aree più green, digitali, attrattive e inclusive al fine di affrontare le sfide economiche, ambientali, climatiche, sociali e demografiche delle aree urbane coinvolte.
Tale strategia non descrive Belluno come un’area con “fin troppo verde”. Al contrario, evidenzia una carenza precisa di verde urbano nella provincia di Belluno fornendo un dato che distingue chiaramente il verde paesaggistico che circonda Belluno dal verde urbano realmente disponibile dentro la città. Lo stesso dato, aggiornato e riferito alla sola area urbana della città di Belluno mostra oggi numeri ancora inferiori alla media regionale e nettamente inferiori rispetto alla media del nord-est.
Viene dunque da chiedersi: quando il Sindaco cita il buon risultato nella classifica dei Comuni con il maggior numero di “Alberi in area pubblica”, tiene conto che la stragrande maggioranza di essi non appartengono al contesto cittadino bensì a zone boschive comunali comprese territorio del Comune ma distanti dall’ambito urbano?
Come mai non si preoccupa di frenare la narrazione distorta sul verde cittadino che, anzi, appare alimentata pure dalla maggioranza in consiglio comunale (es. dibattito su via Feltre: “Avremo meno alberi? Beh, mi pare che in città gli alberi non manchino”)? E’ consapevole che è proprio nelle aree urbane che il numero di alberature fa la differenza, data anche la loro capacità di contrasto all’inquinamento?
In estrema sintesi: il Sindaco conosce i progetti approvati dalla sua stessa Amministrazione?
La SISUS ben dimostra come non sia corretto sovrapporre il verde paesaggistico che circonda Belluno al verde urbano realmente disponibile e accessibile nei luoghi di vita quotidiana, né considerare gli alberi maturi presenti in città come automaticamente compensati dal contesto naturale circostante.
E infatti, anche sul tema della qualità dell’aria, la SISUS restituisce un quadro tutt’altro che rassicurante. Il documento definisce la qualità dell’aria dell’Area urbana “in sofferenza” e richiama le stime INEMAR sulle emissioni di PM10 e PM2.5: per il PM10 Belluno e Borgo Valbelluna raggiungono la fascia 100-200 t/anno, mentre per il PM2.5 il Comune di Belluno viene collocato nella fascia 100-200 t/anno tra i comuni che “spiccano negativamente”, con una variazione del +6% nel periodo considerato.
Se oggi alcuni indicatori sembrano mostrare un miglioramento, il dato va letto con estrema cautela: non solo perché le emissioni di PM2.5 risultavano già in aumento, ma perché ogni progresso sul piano della qualità dell’aria rischia di essere concretamente indebolito, se non vanificato, dalla rimozione massiccia e simultanea di alberature mature in ambito urbano come quella già iniziata e prospettata da questa Amministrazione.
È ancora la SISUS a collegare direttamente verde urbano e salute pubblica, affermando che “L’elevata esposizione della popolazione residente nell’area urbana ai fattori inquinanti dell’aria […] ha impatti negativi soprattutto sulle fasce deboli dei residenti, come anziani, bambini e persone affette da patologie. Incrementare la presenza di aree verdi può contrastare tale problematica.”
Dunque gli alberi urbani non sono arredo, né ostacoli alla modernizzazione: sono infrastruttura ambientale, sanitaria e sociale.
Sempre la SISUS afferma che “L’inquinamento atmosferico, e quindi la qualità dell’aria, possono ricevere delle ricadute positive dalle infrastrutture verdi eco-sistemiche” e che “L’aumento delle aree verdi e la piantumazione di nuovi alberi in ambito urbano porta a un generale miglioramento della qualità dell’aria”.
Ci sembra molto chiaro: l’obiettivo dichiarato da questa strategia è aumentare le aree verdi e piantare nuovi alberi in ambito urbano. Non abbattere alberi maturi già esistenti, soprattutto se non tutti malati o pericolosi.
Per questo non è corretto presentare ogni abbattimento del patrimonio arboreo cittadino come un miglioramento ambientale solo perché accompagnata da sostituzioni. La sostituzione non è, di per sé, incremento (anche perché, al di là dei numeri, bisogna vedere cosa è stato abbattuto e con cosa è stato sostituito!). E un albero adulto non equivale a una giovane pianta appena messa a dimora: ombra, intercettazione delle polveri, mitigazione del calore e del rumore, biodiversità, continuità ecologica e qualità dello spazio pubblico non sono immediatamente compensabili.
Ecco perché la SISUS richiama anche la necessità di rafforzare il tessuto ecologico urbano, ricordando che “L’Area Urbana necessita uno sforzo maggiore in termini di mantenimento dell’efficienza della rete ecologica locale”, specialmente “nelle aree a maggior densità abitativa”. Se un filare urbano esiste già e svolge una funzione ecologica, climatica e paesaggistica, la priorità dovrebbe essere rafforzarlo, non eliminarlo senza un bilancio ambientale chiaro e verificabile. Una città più attrattiva non si costruisce impoverendo il verde urbano – specialmente nel 2026 quando esistono soluzioni ingegneristiche moderne in grado di conciliare l’esigenza di sicurezza pedonale con quella di tutela del valore ambientale e paesaggistico degli alberi maturi – ma migliorando accessibilità, sicurezza e qualità degli spazi pubblici senza perdere alberature mature.
Proprio per questo appare contraddittorio da parte di questa Amministrazione partecipare a una strategia che individua nella carenza di verde urbano, nella qualità dell’aria, nella biodiversità, nei servizi ecosistemici e nella tutela delle fasce fragili alcuni temi centrali, e poi alimentare la narrazione secondo cui a Belluno “abbiamo fin troppo verde”, come se il verde attorno alla città potesse sostituire gli alberi nelle strade, nei quartieri e nei luoghi vissuti quotidianamente.
Il caso di via Feltre, pur non rientrando direttamente nella SISUS, va letto dentro questa stessa visione di città. L’abbattimento di alberi maturi lungo una strada cittadina non può essere liquidato come un dettaglio tecnico o estetico.
Lo stesso vale per viale Fantuzzi, per piazzale Vittime di via Fani e per quanto già accaduto al cimitero di Prade. Sono oramai molte le aree coinvolte dagli abbattimenti, non si tratta di poche sostituzioni puntuali ma di una trasformazione estesa del sistema alberato in un’area urbana molto trafficata. Il danno ambientale è immediato, la compensazione è lenta e incerta.
Occorre quindi chiarezza: quanti alberi erano o sono realmente malati o pericolosi? Quanti rimossi per ragioni progettuali, estetiche o di uniformità? Qual è il saldo finale in termini di verde urbano, copertura arborea, biodiversità, ombra, permeabilità e servizi ecosistemici?
È significativo quanto avvenuto al cimitero di Prade. Rispondendo a un quesito della consigliera Bavasso sulla VTA e sulla condizione delle 200 piante abbattute, l’allora assessore Roccon spiegò che la malattia fungina era in progressione e che, per precauzione, sarebbero state sostituite tutte le piante, anche quelle sane. Aggiunse poi che la scelta veniva assunta anche “a fini estetici per evitare diversità di dimensione visto il valore ‘monumentale’ dell’ambito”. Purtroppo, le giovani tuie piantate alla fine del 2024 non appaiono oggi né in salute, né esteticamente gradevoli.
Ma soprattutto, il passaggio appena citato dimostra quanto sia importante distinguere tra abbattimenti realmente necessari per ragioni fitosanitarie o di sicurezza e sostituzioni motivate anche da valutazioni progettuali o estetiche. Presentare ogni rimozione come inevitabile o automaticamente coerente con obiettivi ambientali rischia di porsi in contrasto con la logica della SISUS, che richiama invece l’incremento del verde urbano, il rafforzamento delle infrastrutture verdi, la tutela della biodiversità e la sostenibilità delle scelte pubbliche.
Non si tratta, quindi, di bloccare la riqualificazione della città. Anzi: siamo tutti d’accordo che via Feltre necessiti di un intervento e soprattutto vada messa in sicurezza (lo segnalammo per primi in consiglio comunale nel 2023) ma rimaniamo convinti che un processo partecipato avrebbe consentito di trovare soluzioni più sostenibili e più coerenti con gli obiettivi che la città stessa dichiara: più verde urbano, più salute, più biodiversità, più spazi vivibili e più protezione per le persone fragili.
La SISUS non può essere usata come cornice positiva quando si parla di sostenibilità e poi dimenticata quando si approvano interventi che riducono il patrimonio arboreo maturo. Belluno non ha bisogno di una narrazione rassicurante sul fatto che “tanto siamo già nel verde”. Ha bisogno di una politica urbana coerente, trasparente e capace di riconoscere che gli alberi in città sono parte essenziale della qualità della vita. Ha bisogno di una politica che guardi davvero, e non soltanto a parole, ad un futuro sostenibile.
Gruppo Insieme per Belluno Bene Comune
