“Partecipazione ridotta a mera chiacchiera”. I gruppi di minoranza denunciano un “vizio d’origine” nel regolamento che svuota di potere i rappresentanti locali.
Belluno, 07/04/2026 – Quello che doveva essere il fiore all’occhiello della partecipazione cittadina si sta trasformando, mese dopo mese, in un esercizio di frustrazione. Il malessere dei capi frazione di Belluno non è più solo un sussurro tra i corridoi di Palazzo Rosso, ma diventa oggi una denuncia politica netta firmata dai consiglieri di opposizione Francesco Rasera Berna, Riccardo Samaria, Teresa Cassol e Anna Candeago.
Un “vizio d’origine”
Secondo le opposizioni, il problema non è solo politico, ma strutturale. Alla base dell’istituzione delle frazioni ci sarebbe un “vizio d’origine” scritto nero su bianco in un regolamento che non concede alcun potere reale. I rappresentanti del territorio, eletti con l’auspicio di dare voce alle periferie, si trovano oggi in una sorta di limbo istituzionale:
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Zero consultazioni: Nessun obbligo per l’amministrazione di richiedere pareri sulle scelte urbanistiche.
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Scollegamento totale: Mancanza di un ponte diretto con il Consiglio Comunale.
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Bilancio blindato: Impossibilità di influire sulle politiche di spesa e sugli investimenti che riguardano i propri territori.
La democrazia del “sentito dire”
“L’ascoltare è diventato mera chiacchiera”, scrivono duramente i consiglieri di Insieme per Belluno Bene Comune, Valore Comune, Partito Democratico e Belluno D+. L’accusa è quella di aver creato una cornice democratica priva di quadro: tavoli di confronto che non decidono nulla e richieste che cadono nel vuoto di un’amministrazione definita “sorda”.
Il rischio, sottolineano i firmatari del comunicato, è che questa gestione possa uccidere la cittadinanza attiva per i prossimi anni. Chi si è messo in gioco per la propria frazione, dedicando tempo ed energie, si ritrova oggi “bistrattato”, con il pericolo concreto di un allontanamento definitivo dei cittadini dalla gestione della cosa pubblica.
Le proposte inascoltate
L’opposizione ricorda come, in fase di stesura del regolamento, fossero stati presentati emendamenti (poi bocciati) per permettere ai capi frazione di:
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Partecipare attivamente alla formazione del bilancio preventivo.
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Indicare priorità di investimento e ipotesi di sviluppo territoriale.
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Verificare i risultati in un dibattito aperto con i rappresentanti del Comune.
L’appello ai rappresentanti locali
Di fronte a quella che viene descritta come “demagogia”, i gruppi di minoranza passano al contrattacco e aprono le porte ai rappresentanti locali. “Diamo formalmente la nostra disponibilità a incontrare tutti i capi frazione che ne sentano la necessità”. L’obiettivo dichiarato è quello di analizzare insieme prospettive future e soluzioni per evitare che l’impegno di chi vive le frazioni ogni giorno venga ridotto a una pratica inutile e demoralizzante.
La palla passa ora all’amministrazione, chiamata a rispondere a un malcontento che dalle periferie sta arrivando dritto al cuore della politica cittadina.
