Chi può fermare il supermissile come quello che ha colpito sabato 21 marzo 2026 la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano?
Analisi tra supermissili, jet militari e scudi spaziali da miliardi di euro
Il panorama della sicurezza nel Mediterraneo è cambiato radicalmente con l’ascesa del Khorramshahr-4 (noto come Kheibar), l’ultimo vettore balistico iraniano. Non si tratta solo di un incremento di gittata, ma di una sfida fisica che spinge al limite i sistemi di difesa della NATO presenti sul territorio italiano.
Il Khorramshahr-4 non è un aereo, ma un proiettile spaziale. Mentre i jet militari più avanzati, come l’F-35 o l’Eurofighter, operano entro i 15-20 km di quota (nella densa atmosfera terrestre), il missile iraniano punta alle stelle. Durante la sua fase di crociera, infatti, il vettore raggiunge un apogeo di oltre 400-500 km, volando nel vuoto cosmico ben sopra la Stazione Spaziale Internazionale. La differenza di velocità è altrettanto abissale: se un caccia sfreccia a circa Mach 2 (2.400 km/h), il Khorramshahr-4 rientra nell’atmosfera a una velocità compresa tra Mach 8 e Mach 16 (fino a 19.600 km/h). In termini semplici: il missile è circa 8 volte più veloce di qualsiasi jet da combattimento esistente.
Per le basi NATO in Italia, come Sigonella o Aviano, il fattore critico è il tempo. Un lancio dall’Iran occidentale coprirebbe i circa 3.000 km di distanza in un lasso di tempo compreso tra i 10 e i 15 minuti.
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Minuti 0-2: I satelliti a infrarossi rilevano la scia di calore del lancio.
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Minuti 3-5: Il sistema di comando della NATO calcola la rotta e attiva l’allerta IT-alert per i civili.
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Minuti 8-10: I sistemi di difesa devono intercettare il bersaglio.
L’abbattimento deve avvenire preferibilmente nello spazio (fase eso-atmosferica) o negli strati altissimi dell’atmosfera per evitare che i detriti o l’onda d’urto colpiscano le aree popolate.
L’Italia si difende con una combinazione di terra e mare. Il sistema terrestre SAMP/T New Generation, potenziato nel 2026, utilizza i missili Aster 30 B1 NT. Questi intercettori non usano solo esplosivi, ma la tecnologia “Hit-to-Kill”: colpiscono il missile nemico con una precisione chirurgica, polverizzandolo con la sola energia cinetica dell’impatto.
Tuttavia, la protezione ha un prezzo esorbitante. Una singola batteria SAMP/T costa circa 700 milioni di euro, mentre ogni missile intercettore sfiora i 3 milioni di euro. Di contro, un missile balistico è relativamente più economico da produrre, creando quella che gli esperti chiamano “asimmetria economica”: spendiamo milioni per abbattere vettori che costano una frazione del prezzo.
Tabella di confronto: il divario tecnologico
| Caratteristica | Jet Militare (Eurofighter) | Missile Khorramshahr-4 | Sistema Difesa (Aster 30) |
| Quota Massima | ~ 20 km | 400 – 500 km | ~ 25 – 150 km |
| Velocità Max | Mach 2.0 | Mach 12+ | Mach 4.5+ |
| Gittata / Raggio | ~ 2.900 km (con serbatoi) | 2.000 – 4.000 km | ~ 150 km |
| Costo Unità | ~ 100-120 mln € | ~ 1-2 mln € (stima) | ~ 3 mln € (singolo missile) |
Il Khorramshahr-4 rappresenta quindi una minaccia “prevedibile” ma estremamente difficile da contrastare a causa della sua velocità ipersonica. Sebbene l’Italia sia protetta da uno degli scudi più avanzati al mondo, la sfida del 2026 resta la saturazione: la capacità di gestire non uno, ma decine di questi attacchi simultanei, un compito che richiede investimenti costanti e un coordinamento internazionale senza sosta.
