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HomeArte, Cultura, Spettacoli, EventiSabbia e sangue: l’epopea di due bellunesi a El Alamein nel 1942

Sabbia e sangue: l’epopea di due bellunesi a El Alamein nel 1942

Dal saluto di Rommel alla fuga dai campi di prigionia: la storia di Carlo Bernard e Airone Bof, i “Leoni” che portarono il cuore delle Dolomiti nel deserto egiziano

Di fronte all’immensità del deserto egiziano, la Storia non si scrive solo con le grandi strategie dei generali, ma con il sudore e il coraggio di uomini comuni. Tra quei “Leoni” che si batterono ad El Alamein, due nomi risaltano nella memoria collettiva bellunese: Carlo Bernard, l’uomo che strinse la mano alla “Volpe del Deserto”, e Airone Angelo Bof, il gigante paracadutista che scambiò la divisa da prigioniero con quella da marinaio per tornare a casa.

Quella che segue è la sintesi delle interviste ai due reduci bellunesi di El Alamein che ho avuto la fortuna di incontrare una ventina di anni fa.

Ecco le loro storie.

Carlo Bernard
Carlo Bernard

Carlo Bernard e il saluto di Rommel

Nel giugno del 1942, dopo la caduta di Tobruk, il deserto era un forno a cielo aperto. Carlo Bernard, classe 1920, sedeva sul suo Fiat Dovunque a tre assi. Era un caporal maggiore addetto a una mitragliatrice Breda da 20 mm, un’arma preziosa ma minuscola di fronte alla marea d’acciaio che stava per arrivare.

«Mi avevano appena portato il rancio,» raccontava Bernard, «quando vidi un’auto scoperta con tre ufficiali tedeschi. Uno era Erwin Rommel. Scese, ci venne incontro e ci strinse la mano. Si complimentò per l’operazione».

Ma dietro quel gesto cavalleresco, la realtà era drammatica. I soldati italiani combattevano una guerra tecnologicamente impossibile. Mentre i britannici schieravano i mastodontici Matilda MK2 con corazze da 78 mm, gli italiani rispondevano con i carri M 13/40, i cui proiettili rimbalzavano inutilmente contro i giganti inglesi.

Airone Bof
Airone Bof

L’urlo della Folgore: i “Giardini del Diavolo” di Airone Bof

Spostandoci sulle alture di Quaret el Himeimat, incontriamo la figura imponente di Airone Angelo Bof. Un metro e novanta di muscoli, paracadutista della Divisione Folgore. Bof visse l’inferno dell’operazione “Pieleggero”: 892 pezzi d’artiglieria inglese che, in dodici giorni, rovesciarono sulla sabbia un milione di colpi.

Bof ricordava con amara ironia i trucchi del nemico per superare i campi minati, chiamati “Giardini del Diavolo”:

  • La tattica dei cammelli: Gli inglesi legavano sbarre di ferro alla coda dei cammelli, spingendoli avanti per far brillare le mine.

  • La disparità: Un pugno di italiani contro un’armata che disponeva del doppio degli uomini e del quintuplo dei carri armati.

Nonostante la pioggia di fuoco che decimò la sua compagnia di mortai da 81, Bof rimase indenne, guadagnandosi la Croce al Merito e la stima del suo comandante, il futuro generale Giuseppe Izzo.

La logistica del miraggio

Perché El Alamein fu una sconfitta inevitabile? I numeri disegnano un quadro di eroismo disperato contro una logistica inesistente.

Tabella: Lo squilibrio delle forze in campo

Risorsa Forze dell’Asse (Italo-Tedeschi) Forze Alleate (Inglesi/Commonwealth)
Uomini 96.000 220.000
Carri Armati 500 (molti obsoleti) 2.700 (moderni)
Artiglieria 1.000 pezzi 2.500 pezzi
Rifornimenti Cronica carenza di acqua e benzina Linee di rifornimento costanti e sicure

L’odissea dei prigionieri: fame, orgoglio e fughe

Dopo la caduta di El Alamein nel novembre 1942, iniziò per entrambi una seconda guerra: quella della prigionia.

Il “non collaboratore” Bernard

Carlo Bernard fu portato in Sud Africa e poi in Inghilterra. La sua fu una scelta di dignità: rifiutò di collaborare con il nemico.

  • Il trattamento: mandato nelle fattorie del Galles, visse anni di stenti. «Mangiavamo i loro rifiuti. Una volta ci fecero il tè in un secchio sporco di letame».

  • Il silenzio: per tre anni e mezzo non ebbe notizie dall’Italia. Seppe della fine di Mussolini solo nel 1945, da un ufficiale inglese che commentò: «Avete ucciso il miglior uomo che avevate».

L’evasione di “Nostro Emilio”

Airone Bof, dal canto suo, non era tipo da restare dietro un reticolato. Sfruttando la sua mole e i permessi per allenarsi alla boxe, riuscì a fuggire dal campo di Alessandria d’Egitto.

  • L’inganno: Si procurò una divisa da marinaio inglese e un tesserino falso a nome di “Nostro Emilio”.

  • Il ritorno: Nel dicembre del 1945 apparve a Seren del Grappa tra lo stupore dei parenti che lo credevano morto. Arrivò con scarpe nuove comprate a Feltre, dopo che le prime gli erano state rubate in stazione a Padova.

L’eredità: dalla sabbia alle Dolomiti

Il dopoguerra restituì questi uomini alle loro montagne. Bernard divenne il volto della “Locanda da Carlo” ad Antole (Belluno), gestita con la moglie Pia per quasi quarant’anni. Bof portò la sua forza sui ring degli Stati Uniti come pugile professionista, prima di tornare e fondare un’impresa a Milano.

Oggi, le loro storie rimangono incise come i graffiti sulle rocce del deserto: il racconto di una generazione che, pur travolta da una guerra non voluta e combattuta con armi impari, non smarrì mai la propria umanità.

Roberto De Nart

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