HomeCronaca/PoliticaBelluno. Parla Daniele, capofrazione di Baldenich: "la classe dirigente bellunese è all'altezza"?

Belluno. Parla Daniele, capofrazione di Baldenich: “la classe dirigente bellunese è all’altezza”?

Luigi Filippo Daniele, capofrazione del quartiere di Baldenich (Belluno)

Nell’ultimo Consiglio Comunale di venerdì 28 novembre, al punto 9 all’ordine del giorno, vi era l’interrogazione sul mini pump track presso il Parco di Nogarè che avevamo presentato come Comitato di Quartiere Baldenich24.

Un’interrogazione che, al di là delle polemiche successive, ha permesso finalmente di far emergere un dato fondamentale: la struttura è costata 31 mila euro, interamente finanziati dal Comune, e quindi dai nostri concittadini, e oggi versa già in condizioni problematiche perché posta a fianco del campetto da calcio, dove è stata più volte colpita dalle pallonate.
Una collocazione che qualunque residente del quartiere avrebbe sconsigliato, se solo ci fosse stata un’effettiva coprogettazione con la cittadinanza.
Le dichiarazioni dell’Assessore che accusano i cittadini: “non avete vigilato sulla struttura” : tra scaricabarile e assenza di responsabilità istituzionale
Durante la discussione, l’assessore Lorenza De Kunovich ha affermato che la responsabilità dei danni sarebbe dei cittadini, “colpevoli” – a suo dire – di non avere vigilato sulla struttura.
Ancora più grave la seconda affermazione: “non investirò più nei parchi”.
Una frase pronunciata da un rappresentante delle istituzioni non solo è fuori luogo, ma mina il rapporto fiduciario tra amministrazione e comunità.
Assumere il ruolo di assessore significa farsi carico dei problemi, non ribaltarli sui cittadini. E soprattutto non si gestisce la cosa pubblica come se fosse una cosa privata, bensì come un Bene Pubblico, forse ciò che questa amministrazione non ha minimamente concepito.
Le interruzioni in aula e il ruolo (dimenticato) del Presidente del Consiglio
Mentre illustravo l’interrogazione – ampliata nella parte politica, ma rigorosamente fedele all’oggetto depositato – sono stato più volte interrotto, principalmente dai consiglieri di centrodestra che siedono nella parte centrale e laterale destra dell’emiciclo (Belluno al Centro, Lega, Fratelli d’Italia), nonché oggetto di riso da parte degli assessori che sedevano appena a fianco.
Non serve fare nomi: il video del Consiglio del 28 novembre, parte 2, al minuto 39:45 (https://www.youtube.com/live/K1B55iFgmzY?si=6WnVOrl1WAn2NEDN), parla da sé.
In tutto questo, il Presidente del Consiglio, Luciano Bassi, non ha mai richiamato i consiglieri della maggioranza, mentre ha prontamente interrotto l’interrogante.
Un Presidente dovrebbe essere un tertium super partes, non inter partes.
Altrimenti si perde il senso stesso della funzione istituzionale. Ed in questo caso è evidente che il Presidente non sia stato imparziale.
L’interpretazione del Presidente del Consiglio Comunale : il nodo giuridico. Davvero bisogna leggere in aula il testo identico a quello protocollato? 
Secondo l’interpretazione fornita dal presidente , il proponente di un atto di partecipazione popolare dovrebbe leggere in aula esattamente il testo depositato, perché gli uffici devono preparare le risposte da far leggere all’assessore.
Peccato che questa interpretazione non sia supportata da alcuna fonte normativa.
Il Regolamento del Consiglio comunale è chiarissimo:
L’ Art. 61 – Interrogazioni dei cittadini
Stabilisce ammissibilità, tempi e durata della risposta.
Non disciplina la forma dell’illustrazione in aula.
L’ Art. 41 – Modalità degli interventi
Chiede semplicemente che l’oratore si attenga all’oggetto.
Nulla vieta che il cittadino (o un consigliere) ampli l’illustrazione politica, aggiunga considerazioni, contestualizzi il problema.
È esattamente ciò che accade in ogni Consiglio comunale d’Italia.
Dire il contrario significa creare un vincolo inesistente, e introdurre per via interpretativa ciò che il regolamento non prevede.
Gli articoli di riferimento (61 e 41 Regolam. Cons. Com. ) sono chiari:
l’interrogazione depositata serve alla Conferenza dei capigruppo per valutarne l’ammissibilità;
in aula è richiesto solo di attenersi all’oggetto;
nessuna norma vieta di ampliare le considerazioni politiche o di aggiungere elementi argomentativi.
In sintesi: l’illustrazione può essere integrata, finché l’oggetto rimane identico.
E allora, cosa deve fare un assessore?
A questo punto la domanda è spontanea: qual è il ruolo di un assessore?
Se un assessore sostiene di poter rispondere solo leggendo testi tecnici preparati dagli uffici, allora la figura politica perde completamente senso.
A quel punto basterebbe un dirigente.
Il caso del Comune di Bologna, che ho seguito nelle sedute del Question Time del 5 dicembre (https://www.youtube.com/live/cpPOlC5RGmw?si=9HeOXjujYByHxzhK) , ed invito tutti quanti i nostri concittadini a visionare almeno per farsi un’idea di come funziona una vera dialettica politica ispettosa, è emblematico:
 i consiglieri illustravano liberamente le interrogazioni, senza leggere i testi protocollati; l’assessore alla Mobilità Campaniello rispondeva a braccio, consapevole di costi, problemi e dossier della sua competenza; consultava gli appunti solo per aspetti tecnici marginali.
Esattamente ciò che ci si aspetta da un assessore preparato.
Sostenere che un assessore possa rispondere solo leggendo un testo tecnico preparato dagli uffici significa, di fatto, ridurre la funzione politica a un atto “notarile” .
Un assessore competente deve conoscere i dossier, le scelte fatte, i costi e la visione politica del proprio settore.
Lo si vede in tanti comuni italiani: a partire dal caso appena riportato di Bologna, per esempio, durante il “Question Time” del 5 dicembre, dove gli assessori rispondono a braccio, integrano, argomentano e assumono responsabilità politiche.
È normale amministrazione.

La domanda finale: la classe dirigente bellunese è all’altezza?
La vicenda del mini pump track può sembrare banale, ma pone una questione più ampia:
abbiamo una classe politica capace di ascoltare il territorio, rispondere alle critiche e assumersi responsabilità?
Oppure ci si rifugia dietro interpretazioni creative e restrittive del regolamento, scaricando sui cittadini colpe che non hanno?
Le istituzioni comunali dovrebbero essere un luogo di confronto aperto, non un’arena dove chi solleva un problema viene delegittimato.
Per il bene della città servono trasparenza, partecipazione e una guida politica preparata.
Belluno merita una gestione diversa: più seria, più competente e più rispettosa dei cittadini.
Luigi Filippo Daniele
 Capofrazione di Baldenich
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