Feltre, 15 settembre 2025 – La campagna elettorale è in pieno svolgimento, o forse non è mai finita, e con essa torna il “campionato” delle promesse più altisonanti. Ma mentre i partiti si affannano a presidiare il territorio in vista delle elezioni regionali, la realtà quotidiana bussa alla porta, e lo fa in modo impietoso: i servizi essenziali, a partire dalla sanità, sono sotto attacco.
La montagna “migrante” per curarsi
Il Comitato di sanità pubblica di Feltre, in un’accusa che suona come un grido d’allarme, punta il dito contro una retorica politica fatta di rassicurazioni e promesse di fondi, che però non si traducono in fatti concreti. Le risorse per la cosa pubblica diminuiscono e i comuni sono costretti a tagliare i servizi, con le conseguenze più pesanti che ricadono sui cittadini più fragili.
La denuncia si concentra in particolare sulla sanità. Se prima le preoccupazioni riguardavano le liste d’attesa o la mappatura dei nei, oggi si parla di decisioni che potrebbero portare alla perdita del reparto di chirurgia per l’asportazione di alcune tipologie di tumori. L’accusa è forte: per gli interventi chirurgici, nemmeno l’AULSS1 supererebbe i minimi richiesti, costringendo i pazienti a “migrare” verso altre città come Treviso, Pordenone, Padova o addirittura Pisa.
Un medico invita i cittadini a “arrabbiarsi per pretendere i servizi”. L’interrogativo che si pone è drammatico: siamo disposti ad accettare che la cura diventi un viaggio della speranza, con costi e sacrifici per chi assiste i malati? Il Comitato ricorda la “strategia di Mussolini” che spostava aerei da un aeroporto all’altro per dimostrare una flotta inesistente, paragonando questa manovra a quella dei presunti fondi che arrivano sul territorio ma che non portano nulla di nuovo.
Lo spopolamento e la perdita dei servizi
La questione non riguarda solo il capoluogo o la Valbelluna, ma l’intero territorio montano. La perdita del punto nascite di Pieve di Cadore è un precedente che fa riflettere, con la paura che un destino simile possa toccare al reparto del San Martino di Belluno, che vede un numero di parti sempre più vicino alla soglia critica. E le domande si moltiplicano: cosa accadrà alla senologia di Feltre, alla psichiatria di Pieve e Feltre, o alla chirurgia oncologica? Si chiuderanno, si accorperanno, si costringerà la gente ad andare altrove?
Il Comitato denuncia che “ogni volta che si è ‘sospeso’ (perché la parola ‘chiudere’ fa perdere voti) si è perso tanto”. La salute non può essere un gioco al ribasso, un concetto di “vita mea, mors tua”, né una questione che non ci tocca.
Il Comitato feltrino per il Diritto alla Salute lancia un appello ai cittadini: “Vogliamo provare a cambiare qualcosa?”. La richiesta è di unirsi, di lavorare per il territorio e di non restare in silenzio di fronte a un progressivo smantellamento dei servizi essenziali. L’invito è a scrivere a sanitabellunese@gmail.com, perché la protesta e la mobilitazione non si fermino alle parole.
