
Belluno, 4 settembre 2025 – Mentre a Belluno il centro Europe Direct Montagna Veneta invita i giovani a un dibattito sul futuro dell’Europa, l’ombra del Discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU) di Ursula von der Leyen incombe con il suo carico di retorica e promesse. L’incontro, programmato per il 5 settembre, si propone di avvicinare le nuove generazioni al cuore delle politiche europee. Un’iniziativa lodevole, che però mette in luce un contrasto stridente: l’Unione, nonostante le apparenze, sembra ancora troppo spesso un palcoscenico per monologhi, e non un luogo di dialogo.
Il pre-SOTEU Café, come viene chiamato, è un’occasione per i giovani di esprimere le proprie idee, discutere delle sfide e contribuire con “spunti concreti e originali” al dibattito europeo. Ma a che serve tutta questa partecipazione locale, se poi il vero protagonista è il rito istituzionale del 10 settembre, quando la presidente della Commissione si presenterà al Parlamento per tracciare un bilancio e, soprattutto, per dettare la linea futura?
Il testo di presentazione dell’evento sottolinea come il SOTEU sia “il momento in cui la Presidente della Commissione europea traccia il bilancio dell’anno trascorso e illustra le priorità politiche”. L’enfasi è tutta su di lei: Ursula von der Leyen, la figura centrale che dall’alto della sua posizione decide cosa è importante per i cittadini europei. Questo approccio top-down, che vede la politica come una direzione imposta e non come un processo condiviso, rappresenta il limite di molte delle iniziative europee. Si chiede partecipazione, si stimola il “dialogo costruttivo”, ma alla fine è la Commissione a presentare le sue carte, spesso con politiche già scritte che lasciano poco spazio a un vero cambiamento di rotta.
Il pre-SOTEU Café di Belluno, pur con le sue ottime intenzioni, rischia di diventare l’ennesima dimostrazione di un divario sempre più profondo. Da una parte, c’è la speranza di una partecipazione autentica e dal basso; dall’altra, c’è la realtà di un’Europa che sembra ascoltare solo a condizione che le voci si allineino con la visione già stabilita. I giovani del Veneto si riuniranno per discutere di un futuro che, forse, è già stato deciso a Bruxelles, in un discorso che avrà il sapore più di una relazione annuale aziendale che di un vero manifesto politico per i cittadini.
La vera sfida non è convincere i giovani a partecipare, ma fare in modo che la loro partecipazione abbia un peso reale. Altrimenti, l’appuntamento del 10 settembre rimarrà solo il teatro di un “discorso” che non è mai stato, e forse mai sarà, un dialogo.
