Belluno, 25 giugno 2025 – La Provincia di Belluno si conferma all’avanguardia nella salvaguardia della biodiversità, abbracciando con entusiasmo l’applicazione di nuove tecnologie per prevenire la mortalità accidentale della fauna selvatica, in particolare dei cuccioli di capriolo, durante le operazioni di sfalcio dei prati. La vicepresidente della Provincia di Belluno, Silvia Calligaro, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa che vede la sinergia tra il mondo agricolo e quello venatorio.
Un impegno storico per la biodiversità Bellunese
La Provincia di Belluno ha sempre posto la salvaguardia ambientale e della biodiversità al centro del proprio mandato, forte delle sue competenze nella gestione faunistica. Numerosi progetti, spesso in collaborazione con Università e Istituti di ricerca, hanno trasformato il territorio bellunese in un vero e proprio laboratorio di “buone pratiche”. È in questo contesto che si inserisce la proposta congiunta di Coldiretti, Federcaccia e Associazione Cacciatori Bellunesi, mirata a utilizzare strumentazioni tecnologiche avanzate per individuare i piccoli di capriolo prima del taglio dei prati. L’obiettivo è chiaro: ridurre il rischio che i cuccioli possano venire a contatto con gli organi falcianti dei macchinari agricoli.
La Polizia Provinciale in zione con droni e termocamere
Già da un paio di stagioni, la Polizia Provinciale, con personale appositamente formato, sta conducendo prove sperimentali di sorvolo con droni equipaggiati con termocamere. Questi droni sono in grado di visualizzare i cuccioli di capriolo, e anche altre specie come le lepri, come “corpi caldi” tra l’erba. I sorvoli, effettuati su superfici prative della Valbelluna prima dello sfalcio, hanno permesso di individuare i nuovi nati. Una volta localizzati, i cuccioli vengono segnalati agli agricoltori mediante paline con nastro ad alta visibilità o spostati in luoghi sicuri, ad esempio al margine del bosco. Questa operazione è fondamentale poiché i giovani caprioli, specialmente se molto piccoli, tendono a rimanere immobili e mimetizzati nell’erba alta come strategia anti-predatoria.
Un’ulteriore scoperta emersa dalle sperimentazioni riguarda i cuccioli più sviluppati: in questi casi, il solo avvicinamento del drone a una quota di sorvolo più bassa ha permesso di far allontanare autonomamente gli animali dalle zone di pericolo, dimostrando l’efficacia del mezzo anche come deterrente.
Un progetto Innovativo con il coinvolgimento degli agricoltori
Alla luce dei successi delle sperimentazioni, la Provincia di Belluno ha deciso di finanziare il progetto proposto dalle associazioni. Questa iniziativa non si limita all’uso dei droni, ma punta anche a coinvolgere attivamente gli agricoltori. Si prevede infatti la sperimentazione di sistemi di individuazione e allerta direttamente installati sulle macchine operatrici. Un approccio già adottato con successo in altri Paesi europei, che renderà gli agricoltori protagonisti della salvaguardia della fauna.
Il progetto rappresenta una nuova, importante opportunità per la sinergia tra la Provincia di Belluno, il mondo agricolo e quello venatorio. L’impiego delle più moderne tecnologie servirà a tutelare una componente essenziale degli ecosistemi prativi del territorio, fondamentali anche per la conformazione paesaggistica del Bellunese.
