Il famigerato DDL Piantedosi-Nordio-Crosetto, meglio noto come DDL sicurezza, è ormai in fase di approvazione definitiva.
“Non è il frutto di un golpe fascista – fa sapere Locale Comune (Lo.Co.) di Feltre, lo spazio sociale inaugurato due mesi fa a Feltre, nato da alcune associazioni – ma la logica conseguenza di una deriva autoritaria che ha radici profonde, portata avanti dai vari governi, di diverso colore, che si sono succeduti nel tempo. Le destre al governo non fanno altro che dare una violenta accelerata ad un processo già in corso. È un progetto organico di attacco contro le lotte sociali e la stessa libertà di manifestare, ma anche il segno di una definitiva torsione autoritaria, di una progressiva trasformazione da Stato sociale a Stato repressivo, di gestione “securitaria”, appunto, della povertà: un disegno che colpirà non solo attivisti, ma anche poveri, migranti, detenuti, lavoratori e lavoratrici, occupanti di case e tutti quei segmenti sociali della popolazione che rappresentano o potrebbero rappresentare un problema conflittuale”.
“E’ il neoliberismo, bellezza! Non disturbare il capitale ne è la logica di base! – prosegue la nota – Il DDL, infatti, si declina attraverso due piani paralleli e, paradossalmente, convergenti. Colpire tutte le soggettività marginali (migranti e popolazione carceraria su tutte), da un lato, reprimere, dall’altro, violentemente ogni forma di dissenso o rivendicazione sociale: lotte per la difesa dei diritti dei lavoratori, opposizione a grandi opere inutili e dannose, lotte in difesa dell’ambiente o dei diritti civili, o contro le guerre in corso.
Anche in provincia le notizie di chiusure di stabilimenti, di esuberi e ridimensionamenti, sono all’ordine del giorno. Vivere costa sempre di più e le condizioni di lavoro sono sempre più precarie, i servizi pubblici conquistati con le lotte (sanità e istruzione su tutti) sono ridotti all’osso. Il DDL sicurezza andrà a colpire ogni possibilità di manifestare e lottare per una vita realmente sicura e dignitosa andando a ridefinire in senso autoritario il rapporto tra cittadini e Stato, con una forte ricaduta sulla limitazione delle libertà personali, sulla criminalizzazione del disagio sociale, con la creazione di un vero e proprio Stato di polizia.
Tutto deve essere normalizzato e rinchiuso nelle gabbie della criminalizzazione.
Che fare? Proviamo ad organizzare forme di resistenza!
In primo luogo attraverso l’informazione: è questo l’obiettivo della serata del 5 dicembre dove degli esperti giuristi illustreranno il decreto in dettaglio.
Scendendo in piazza il 7 Dicembre, facendo sentire, attraverso la presenza fisica di tutti/e, il nostro dissenso al tentativo in atto di silenziare il conflitto sociale.
È il primo passo di un percorso che vuole creare confronto e convergenze con tutte le soggettività presenti sul nostro territorio – conclude la nota di Lo.Co. – in vista della manifestazione nazionale di Roma del 14 dicembre e di una mobilitazione generale da costruire al più presto”.
