
Non ci sarà una tappa bellunese nel dibattito pubblico sulla diga del Vanoi. Alle richieste della Provincia – due ufficiali il 20 settembre e il 4 ottobre; e diverse in via informale – il Consorzio di Bonifica Brenta ha risposto oggi in maniera inequivocabile, esprimendo un diniego.
La pec con cui il Consorzio comunica la sua decisione alla Provincia si rifà alla normativa vigente in materia di dibattito pubblico e prevede esclusivamente un ulteriore eventuale nuovo incontro in modalità online. «Ritenendo di aver esaurientemente svolto il nostro compito, restiamo a disposizione per un eventuale ulteriore incontro, ma online, come previsto dalla normativa. Si ricorda infine che lo scrivente Consorzio è mero esecutore di incarico da parte del Ministero, a seguito di un concorso pubblico, per l’approfondimento degli studi progettuali, ma non può certo svolgere interlocuzioni e trattative con altri territori, ruolo che compete semmai ad altre istituzioni. Il nostro compito – e la nostra volontà – è svolgere al meglio il suddetto incarico affidatoci, nell’ottica di sviscerare tutte le tematiche (comprese quelle citate dalla Provincia legate alla sicurezza e all’impatto sociale, ambientale e paesaggistico dell’opera, nonché quelli connessi allo sfruttamento della risorsa idrica) relative all’ipotesi di un’opera che gli enti competenti (Commissione Interministeriale De Marchi – con il contributo delle Università e dei Geni Civili -, Regione Veneto e Provveditorato Ministeriale alle Opere Pubbliche) hanno ritenuto meritevole».
«Ci spiace constatare questa chiusura, che conferma una volta di più che il nostro territorio è rimasto colpevolmente escluso dalla partita Vanoi fin dall’inizio» commenta il consigliere provinciale delegato al demanio idrico, Massimo Bortoluzzi. «Proseguiremo a ribadire la nostra contrarietà all’opera, inviando nei termini previsti un ampio e dettagliato sistema di osservazioni. I nostri uffici lo stanno già preparando. Riteniamo però assurde le dichiarazioni del presidente del Consorzio che ritiene di aver già esaurito la fase di dibattito in presenza visto che abbiamo partecipato alle tappe di incontro di Canal San Bovo e Cittadella. Vero: abbiamo partecipato perché era doveroso farlo, pur in due territori fuori provincia, lontani dalle aree che subirebbero le conseguenze dirette della diga e che finora non sono state ascoltate».
