HomeLettere OpinioniLibano in pezzi e i soldatini dell'Onu

Libano in pezzi e i soldatini dell’Onu

Beirut 1970

Quando ero giovane il Libano era considerato la Svizzera del vicino Oriente. A Beirut scorreva la dolce vita di buona parte del ceto imprenditoriale mondiale. Le spiagge facevano concorrenza a Saint-Tropez, la concentrazione di istituti bancari era paragonabile a Ginevra e l’offerta alberghiera simile a Saint Moritz o Cortina.
Un nostro conterraneo, Aldo De Filip, da Pieve d’Alpago, vi lavorò come chef in importanti ristoranti e, una volta rientrato in Italia, aprì a Torres d’Alpago il famoso ristorante Beirut, frequentato da una vasta clientela di intenditori, primo nel successivo sviluppo di ristoranti stellati, quali il Dolada e il San Lorenzo.
Dopo il 1975 tutto cambiò per l’acuirsi dello scontro religioso tra cristiani e varie congreghe islamiche, che portò in poco tempo a genocidi e distruzione da ambo le parti.
Israele, come oggi, per tutelare i propri confini, fece incursioni e occupazioni temporanee, finché si ritirò lasciando spazio alle forze di pace inviate dall’Onu. In seguito ad elezioni “pilotate” vinse il partito di Dio, gli Hezbollah, che in pratica guidano, anzi, signoreggiano nel Paese dei Cedri, per conto dell’Iran teocratico.
Da lì numerosi gruppi di popolazioni cristiane, prevalentemente Drusi, si trasferirono nel nord dello stato ebraico per sfuggire alle rappresaglie mussulmane. Popolazioni che in questi giorni soffrono più di tutti per l’offensiva missilistica Hezbollah.
Ricordo, en passant, che prima dell’odierna crisi, uno dei maggiori massacri di Palestinesi avvenne in Giordania, ordinato da re Hussein, per contrastare Olp e al-Fath, che si stavano impadronendo della Giordania. Celebrato come “Settembre Nero”.
Da anni il confine tra Libano e Israele è “presidiato” dall’Unifil, forza di interposizione dell’Onu. Che però dimostra tutta la sua impotenza politica, essendo all’atto pratico il classico vaso di coccio tra vasi di ferro. Gli “accorati” appelli del nostro Ministro della Difesa Crosetto per tutelare l’integrità fisica degli oltre mille soldati italiani che partecipano a questa missione dimostrano l’impossibilità di prendere alcuna decisione.
L’Onu più volte ha dimostrato la propria incapacità ad assolvere ai principi base della sua costituzione.
A Sebreniza, nel luglio 1995, ci fu un vero e proprio genocidio di popolazione bosniaca, durante il quale all’atto pratico i caschi blu dell’Onu, in prevalenza militari olandesi, si voltarono dall’altra parte. Ma gli esempi potrebbero essere molteplici.
Quindi, concludendo, il Libano s’è consegnato da tempo nelle mani dei suoi carnefici e l’Onu da altrettanto tempo è inefficace nel contrastarne i conflitti etnici.
La popolazione della Striscia di Gaza, avendo votato recentemente per i tagliagole di Hamas, si avvia a seguirne il triste epilogo, con buona pace degli appelli dell’Onu.

Tomaso Pettazzi – Belluno

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