
Quali verifiche psico attitudinali sono state eseguite e quali risultati hanno dato? In cosa consiste il “primo addestramento” sufficiente affinché gli agenti vengano dotati di arma? Come vengono custodite le armi? C’è un’armeria? I locali del comando sono adeguati per eseguire arresti con la polizia armata? Il regolamento prevede che le armi possano essere portate a casa: come si garantisce la sicurezza?
Queste le domande che il gruppo Insieme per Belluno Bene comune ha posto in consiglio comunale sulla volontà dell’amministrazione di dotare la polizia locale di armi, domande alle quali l’assessore Addamiano non ha voluto – o saputo – rispondere.
Abbiamo visto che Belluno è drammaticamente scesa al 44° posto nella classifica della qualità della vita nelle città italiane, ma si mantiene saldamente al 5° posto assoluto per la sicurezza.
Ciò significa che questa emergenza sicurezza non c’è. Non sottovalutiamo gli episodi – anche gravi – che sono accaduti nella nostra città ma è evidente che l’amministrazione comunale di destra che governa Belluno amplifica questi fatti per distogliere l’attenzione da problemi più seri ed importanti che invece non sono affrontati.
Non vediamo infatti proposte per risolvere la confusione nel trasporto pubblico urbano; o in ciò che sta generando una vera emergenza abitativa; o di fronte alla desolazione delle politiche culturali; o per individuare spazi e attività per i più giovani. In compenso abbiamo visto aumenti delle tasse e delle rette della casa di riposo.
Il ruolo della città capoluogo non dipende dal fatto che non ha la polizia locale armata, ma da una attività politica complessiva sui temi come quelli sopra proposti, che sinceramente non vediamo nemmeno dopo un anno e mezzo di governo dell’amministrazione De Pellegrin.
