Il Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSap) sostiene la mobilitazione sindacale nazionale promossa dai Sindacati Medici ANAAO e CIMO e dai Sindacati degli altri Professionisti Sanitari. Covesap condivide tutte le ragioni che hanno portato i Sindacati dei Medici e degli altri Professionisti Sanitari : Infermieri, Ostetriche , a indire una giornata
di sciopero Martedì 5 dicembre con lo slogan: La sanità Pubblica non si svende si difende
I Sindacati Medici e degli Infermieri denunciano da tempo:
– Il disinvestimento nella Sanità pubblica
– La carenza del personale negli ospedali e nei servizi territoriali
– Le condizioni di lavoro sempre più pesanti e rischiose
– La situazione critica dei Medici in formazione che hanno un carico di lavoro
come i medici strutturati e hanno remunerazioni molto inferiori.
Tutte queste condizioni hanno generato una gravissima crisi del nostro Servizio
Sanitario Pubblico rispetto al quale i Sindacati dei Medici e degli Infermieri
hanno chiesto al Governo di intervenire, le risposte sono state :
– Scarsissime risorse economiche per la sanita pubblica e per i contratti degli
operatori
– Mantenimento del tetto di spesa e quindi blocco delle assunzioni
– Aumento del finanziamento alla Sanità privata
– Richiesta di aumentare ulteriormente il lavoro straordinario a chi lavora già
oltre 60 ore alla settimana
-Infine è arrivato un taglio alle pensioni compreso tra il 5% e il 25% all’anno,
una stangata che colpisce circa 50.000 dipendenti e incrementerà ulteriormente
la fuga dei medici e degli altri professionisti dalla Sanità Pubblica
Come cittadini organizzati in difesa della Sanità Pubblica sosteniamo la
mobilitazione dei Medici e gli altri Operatori Sanitari che chiedono rispetto per
le categorie professionali che tengono in piedi il Sistema Sanitario Pubblico e
unitariamente a loro chiediamo che la salute dei cittadini torni ad essere la
priorità su cui investire”.

Anche i comitati della “Rete giù le mani dalla sanità bellunese” (che fanno parte del CoVeSap ), intendono aggiungere alcuni punti legati al nostro territorio bellunese.
Si susseguono gli articoli sui giornali e su altri organi di informazione sulla “tenace” ricerca di personale sanitario all’ulss 1 Dolomiti.
Da tempo è di dominio pubblico la crisi di personale di ogni tipologia e la conseguente ricaduta sui servizi, e sulle liste d’attesa sempre più lunghe, che in parte sono ridotte da personale gettonista.
In occasione della Manifestazione del 28 ottobre a Belluno parlavamo di “otite” degli organi competenti – Regione in testa – ma anche delle amministrazioni locali che non sentivano il grido dei cittadini che chiedono servizi garantiti ed efficienti sul territorio.
Ora ci viene da dire, continuando con l’esempio dei sensi, che Regione, ulss 1 Dolomiti e direttori sanitari vari soffrono anche di “strabismo” o di “forte miopia” in quanto a noi risulta che sulla scrivania di qualche direttore sanitario sono arrivate decine di domande di dimissioni di operatori sanitari della nostra ulss 1 Dolomiti.
Le motivazioni? Semplice! Turni insostenibili, carichi di lavoro disumani per stipendi inadeguati, disvalore della singola professionalità , mancanza di programmazione e, udite udite, mancanza anche dei finanziamenti per la materia prima: cerotti, garze, siringhe, ecc.
Ma certe cose sono segrete, il cittadino non le deve sapere.
Sembra che si stiano tamponando i buchi della sanità locale cercando di assumere medici da un lato (giustamente!) ma facendosi scappare dall’ altra parte tutta una serie di professionalità e “know how” del personale esistente.
Se a livello nazionale, il Governo, con una manovra sui tagli alla pensione addirittura retroattivi, ha portato il personale medico a incrociare le braccia e scioperare il 5 dicembre, a livello locale, si sta continuando a non valutare il rischio della perdita di figure utili e indispensabili.
Figure che comprendono, oltre ai medici, addetti alle pulizie, infermieri/e oss.
Ad essi si aggiungeranno poi assistenti sociali, psicologi, educatori, tecnici della riabilitazione che vedranno scadere il loro contratto (a progetto) al 31 dicembre prossimo e si arriverà così a non non garantire più una continuità assistenziale nemmeno alle persone con disagio mentale.
Altrove come nella nostra provincia di Belluno.
Ci chiediamo pertanto: Dove stiamo andando?