Come comunicato dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezia, l’Ulss Dolomiti conferma che è stato identificato un caso di variante B.1.620 (variante camerunense).
Sono in corso degli approfondimenti per ricostruire la catena del contagio e verificare la presenza della variante anche tra i contatti stretti.
La variante B.1.620 – secondo gli studi dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezia – si caratterizza per un elevato numero di mutazioni nella proteina Spike, molte delle quali in comune con altre VOC. Tali mutazioni potrebbero contribuire a rendere il virus meno suscettibile alla risposta anticorpale.
Variante B.1.620
La variante B.1.620 (identificata anche come variante camerunense) è stata individuata in diversi paesi europei, inclusa l’Italia, e dell’Africa Centrale, da cui si ipotizza essersi originata (Dudas et al., preprint). Il 24 maggio l’ECDC ha incluso tale variante tra le VOI (Variants of Interest).
Situazione epidemiologica in Veneto
Ad oggi in Veneto segnaliamo cinque casi dovuti a questa variante, tre dei quali identificati nel corso della sorveglianza ISS del 18 maggio in campioni provenienti da Padova e Belluno.
Caratteristiche della variante B.1.620
Tale variante si caratterizza per un elevato numero di mutazioni e delezioni nella proteina Spike (P26S, 69-70del, V126A, 144del, 241-243del, H245Y, S477N, E484K, D614G, P681H, T1027I e D1118H), alcune delle quali (E484K, S477N le delezioni HV69del, Y144del e LLA241/243del) presenti anche in molte VOC. In particolare tale variante contiene nel dominio N-terminale e nel sito recettoriale della proteina Spike una serie di mutazioni che sono state precedentemente associate ad una riduzione della capacità neutralizzante da parte di specifici anticorpi monoclonali o sieri di soggetti guariti dall’infezione (Dudas et al., preprint). Ulteriori studi sono necessari per meglio comprendere le caratteristiche di tale variante.
Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
