Presentato il report “Nevediversa 2026“
In Veneto 27 strutture abbandonate e 12 sopravvivono solo grazie ai fondi pubblici. Sotto accusa il modello post-olimpico e i “Luna Park” in quota
Venezia, 11/03/2026 – La neve naturale scarseggia, le temperature salgono, ma il modello economico della montagna veneta resta congelato al passato. È questa la fotografia nitida, e per certi versi impietosa, scattata da Legambiente nel nuovo report “Nevediversa 2026”, presentato oggi a Milano. I dati che riguardano il Veneto parlano di un territorio in bilico tra il declino delle vecchie infrastrutture e la resistenza artificiale di un sistema che fatica a rinnovarsi.
I numeri dell’abbandono: il caso Cortina
Secondo il censimento dell’associazione ambientalista, in Veneto si contano 27 impianti sciistici dismessi. Si tratta di scheletri di ferro e cemento fermi da almeno dieci anni. L’esempio più eclatante citato nel dossier è la seggiovia Col Tondo-Mietres a Cortina d’Ampezzo: nonostante l’annuncio dello smantellamento nel 2022, la struttura giace ancora abbandonata nel cuore delle Dolomiti. A questi si aggiungono 11 “edifici sospesi” (strutture ricettive e turistiche sottoutilizzate) che contribuiscono a disegnare un paesaggio montano segnato dall’incuria.
L’accanimento terapeutico e i “Luna Park”
Il report introduce un concetto forte: l'”accanimento terapeutico”. In Veneto sono 12 gli impianti che sopravvivono solo grazie a iniezioni costanti di denaro pubblico, senza le quali chiuderebbero per insostenibilità economica o climatica. Tra questi figurano stazioni storiche come il Nevegal, Alleghe e il Kaberlaba ad Asiago.
Proprio sul Nevegal si accendono i riflettori per una nuova categoria di monitoraggio: i “Luna Park della montagna”. Legambiente critica l’installazione di attrazioni artificiali a basso valore ambientale, citando la pista di plastica da 300 metri (la più lunga d’Europa) realizzata con un investimento di 430 mila euro.
L’ombra delle Olimpiadi 2026
Il bilancio sulle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è tutt’altro che trionfale. Il report evidenzia ritardi, costi lievitati e “opere faraoniche” che lasciano in eredità più dubbi che certezze. Secondo Legambiente, l’evento non è servito a innescare quella transizione ecologica necessaria per affrontare la crisi climatica, che sulle Alpi ha già ridotto la stagione nevosa di quasi un mese rispetto a cinquant’anni fa.
“I dati raccontano una montagna che cambia più velocemente delle politiche pubbliche” – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. “Investire quasi esclusivamente nel ‘sistema neve’ significa inseguire un modello al tramonto. Il Veneto deve diventare un laboratorio di turismo sostenibile, mettendo al centro le comunità e non solo i cannoni spara-neve”.
Il Manifesto per il futuro
Insieme ai dati, Legambiente lancia il “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana”. La proposta è chiara: basta finanziare nuovi impianti sotto i 1.500 metri e basta destinare il 90% dei fondi pubblici a un settore (lo sci di discesa) sempre più vulnerabile. La sfida è la destagionalizzazione: trasformare le vette in luoghi da vivere tutto l’anno, puntando su una ricettività leggera e sulla salvaguardia delle riserve idriche, oggi messe a dura prova dai 12 mega-bacini per l’innevamento artificiale censiti nella regione.
