Sequestrati immobili, auto e conti correnti a 5 imprenditori cinesi. Il sistema reggeva su ditte “fantasma” e prestanome irreperibili o defunti)
Treviso, 11/02/2026 -– Un impero del confezionamento basato sulla concorrenza sleale, alimentato da un vortice di fatture false per oltre 80 milioni di euro e schermato da prestanome introvabili. È quanto portato alla luce dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Treviso, che hanno dato esecuzione a un massiccio decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP locale.
Al centro dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, ci sono cinque imprenditori di origine cinese, accusati a vario titolo di frode fiscale, riciclaggio e omessa dichiarazione. Il valore dei profitti illeciti stimati è da capogiro: 10 milioni di euro.
Il meccanismo: 6 ditte “cartiere” per abbattere le tasse
Il sistema, attivo tra il 2019 e il 2024, era orchestrato con precisione chirurgica. Il gruppo gestiva otto ditte individuali nel settore tessile, ma la struttura era squilibrata:
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2 aziende operative: quelle reali, che producevano e vendevano capi d’abbigliamento a prezzi estremamente competitivi, sbaragliando la concorrenza onesta.
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6 aziende “fantasma”: scatole vuote utilizzate esclusivamente per emettere fatture per operazioni inesistenti.
Queste ditte “cartiere” servivano a gonfiare i costi delle aziende operative, permettendo loro di evadere tasse per oltre 7 milioni di euro. Durante i controlli, i finanzieri hanno scoperto scenari paradossali: le ditte non avevano dipendenti e i titolari erano formalmente irreperibili; uno di essi è risultato persino deceduto.
Shopping di lusso e case intestate ai figli
I proventi del risparmio fiscale non venivano reinvestiti nell’economia locale, ma drenati verso scopi personali o verso l’estero. Dagli accertamenti bancari è emerso che il “cuore” del gruppo utilizzava i conti aziendali per:
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Acquisti di lusso in Cina: Bonifici diretti verso l’Oriente per beni personali di alto valore.
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Investimenti immobiliari: L’acquisto di due immobili (valore circa 700.000 euro) fittiziamente intestati ai figli minorenni del principale indagato.
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Spese personali: Arredi e costi di vita quotidiana totalmente slegati dall’attività d’impresa.
“L’evasione d’imposta complessiva è stata utilizzata per disporre bonifici in Cina e per spese personali che nulla avevano a che vedere con l’attività d’impresa,” spiegano gli inquirenti.
Il ruolo della consorte e il riciclaggio
Un capitolo a parte riguarda la moglie dell’indagato principale. Secondo le fiamme gialle, la donna non solo gestiva di fatto due delle ditte “fantasma”, ma si sarebbe occupata attivamente di “ripulire” il denaro sporco attraverso numerosi prelievi di contanti e bonifici verso conti correnti esteri, cercando di far perdere le tracce dell’origine illecita dei fondi.
La difesa della legalità
L’operazione, guidata dal tenente colonnello Fabio Leo, si inserisce nel quadro della costante lotta della Guardia di Finanza contro le frodi fiscali che inquinano il mercato. Colpendo queste organizzazioni, l’obiettivo è duplice: recuperare risorse sottratte allo Stato e proteggere le imprese sane che, pagando correttamente le tasse, non possono competere con i prezzi stracciati dei “furbetti” del tessile.
È doveroso ricordare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine sarà definitivamente accertata solo ove intervenga una sentenza irrevocabile di condanna.
