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Regione Veneto: oltre 600mila euro per la propaganda, ma non ci sono soldi per le borse di studio agli studenti

lettera al direttoreGentile Direttore,
Le scrivo in qualità di attivista politico, ingegnere e docente, ma soprattutto da cittadino
preoccupato, per portare all’attenzione dei Suoi lettori un paradosso che sta passando sotto
silenzio, ma che rappresenta una ferita per il futuro del nostro territorio.

Si parla molto del “modello Veneto”, ma i dati ci restituiscono una realtà ben diversa. Oggi ci troviamo con 4.000 studenti universitari (tra Padova, Venezia e Verona) classificati come
“idonei non beneficiari”. Un termine burocratico per dire: “Sei bravo, hai diritto alla borsa di
studio per reddito e merito, ma non ti diamo un euro perché le casse sono vuote”.

Ma le casse sono davvero vuote?

Ho analizzato le delibere regionali e i conti non tornano.
Mentre agli studenti si chiede di stringere la cinghia, la Regione Veneto continua a trovare
risorse ingenti per altro. Penso, ovviamente, ai costi faraonici per la pista da bob a Cortina,
ma c’è un dato, più silenzioso e recente, che grida vendetta.
Mi riferisco alla Delibera di Giunta n. 287 del 24 marzo 2025. Con questo atto, la Regione ha stanziato 607.396 euro per il “Piano di Comunicazione”, affidando l’incarico direttamente – senza gara, tramite la formula “in house” – a Veneto Innovazione S.p.A., società controllata dalla Regione stessa e guidata da esponenti vicini alla maggioranza politica.

Siamo di fronte a un cortocircuito etico: si spendono oltre 600.000 euro di soldi pubblici per
fare spot, marketing e “promozione dell’immagine” dell’amministrazione, ma si lasciano a
secco migliaia di ragazzi che, senza quel sussidio, rischiano di dover abbandonare gli studi.
Mi rivolgo al Presidente Alberto Stefani e all’Assessora all’Istruzione Valeria Mantovan.
Lui, laureato in Giurisprudenza con tesi in Diritto Canonico. Un esperto di leggi della Chiesa,
insomma: forse è per questo che la sua gestione politica sembra basarsi sulla “Divina
Provvidenza”, aspettando che i problemi si risolvano da soli.
Lei, forte di un Master in Pubblica Amministrazione. A questo punto la domanda sorge
spontanea: ma in questo Master insegnavano forse come NON trovare i soldi per i diritti
costituzionali?

Viene da chiedersi se, tra tanti titoli accademici sfoggiati con orgoglio, mancasse un esame
sulla “gestione delle priorità”, o se l’unica strategia appresa in anni di studi sia il rimpallo di
responsabilità su Roma.
In quale manuale di “buona amministrazione” è scritto che la propaganda social viene prima del diritto costituzionale allo studio?
Il merito non può essere solo uno slogan da campagna elettorale. Se la Regione preferisce
finanziare la propria immagine piuttosto che sostenere i talenti che non hanno “le spalle
coperte”, allora non sta investendo sul futuro. Lo sta svendendo.
Confido che queste righe possano servire a pretendere risposte serie, e non le solite
promesse.

Cordiali saluti,
Mario Borrata

Professor Mario Borrata

 

 

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