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Quarantacinque donne uccise in Lombardia in 2 anni e 8 mesi tra il 1977 e il 1980. Una scia di sangue in un’Italia forse più crudele di oggi

Se l’Italia di oggi appare intrappolata in un raccapricciante “Far West” di femminicidi, amplificato costantemente dall’attenzione mediatica, è fondamentale gettare uno sguardo al passato per una prospettiva storica. Non per alleggerire le responsabilità della società odierna, ma per evidenziare come la percezione di un fenomeno possa essere distorta e, soprattutto, per ricordare che la piaga degli omicidi di donne era, in termini assoluti e proporzionali, peggio ancora di oggi.

I dati emersi dalla cronaca di quarantacinque anni fa dipingono un quadro agghiacciante: nella sola Regione Lombardia, in un arco di tempo relativamente breve, tra il luglio del 1977 e l’aprile del 1980, furono contate 45 vittime femminili. Una media spaventosa che riporta alla memoria il volto più oscuro e violento di un’Italia che troppo spesso dimentica i suoi “morti non mediatici”.

L’ultimo nome a chiudere questa tragica sequenza, al 16 aprile 1980, è quello di Orietta Ballabio Casati, 42 anni, barbaramente massacrata a martellate nella sua villa a Renate Brianza (oggi provincia di Monza e della Brianza). Orietta fu, in quei due anni e nove mesi, la quarantacinquesima donna a cadere sotto la violenza omicida. 45 omicidi in meno di tre anni in una singola regione gettano una luce sinistra sul tasso di criminalità dell’epoca.

Sebbene i dati nazionali recenti parlino di circa 100-150 femminicidi l’anno in tutta Italia (circa 103 omicidi di donne in ambito familiare/affettivo nel 2023), è cruciale notare che negli anni ’70 e ’80 i tassi di omicidio totali in Italia erano significativamente più alti rispetto a oggi. La violenza era più diffusa e strutturale.Questo suggerisce che, mentre oggi l’attenzione è focalizzata sulla specificità del “femminicidio” come fenomeno, l’alta frequenza degli omicidi di donne in quegli anni era parte di un contesto sociale complessivamente più violento e meno sicuro, dove la vita di una donna era, se possibile, ancora più a rischio.

I nomi dellevVittime: la memoria della tragedia

Ogni nome, un dramma. Ogni data, un luogo del dolore. L’elenco delle 45 vittime, dalla provincia di Varese a Sondrio, da Pavia a Milano, è un monumento silenzioso alla crudeltà inaudita che ha attraversato la Lombardia:

Nome e Cognome Età Luogo del delitto Data
Palmira Lattuada 63 Busto Arsizio 15/07/1977
Esterina Starsieri 56 Cavaria 26/09/1977
Adele Lazzaroni 20 Milano 02/10/1977
Luisa Ghizzardi 22 Melegnano 20/10/1977
Annetta Faretti 62 Voghera 5/11/1977
Emilia De Ambrogi 76 Voghera 28/12/1977
Enrica Repossi 27 Pavia 2/1/1978
Lia Zennari 24 Milano 15/1/1978
Rosa Bregia 34 Milano 17/1/1978
Anna Carbone 51 Limbiate 25/1/1978
Luigia De Ponti 38 Milano 26/02/1978
Palmira Bigiotti 19 Sondrio 15/02/1978
Vincenza Paglialonga 50 Bollate 21/04/1978
Enza Vita Milano 31 Lurate Caccivio 28/04/1978
Dolores Barea 20 Milano 7/5/1978
Rita Cavagna 27 S.Pellegrino 19/6/1978
Clara Onesi 28 Milano 26/6/1978
Lucia Ruggeri 34 Milano 10/7/1978
Maria Rosa Limonta 83 Besana Brianza 4/9/1978
Liliana Racano 20 Milano 5/9/1978
Rosa Orgiu 28 Pero 20/11/1978
Natalina Masadri 20 Desenzano 26/11/1978
Maria Beltrame 50 Vigevano 16/12/1978
Emilia Redaelli Folina 57 Milano 23/12/1978
Maria Curzio Puma 84 Bergamo 28/12/1978
Anna Summo 19 Seregno 20/1/1979
Anna e Wanda Galli 67 e 66 Milano 21/1/1979
Morena Artiagoitia 21 Casteggio 21/04/1979
Adele De Figlio 40 Milano 29/4/1979
Stefanina Ghiroldi 51 Darfo 12/5/1979
Luisa Finocchiaro 45 Milano 29/5/1979
Francesca Strano e Ada Perrone 48 e 69 Milano 1/6/1979
Maria Bosetto 54 Lainate 13/7/1979
Maria Restelli 46 Arconate 15/10/1979
Patrizia Mattiuzzi 26 Segrate 19/10/1979
Maria Nocente 29 Milano 28/10/1979
Silvia Villa 19 Milano 9/11/1979
Tiziana Cozzi 26 Garbagnate 30/11/1979
Adele Bianchi 49 Fagnano Olona 29/11/1979
Rita Zanagnolo 57 Lumezzane 5/12/1979
Maria Cristina Navarro 26 Milano 19/1/1980
Ornella Pagliacci 26 Melegnano 26/2/1980
Carla Carbone 36 Garlasco 28/2/1980
Maria Liberato Gallo 32 Lainate 3/2/1980
Orietta Ballabio Casati 42 Renate Brianza 16/04/1980

 

Il confronto storico non è un esercizio di cinismo, ma un monito. Se oggi la sensibilizzazione è alta e la violenza contro le donne ha un nome specifico, “femminicidio”, che ne riconosce la radice di genere, decenni fa l’alta frequenza di questi delitti era trattata spesso come semplice cronaca nera, priva di quella consapevolezza sociale e politica che oggi, almeno, ci spinge a parlarne, a denunciarlo e a combatterlo con strumenti legislativi e culturali dedicati.La storia di queste 45 donne non deve solo servire a calibrare la nostra percezione, ma soprattutto a ricordare che la lotta contro la violenza di genere non è un’emergenza solo del presente, ma una battaglia che dura da decenni e che esige un impegno costante.

(rdn)

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