
Borgo Valbelluna, 9 settembre 2025 – Le cicatrici della tempesta Vaia, a quasi sette anni di distanza, sono ancora visibili e la mostra fotografica “There’s no calm after the storm” del fotografo Matteo de Mayda le porta alla luce con crudo realismo e una profonda indagine scientifica. L’esposizione, che ha già fatto il giro del mondo, sarà inaugurata venerdì 12 settembre alle 18:00 a Palazzo delle Contesse di Mel e rimarrà aperta fino al 12 ottobre.
La tempesta Vaia, un evento meteorologico estremo che nell’ottobre del 2018 interessò il Nord-Est d’Italia con venti che sfiorarono i 200 chilometri orari, abbatté circa 14 milioni di alberi e causò danni ingenti a intere comunità montane di Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Oltre al devastante impatto immediato, stimato in tre miliardi di euro, la mostra si concentra sulle conseguenze a lungo termine. Le immagini di De Mayda mostrano pendici montane brulle e foreste sopravvissute invase dal bostrico dell’abete rosso, un parassita che prospera su alberi indeboliti. Questa fragilità accresce il rischio di frane e valanghe, una minaccia costante per le popolazioni locali.
Il progetto, vincitore della borsa di studio ISPA (Italian Sustainability Photo Award) nel 2021, nasce dalla collaborazione tra il fotografo Matteo de Mayda, il giornalista Cosimo Bizzarri e i dipartimenti Tesaf e Dafne dell’Università di Padova. Questo connubio unico tra approccio documentaristico e ricerca scientifica offre un’analisi approfondita delle conseguenze ambientali e antropologiche di Vaia. L’obiettivo è quello di fornire una riflessione su cause, conseguenze e prospettive future, sensibilizzando il pubblico sull’emergenza climatica e sul delicato equilibrio tra azione umana e stabilità degli ecosistemi.
Matteo de Mayda, la fotografia come atto politico
Originario di Treviso, ma residente a Venezia, Matteo de Mayda ha fatto della sua ricerca visiva uno strumento per esplorare cause sociali e ambientali. Il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il British Journal of Photography International Award nel 2022, e le sue immagini sono state pubblicate su testate di rilievo come The New York Times, Internazionale e Vogue. La sua produzione artistica include anche il libro “Era Mare” sul fenomeno dell’acqua alta a Venezia. La mostra “There’s no calm after the storm” è diventata anch’essa un libro, vincitore del premio Gabriele Basilico, che porterà il progetto nelle scuole delle comunità colpite da eventi climatici estremi.
La mostra a Borgo Valbelluna: un messaggio per la comunità
L’esposizione, organizzata con il supporto dell’Associazione ArtDolomites e Oltre le Vette, ha un valore particolare per la comunità di Borgo Valbelluna, come sottolinea il comitato organizzativo: “Abbiamo fortemente voluto questa mostra, perché ci spinge, attraverso la fotografia, a riflettere su temi come il cambiamento climatico e la fragilità dell’ecosistema in cui viviamo. Il progetto, affiancato dalla parte scientifica, offre l’occasione ai visitatori di esplorare le conseguenze della tempesta Vaia a otto anni di distanza dall’accaduto”.
La mostra sarà visitabile nei fine settimana, il sabato e la domenica, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
