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Cambiamento climatico, la teoria dei giochi

Ghiacciaio Marmolada (Legambiente)

Il cambiamento climatico naturalmente non è un gioco e nella Valbelluna potrebbe dare inizialmente problemi meno gravi che altrove ma non facciamoci troppe illusioni.

La teoria dei giochi fornisce una metodologia matematica per analizzare scelte strategiche nel contesto di rapporti interattivi. Naturalmente la realtà è molto più complessa della teoria ma questa può fornire mezzi molto potenti per comprendere e prevedere il comportamento umano e le dinamiche di gruppo.

Nel caso in oggetto vi sono da fare analisi in campo economico, politico e biologico, quindi con una interpolazione di algoritmi la cui complessità è piuttosto difficile da valutare e comprendere.

Con una preparazione matematica di livello liceale in questa sede posso semplicemente usare la logica, semplificando il problema e mettendo da parte matematica e algoritmi.

I giocatori sono 3: Il Pianeta, con le sue intrinseche caratteristiche lo chiamiamo P. La popolazione del mondo che ritiene il cambiamento climatico Naturale e quindi senza necessità di interventi da parte nostra la chiamiamo N. La restante popolazione che ritiene necessari provvedimenti urgenti ed efficienti perché ritiene che sia una crisi climatica di genesi Antropica la chiamiamo A.

Mentre P è ben definito e può essere considerato complessivamente un singolo giocatore, N ed A sono costituiti da miliardi di persone che dividiamo arbitrariamente in due gruppi e che vengono considerati giocatori singoli come se fossero totalmente omogenei.

P: il nostro pianeta l’abbiamo “ereditato” dopo una evoluzione biologico-ambientale che si originò 66 milioni di anni fa per il notissimo impatto con un asteroide di circa 10 Km di diametro nella zona dello Yucatan, nell’attuale Messico. L’evento estinse il 75% delle specie, dinosauri compresi, e segnò l’inizio del dominio dei mammiferi.

Lucy, 3,2 milioni di anni fa circa, segnò la prima significativa evoluzione nella nostra filogenesi diventando bipede, mentre il dominio del “sapiens” rispetto ai diversi ominidi verosimilmente si consolidò circa 40.000 anni fa con la integrazione parziale e il sostanziale dominio sul Neandertal. Fino a 150 anni fa il nostro impatto sul pianeta fu modesto; ma con l’energia del petrolio e lo sviluppo dell’era industriale il nostro impatto sul pianeta è considerevolmente cambiato. Ed ora il pianeta sta reagendo al cambiamento secondo le sue inevitabili leggi bio-fisiche

N: Verosimilmente tra gli umani questo gruppo è il meno numeroso ma comprende, con le dovute eccezioni, i gruppi economicamente e politicamente più potenti, cioè quelli che dominano l’economia del mondo e che non vogliono cambiamenti planetari perché soddisfatti dell’esistente. Sono quelli che Giuseppe Gioacchino Belli definiva “li soprani der monno vecchio” con tutti i loro vassalli, valvassori e valvassini. Rappresentano soprattutto i più importanti centri economico industriali e quindi i governi e le fonti di informazione che da questi dipendono. Si calcola che il 10% della popolazione più ricca del pianeta possegga il 90 % di tutti i beni

A: Sono gli altri; sono il gruppo più numeroso; sono quelli che condividono più o meno consapevolmente i fatti oggettivi del cambiamento e le conclusioni tecnico scientifiche del 97% degli scienziati che si occupano di clima. (Continua)

Filiberto Dal Molin

 

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