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La Gastroenterologia incontra i medici di Medicina Generale

Più di 5mila pazienti all’anno seguiti, prestazioni e ricoveri in crescita, lavoro sull’appropriatezza e sulla formazione di nuovi medici in rete con l’Università. La Gastroenterologia di Belluno, nell’occasione della presentazione di un corso di formazione per i medici di medicina generale sulle patologie gastrointestinali per creare un’alleanza a favore dei pazienti, fa il punto sulle principali attività.
I fiori all’occhiello dell’unità operativa sono le tecniche innovative di endoscopia e di ecoendoscopia di altissimo livello, che permettono curare lesioni maligne senza ricorrere alla chirurgia. Importante anche l’attività legata agli esami di secondo livello dello screening, e il dialogo con la medicina generale.
Importante anche l’attività scientifica e di studio, stimolata anche dal collegamento con l’Università di Padova.

Corso medici di Medicina generale il 19 ottobre 2024 in Sala Convegni Ospedale S. Martino Belluno
La sostenibilità del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è spesso messa in discussione da un utilizzo poco razionale delle risorse con allungamento dei tempi di attesa delle viste specialistiche e degli accertamenti diagnostici e percezione da parte del paziente di inefficienza complessiva.
La Gastroenterologia dell’Ospedale San Martino ha sempre creduto che un buon utilizzo delle risorse debba rigorosamente partire da una stretta collaborazione tra medico di Medicina Generale e specialista. Come facciamo a lamentarci di mancata appropriatezza delle richieste se non vengono condivise le indicazioni corrette con il richiedente?
Per tale ragione, con cadenza annuale, negli anni sono stati organizzati incontri con i Medici di Medicina Generale su “topics specifici”. Gli ultimi argomenti affrontati sono stati la gestione del dolore addominale (2022) e le “precancerosi in Gastroenterologia” (2023).
Quest’anno abbiamo voluto affrontare i percorsi diagnostici di alcune patologie dell’apparato digerente (la malattia da reflusso gastroesofageo, la Sindrome dell’Intestino Irritabile, le allergie e le intolleranze alimentari) che per motivi diversi l’una dall’altra creano non pochi problemi nella gestione e se non affrontate con opportuno rigore sono responsabili di uno scorretto consumo di risorse e pesante allungamento delle liste di attesa. Per affrontare questi temi abbiamo coinvolto “esperti” e dell’Università di Padova con i quali collaboriamo da molti anni: prof. E. Savarino, dr.ssa F. Galeazzi, prof. R. Salvaror e la dr.ssa F. Polato.
Nelle patologie dell’apparato digerente, la malattia da reflusso gastroesofageo la Sindrome dell’intestino irritabile e le presunte allergie e intolleranze alimentari costituiscono un punto critico importante per la loro alta prevalenza. La loro gestione diagnostica e terapeutica varia sensibilmente secondo il contesto generale, quello economico e quello delle risorse disponibili nel territorio. L’impatto economico e sociale di queste patologie è enorme in termini di assenze dal lavoro, spesa farmaceutica, visite specialistiche e accertamenti diagnostici richiesti e di automedicazioni. L’impatto di questi pazienti negli ambulatori di Gastroenterologia ed in quelli dei medici di Medicina Generale è imponente. Per ottimizzare le risorse risulta sempre più imprescindibile una stretta collaborazione tra specialisti e Medici di Medicina Generale. L’automedicazione o l’ auto prescrizione di accertamenti non validati scientificamente sono un ulteriore pericolo per la salute del paziente e costituiscono una delle cause di una graduale perdita di fiducia dei pazienti nel ricorrere al proprio Medico dei Medicina Generale e ai percorsi tradizionali.
Per quanto inerente alla malattia da reflusso gastroesofageo, in considerazione della sua elevata prevalenza nella popolazione anche giovane, è fondamentale individuare correttamente i pazienti che avranno bisogno di una diagnostica di primo o secondo livello rispetto a quelli in cui sarà sufficiente prescrivere una terapia con antiacidi minori piuttosto che con inibitori di pompa protonica (proton pump inhibitor, PPI) per congruo periodo. Secondo studi recenti quasi un quarto della popolazione adulta fa uso sporadico o continuativo di PPI. Inoltre sebbene questi ultimi siano sicuri nel breve termine, le più recenti evidenze mettono in evidenza dei potenziali rischi associati al loro uso a lungo termine. L’attuale revisione sistematica dell’uso globale dei PPI fornisce evidenze per sostenere un loro uso più razionale quando sono necessari con posologia e durata adeguati e necessaria deprescrizione quando non vi sono indicazioni appropriate o evidenze di beneficio al fine di ridurre i rischi per la salute e i costi del trattamento.
La Sindrome dell’Intestino irritabile piuttosto che l’autodiagnosi del paziente di pensare di essere affetto da allergie o intolleranze alimentari è un’altra grande sfida per specialisti e medici di Medicina Generale. E’ indispensabile anche qui seguire i criteri diagnostici essenziali che permettono la diagnosi di queste patologie discriminando i pazienti che per età o coesistenza di segni e/o sintomi di allarme hanno bisogno di accertamenti diagnostici (bioumorali, strumentali ecc). Inutile sottolineare quanto possa essere dannoso in termini di economia e sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale avviare percorsi diagnostici complessi in paziente che non lo richiedono con allungamento poi dei tempi di attesa da parte di altre tipologie di pazienti che ne hanno necessità. La pressoché assente esistenza di test diagnostici diretti per la diagnosi delle intolleranze alimentari spinge spesso i pazienti verso strade alternative alla Medicina tradizionale, con complicità di chi promette test risolutivi in realtà privi di validità scientifica. Il medico di Medicina generale e lo specialista in queste situazioni devono svolgere un ruolo determinante nel dissuadere il paziente a percorrere tali strade inutili e potenzialmente pericolose.

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