

Belluno, 13 luglio 2024 – “Mi hanno detto che quando si è saputo che io facevo la madrina su Facebook ci sono stati degli insulti e dei commenti omofobi, perché c’è chi usa la rete come solidarietà e c’è chi usa la rete come rete fognaria per evacuare i più bassi istinti di persone che sono frustrate rispetto a noi che invece siamo realizzati”.
Lo ha detto Vladimir Luxuria – attivista, scrittrice, personaggio televisivo, opinionista, direttrice artistica, attrice, cantante, drammaturga, conduttrice televisiva, già deputata della XV legislatura, governo Prodi e persona transgender eletta all’Europarlamento – nel suo intervento in piazza Martiri di Belluno nel pomeriggio di oggi, per la seconda edizione del Belluno Pride 2024 al quale hanno partecipato quasi duemila persone.
“Forse ci sono tanti motivi per fare i Pride – ha proseguito Luxuria – A tutte le persone che continuano a dire che questi Pride sono una pagliacciata, che sono inutili, vorrei dire di venire a vedere un Pride per vedere gli sguardi entusiasti di tanti giovani che si ritrovano felici di essere quello che sono alla luce del sole senza vergognarsi e senza ipocrisia. Questa è la normalità. Noi siamo persone assolutamente realizzate. Siamo molto più tranquilli di tante isteriche omofobe, anche dal governo, che continuano a puntarci il dito contro. Purtroppo c’è chi fa carriera sull’omofobia e riesce anche a conquistare un seggio all’europarlamento, offendendo la divisa che indossa. Perché la divisa dovrebbe rappresentare tutto lo stato. Siamo qui per difendere le famiglie Arcobaleno che oggi sono sotto attacco. Prima dicevano che era un capriccio a prendersi cura di una vita umana di dare una medicina se il bambino sta male di cantargli, una ninna nanna per addormentarlo di dargli un libro di scuola per studiare. Essere genitori non è mai un capriccio. È un grandissimo gesto di amore che non può essere criminalizzato come questo ddl Varchi vorrebbe fare, volendo arrestare chi vuole essere genitore con due anni di carcere fino a un milione di euro di multa, equiparando la genitorialità Arcobaleno a reati terribili come il turismo sessuale di tipo pedofilo”.

Sul tema è intervenuta con una nota la Consigliera di Parità Flavia Monego presente alla manifestazione: “I diritti civili sono patrimonio di tutti. Perché sono una componente, un pilastro, dei diritti sociali. E sono la base di una società inclusiva e migliore. La loro difesa e tutela quindi è compito di tutti. Non ci possono essere strumentalizzazioni di nessun genere rispetto alla questione dei diritti civili. Come non ci possono essere fratture. Semmai deve esserci rispetto e comprensione, da entrambe le parti. Quest’anno, senza strumentalizzazioni e attriti, il Pride ha mostrato la sua componente di festa e insieme di sensibilizzazione profonda. È quello di cui abbiamo bisogno, di tenere alta l’attenzione senza strepiti e senza polemiche, difendendo i diritti a essere quello che si vuole, a esserci e ed esprimere in libertà la propria natura e le proprie convinzioni, una libertà che è sancita anche dalla Costituzione. La risposta di Belluno e dei bellunesi è stata ottima in questo”.
https://www.facebook.com/reel/1030365042034738
Manifesto Belluno Pride 2024
Autodeterminazione, abilismo e ambiente: A.A.A. cercasi società a misura d’essere umano ed essere umano a misura di pianeta Terra.
A pezzi mai! La frammentazione delle lotte ci porta a spendere sempre meno tempo su di una tematica e ad essere sempre più a pezzi e stressatә. Una visione comune e globale della situazione, semplice ma non semplicistica, né semplificata, non si trova e tutto sembra “troppo” da affrontare.
Questo toglie potere e forza alla nostra lotta, che sembrano tante, ma in effetti è una sola. Questa moltitudine di problematiche ci rende sempre più stanchә e sopraffattә dall’idea che portare avanti il cambiamento, a volte, stia diventando impossibile. Il mondo e la società ci paiono sempre più fagocitanti ed i “problemi” inaffrontabili, troppo grandi e lontani dal nostro raggio d’azione.
QUESTO NON È VERO.
Ogni pensiero fatto, condiviso e messo in comune è uno strumento per capire (e realizzare) insieme il cambiamento che vogliamo. Lottare non è fare la guerra. Forse utilizzare la parola “lotta”, in un clima di guerra imperante (tra le due raccontate e le molte taciute) ci destabilizza; lotta è tra le parole che poco usiamo e poco conosciamo. Eppure, la lotta per i diritti (siano essi diritti dell’essere umano o del pianeta di cui è parte) è l’opposto della guerra e del conflitto armato che uccide popoli solo presuntamente diversi. In una società patriarcale e consumistica, di tipo capitalista (ecco tre parole che tanto ci fanno paura, eppure sono le uniche precise che abbiamo) vogliamo diritti uguali per tuttә e uno sguardo immediato, preoccupato e consapevole al nostro rapporto con il pianeta terra, quello su cui viviamo. Per questo siamo contro tutte le guerre, che sono sempre dettate dal potere e dalla divisione, ma siamo per la lotta e la nostra rivendicazione è semplice:
DIRITTI PER TUTTƏ E RISPETTO PER IL NOSTRO PIANETA.
La Terra è la nostra casa comune, ma ci siamo dimenticatə che è anche la condizione della nostra esistenza. Dobbiamo subito fermare l’ecocidio di cui siamo la causa, cambiando le priorità del nostro pensiero su sviluppo e coabitazione. Allargare i diritti non toglie mai diritti a nessuno. Se ognunə guarda il mondo attraverso i suoi soli occhi e si limita alla propria esperienza non può vedere la realtà multiforme che abbiamo attorno, le numerose realtà che esistono. La società che vogliamo è vista attraverso gli occhi di tuttə e costruita insieme. Una società equa, non escludente e basata sull’autodeterminazione. L’autodeterminazione è un diritto fondamentale che spetta a ciascun individuo, senza eccezioni. Ogni persona ha il diritto di definire se stessa, di scegliere il proprio percorso e di vivere la propria verità senza timore, né discriminazioni. Sia essa disabile o normodotata. Difendiamo il diritto di ogni persona ad amare chi vuole, identificarsi come vuole, esprimere la propria identità. Ognunə deve poter crescere in un ambiente sereno e che dia strumenti per capirsi e capire il mondo. Vogliamo che l’educazione e la scuola sia gratuita, agibile per tuttə, inclusiva, formata e formante. Una scuola pubblica che garantisca ad ogni studentə di sentirsi ascoltatə, seguitə e rispettatə. Rivendichiamo il diritto per tuttə di potersi costruire una famiglia, avere un lavoro, una vita sociale appagante. Pretendiamo il diritto alla salute, che non è assenza di malattia, ma stare bene in ogni ambito della vita (definizione OMS). Una medicina che si prenda cura delle persone e sia fruibile a livello pubblico. Dalla salute fisica e mentale nei percorsi di affermazione di genere, alla genitorialità, al fine vita. Da ultimo, ogni essere umano deve vivere in condizioni economiche dignitose che ne garantiscano la libertà. Per questo pretendiamo un reddito di autodeterminazione di base.
Fascismi? No grazie.
Fantasmi nostalgici si aggirano nel web e nelle istituzioni. Ecco, noi alle camicie nere, ancorché ripulite, abbiamo sempre preferito gli abiti arcobaleno, di qualunque taglia essi siano. Perché per noi il fascismo è e sarà sempre un’ideologia di sopraffazione, del dominio del forte sul debole, di negazione delle infinite differenze. Niente di tutto ciò ci è vicino.
Non vogliamo mica la luna!
Noi facciamo il nostro, come movimenti, come associazioni e come persone, ma è la politica istituzionale che ha gli strumenti per muoversi e fare le leggi che servono e cancellare quelle che non servono più. A livello nazionale vogliamo leggi nuove e migliori, concrete e attuabili. Mentre chiediamo alla politica locale di tutelare ə proprə cittadinə, in tutte le forme che le competono, ma prima di tutto con il prendere posizione.
Troppe volte abbiamo sentito la scusa “la legge ancora non c’è e io non posso fare nulla”.
Sappiamo, per il buon esempio di molti Comuni, ed anche per la storia di questo territorio, che questo NON È VERO.
Chiediamo perciò ai rappresentanti di questo territorio, prima di tutto sindache e sindaci di tutti i comuni della Provincia di Belluno di essere con noi, di lavorare con noi, di aiutarci a tutelare i nostri diritti come cittadinə. Quello che vogliamo sono nuove leggi, che si stacchino dalla retorica della tradizione e rispecchino la realtà del nostro tempo. Vogliamo tutele che riempiano i vuoti legislativi che oggi non ci permettono di essere cittadinə appieno.
In cosa?
Vogliamo leggi sull’omogenitorialità che ci permetta di essere famiglie, di avere un figlio attraverso la PMA accessibile anche alle coppie di donne e alle donne single, la gestazione per altrə etica e solidale, l’accesso all’istituto di adozione per coppie e single a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere. Vogliamo la legge sul riconoscimento alla nascita di bambinə natə nelle coppie omogenitoriali e la trascrizione dei loro certificati di nascita regolarmente rilasciati all’estero.
Vogliamo un matrimonio egualitario: di fronte allo stato, gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Vogliamo una scuola laica e più inclusiva. Che educa lə studentə e lə insegnantə con percorsi obbligatori e geatuiti. Che sia una comunità dove nessunə si senta esclusə né per questioni di genere, né di preferenza sessuale, perché razializzatə, per abilismo. Vogliamo la carriera alias in tutte le scuole.
Vogliamo che i percorsi di affermazione di genere siano più snelli, seguiti e tutelati dalla sanità pubblica sul territorio. Vogliamo percorsi psicologici non imposti ma che seguano davvero la persona, vie legali nella burocrazia più veloci, percorsi sanitari pubblici e formati.
Vogliamo che a livello nazionale ci sia una legge che permetta di segnalare le discriminazioni sul posto di lavoro per questioni di genere ed orientamento sessuale.
Vogliamo essere liberə di trovare lavoro come ogni altrə persona! Il lavoro è un diritto, dev’essere un luogo sicuro e non discriminante, chiediamo che tutte le aziende si impegnino ad attivare la carriera alias (che nel privato non è obbligatoria, nel pubblico sì).
Per questo saremo nelle piazze il 13 luglio per cambiare il mondo insieme!
CI VOGLIAMO LIBERƏ DI CRESCERE E IMPARARE, DI ESISTERE E STARE BENE, DI LAVORARE E REALIZZARCI,
Ci vogliamo insieme.
Questo manifesto è stato realizzato da:
C.I.A.O. LGBTQ+ (Comitato Inclusivo di Azione e Orientamento)
con la condivisione di: A.GE.D.O. Treviso, Famiglie Arcobaleno Triveneto, Rete Studenti Medi Belluno-Feltre, Associazione Dafne, Casa dei Beni Comuni, Non una di meno Belluno, ADL Cobas
GLOSSARIO
Abilismo
L’abilismo è una discriminazione culturale nei confronti delle persone disabili
ma, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo e
una mente abile. Nella prospettiva abilista, la disabilità è vista come un difetto
invece che un aspetto della varietà umana, mentre il corpo-mente non disabile
è considerato “la norma”. L’abilismo non tiene conto di tutte le variabili esistenti
nel soggetto umano appiattendolo e creando una gerarchia discriminante.
Autodeterminazione
Possibilità di ogni individuo di essere e diventare ciò che desidera e sente
all’interno di istituzioni e di un sistema che ne garantiscano la libertà e piena
realizzazione, dal punto di vista economico e in ogni altro ambito della vita, dal
concepimento al suo termine (fine vita). Questa parola è una delle eredità del
femminismo.
Capitalismo
Il sistema economico volto all’accumulazione e massimizzazione del profitto
privato. È il sistema in cui viviamo da centinaia di anni, che ha portato
ad avere l’1% della popolazione mondiale in una situazione di ricchezza,
significativamente molto più alta ed irrecuperabile, a discapito dei molti, il 99%.
Carriera alias
La carriera alias – o identità alias – è un protocollo che prevede la possibilità di
registrarsi in un ente, un’azienda o una scuola con il nome che corrisponde alla
propria identità di genere anche se questo è diverso da quello anagrafico.
Consumismo
Fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate allo scopo
di allargare continuamente la produzione, attraverso l’aumento dei consumi
per soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni
d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione. In altre parole,
consumare per consumare, fino al massimo spreco possibile.
Diritto al fine vita
Diritto all’autodeterminazione nella scelta di porre fine alla propria vita se non
la si ritiene più corrispondente a una condizione di dignità.
Ecocidio
la distruzione del sistema Terra (l’eikos, cioè la casa comune) per come
l’abbiamo finora conosciuto. Lei (la Terra) ovviamente troverà un altro equilibrio,
noi difficilmente ce la passeremo bene. Che questo sia responsabilità umana lo
dice un’altra parola nuova, Antropocene, l’epoca (conseguente alla rivoluzione
industriale) determinata dalla presenza dell’essere umano.
Gestazione per altrə
Abbreviato, GPA, è una forma di procreazione assistita in cui una donna
(definita madre surrogata, gestante per altri) provvede volontariamente alla
gestazione per conto di una o più persone, che acquisiranno la responsabilità
genitoriale nei confronti del nascituro.
Reddito di autodeterminazione
Forma di introito minimo garantito, incondizionato, conferito a tuttə su base
individuale.
Patriarcato
Nella sua definizione più ampia, (e non come fenomeno storico conclusosi,
magari!) significa la manifestazione e l’istituzionalizzazione del dominio
maschile sulle donne e sui bambini all’interno della famiglia e l’estensione del
dominio maschile sulle donne nella società in generale. Implica che gli uomini
detengano il potere in tutte le istituzioni importanti della società e che le
donne siano private dell’accesso a tale potere.
Percorsi di affermazione di genere
Il percorso di affermazione di genere (o transizione o adeguamento di genere)
è un percorso che può essere psicologico, medico e/o legale attraverso il
quale una persona con incongruenza di genere ha la possibilità di modificare
il proprio corpo e il proprio aspetto, oltre che il nome e il genere con i quali è
conosciuta alle istituzioni e interagisce nel suo contesto sociale, in modo da
allinearli al proprio genere di elezione.
Razzializzazione
La razzializzazione è il processo attraverso cui un gruppo dominante
attribuisce caratteristiche razziali, disumanizzanti e inferiorizzanti, a un gruppo
dominato, attraverso forme di violenza diretta e/o istituzionale che producono
una condizione di sfruttamento ed esclusione materiale e simbolica. La
parola razzializzata/o ci consente di vedere come la razza, che non esiste
biologicamente, serva a mantenere rapporti di potere
