
Cia Belluno: “Ma crescono le imprese condotte da under 40, l’8% del numero totale. Adesso o mai più: la politica deve rimettere al centro il primario. Altrimenti l’emorragia sarà inarrestabile”
Un bilancio negativo per il comparto del primario bellunese. 6 le imprese agricole professionali perse, in media, ogni anno. Secondo gli ultimi dati diramati dall’Osservatorio agricolo dell’Inps, erano 1.330 nel 2021, si sono ridotte a 1.324 nel 2022. Non vi sono ancora dati ufficiali rispetto al 2023, ma il trend sembra addirittura in peggioramento.
“Si tratta di aziende agricole strutturate, con dipendenti contrattualizzati, e non a conduzione familiare – sottolinea Cia Belluno – Motivo per cui questa tendenza risulta particolarmente significativa e preoccupante”. L’altra faccia della medaglia è un incremento della produzione lorda agricola veneta: si attestava a 6,4 miliardi nel 2021, è stata di 7,7 miliardi nel 2022 (+18,4%). Aumentano pure i giovani in agricoltura: oggi, nel Bellunese, sono 105 le imprese agricole professionali condotte da under 40 (l’8% del totale), con un ritmo che mostra una crescita costante: +2% all’anno.
“E questo grazie alle misure del Primo insediamento in agricoltura riconducibili al Piano di sviluppo rurale – spiega il presidente di Cia Belluno, Rio Levis – Nello specifico, prevedono degli aiuti ad hoc senza i quali un giovane non avrebbe né la forza, né la capacità di aprire un’attività agricola. Le idee, da sole, non bastano”. In provincia funziona, dunque, il ricambio generazionale: “L’agroalimentare ha delle potenzialità enormi, pure in termini di innovazione tecnologica: le ragazze e i ragazzi si stanno dimostrando all’altezza, sono lungimiranti, hanno una visione”. Le aziende agricole che “resistono” lo fanno specializzandosi di continuo, come precisa lo stesso Levis: “Non è più sufficiente possedere degli appezzamenti agricoli, come accadeva una volta, per dirsi agricoltore. Serve, invece, una formazione continua. Solo chi riesce a reinventarsi rimane sul mercato ed è nelle condizioni di portare a casa dei margini”. Che, in realtà, restano estremamente esigui. Appena il 10%, massimo il 15%, del valore del prezzo finale del prodotto che si trova sugli scaffali dei supermercati. “Lungo la filiera – chiarisce il presidente di Cia Belluno – vi sono dei rincari difficili da intercettare”. Il 2024 sarà l’anno delle grandi sfide, nel nome di una sostenibilità economica, ambientale e sociale. “Alla politica – conclude – continueremo a chiedere adeguati interventi per un’equa remunerazione dei prodotti. O le Istituzioni decidono di rimettere al centro il primario, o non potremo fermare l’emorragia delle imprese agricole”.
