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Intervento del sindaco di Longarone dinanzi al presidente della Repubblica stamane al Cimitero monumentale di Fortogna

Fortogna (Longarone), 9 ottobre 2023 – Di seguito l’intervento del sindaco di Longarone Roberto Padrin, dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella stamane al Cimitero monumentale delkle vittime del Vajont a Fortogna.

Buongiorno Presidente,

grazie veramente di cuore per essere tornato in questo luogo dove il Vajont ci offre silenziosamente il più grande invito a fare memoria, e insieme la più grande lezione di quello che lei pochi giorni fa ha definito “terribile e indimenticabile”.

Qui riposano le anime di 1.910 persone, tra queste anche moltissimi bambini, i cui nomi sono stati alzati verso il cielo poco fa dai loro coetanei delle nostre scuole. Se penso a quei bambini da 0 a 15 anni che sono stati strappati alla vita in quella notte, ancora più forte deve nascere in noi l’urgenza di promuovere la memoria, una memoria collettiva che deve essere la via verso un futuro migliore e solidale, senza mai piegarci alle tentazioni e ai compromessi. Nella trasparenza, nella lealtà, nel rispetto del prossimo auspichiamo, oggi, che questi bambini possano rappresentare una speranza da coltivare per migliorare il senso civico collettivo ed evitare disastri, così tanto brutali, con il monito del Vajont.

Sono passati sessant’anni dal quel tragico 9 ottobre 1963. Un tempo congruo per elaborare il lutto, ma non abbastanza per rimarginare la ferita che ancora è viva nelle nostre comunità.

I paesi colpiti dall’onda sono ritornati alla vita. E sono ancora qui grazie alla tenacia degli abitanti, alla grandissima dignità e forza d’animo dei sopravvissuti e dei superstiti, e alla solidarietà e all’impegno dei soccorritori, ai quali ieri Longarone ha voluto dedicare un viale per esprimere loro la nostro infinita gratitudine e riconoscenza. Soccorritori che proprio qui sessant’anni fa gettarono le basi per quel sistema di protezione civile la cui eccellenza oggi è riconosciuta in tutto il mondo.

Oggi, 60 anni dopo, sono loro la voce e lo spirito del miracolo della rinascita, reso possibile all’indomani dell’onda di acqua e fango. E mi fa estremamente piacere che Lei possa incontrare una delegazione proprio di superstiti, sopravvissuti e soccorritori.

A loro va l’abbraccio ideale delle nostre comunità e a tutte quelle migliaia di persone che ci aiutarono a ripartire grazie a una straordinaria solidarietà offertaci da ogni parte del mondo. Solidarietà che rappresenta ancora oggi la vera straordinaria ricchezza del nostro Paese e sono onorato che proprio oggi da Longarone abbia inizio la Settimana nazionale di Protezione civile.

Ho ancora negli occhi, signor Presidente, le immagini di quelle persone che ieri mi hanno trasmesso emozioni che mai dimenticherò. A loro ho espresso il concetto che il Vajont è quella tragedia che ha fatto emergere la parte peggiore, ma anche la migliore dell’uomo, rappresentata proprio da chi ha messo in campo generosità, coraggio e altruismo. E quindi fare memoria del Vajont significa ricordare ciò che non deve mai più succedere, dico MAI abbandonando progetti che possano portare l’uomo a commettere gli stessi errori mettendo il profitto davanti ad ogni valore etico e morale.

La presenza delle più alte cariche dello Stato, qui, oggi, prima qui tra i cippi del cimitero monumentale di Fortogna, poi di fronte alla diga è quanto mai significativa: è lo Stato che insieme a noi, insieme alle nostre popolazioni, fa memoria, commemora le vittime e soprattutto guarda oltre quell’onda di morte che rimane indelebile nel cuore di chi è sopravvissuto, impressa nella ricostruzione dei paesi, delle case, ma che ha faticato non poco a rimettere in piedi la comunità distrutta.

Quello Stato a cui non possiamo non chiedere che le carte processuali del Vajont, da pochi mesi inserite nella lista del Registro della memoria Unesco, restino qui, per rispetto dei superstiti e dei sopravvissuti, e anche di chi ha condotto il processo penale. Uno Stato che attraverso le sue istituzioni, insieme a noi, guarda oltre la tragedia per trasmettere alle giovani generazioni la cultura della prevenzione, del rispetto delle leggi della natura, della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Guarda oltre anche sforzandosi di trasformare una tragedia in un’occasione di riflessione, in un mattone su cui basare una società più coesa, più forte e consapevole. Del resto, in virtù del Vajont, il 9 ottobre è la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’uomo”. È quindi un simbolo. E mi piace pensarlo un simbolo di un intero Paese che anche oggi, un po’ come Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso, 60 anni fa, ha bisogno di rinascita, di solidarietà e di sanare le proprie ferite.

Grazie Signor presidente della Sua presenza qui oggi. A Lei va l’abbraccio sincero e fraterno di tutti noi, delle nostre comunità che le saranno per sempre riconoscenti. A Lei che oggi ha testimoniato insieme a noi quanto pesa il ricordo della tragedia, quanto indispensabile sia la memoria per costruire il futuro.

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