
Il Vajont è una presenza costante nella mia vita. Se ne parlava in casa quando ero bambino, per il dolore delle famiglie di amici colpite dal lutto e per il ruolo che avevano avuto altri amici di famiglia nelle perizie affidate all’Università di Padova; e ricordo i lunghi racconti di uno degli avvocati coinvolti nel processo, che mi faceva intuire la complessità della sequenza di eventi che portarono alla frana.
Un dramma che faticavo a comprendere da bambino. Poi durante gli studi universitari il ruolo dell’energia idroelettrica mi è divenuto più chiaro, ma fu nel 1991, una sera a Milano all’ospedale psichiatrico Pini che ascoltai per la prima volta Marco Paolini con la sua ricostruzione. Una serata densissima, accesa dal dialogo dell’attore con un ospite della struttura ospedaliera, che rese il racconto potente e vivo. Nessuna fatalità nel dramma di Longarone, ma l’ostinazione a conseguire un profitto nel momento della nazionalizzazione dell’industria elettrica. Le mie sicurezze coltivate con lo studio dell’ingegneria, della possibilità di misurare ogni cosa e di saper prevedere gli esiti delle azioni dell’uomo, si sgretolarono all’improvviso, seminando di dubbi la mia fiducia nell’uomo e nella tecnologia. Dubbi che mi rimangono oggi, persino accresciuti, resi pungenti dalla responsabilità di essere talvolta io stesso chiamato alle scelte per conto di altri, sapendo che non bastano le conoscenze tecniche per gestire processi complessi nell’interesse delle persone.
Il dramma del Vajont spezzò la fiducia di una generazione nel progresso e riportò al centro dell’attenzione la necessità di tenere al primo posto il rispetto per il territorio e le sue fragilità. Un monito che è attualissimo oggi, che abbiamo capito meglio quanto sia fragile l’ambiente in cui viviamo, in primo luogo per le sollecitazioni che diamo alla stabilità del clima.
Abbiamo l’umiltà di non ritenerci padroni del mondo e della natura, solo così sapremo tenere alto il rispetto per quelle migliaia di morti.
Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’energia all’Università di Padova
