Belluno, 19 novembre 2022 – “In 40 anni di guerre che ho seguito per lavoro, non ne ho mai vista una che abbia lasciato le cose meglio di prima. Ricevo ancora messaggi di militari italiani del contingente che parteciparono alle missioni in Afghanistan che mi scrivono: A cosa è servito? Ne valeva la pena”?
Lo ha raccontato questa sera in Sala “Teatro” del Centro Congressi Giovanni 23mo in piazza Piloni a Belluno, Toni Capuozzo – giornalista, scrittore, blogger, reporter per i periodici Panorama Mese ed Epoca, inviato per le testate Mediaset TG4, TG5, Studio Aperto nelle guerre nell’ex Jugoslavia, in Somalia, in Medio Oriente, in Afghanistan e nell’Unione Sovietica – nel corso della presentazione del suo ultimo libro “1992-2022 Ritorno all’inferno” per la rassegna I Grandi Incontri di Liberal Belluno, dell’omonima associazione guidata da Rosalba Schenal. A condurre l’incontro c’era Maurizio Ferin, giornalista de Il Gazzettino di Belluno.
“I racconti spiegano la realtà meglio della cronaca” ha detto Capuozzo, che non si definisce un inviato di guerra, ma con i suoi racconti arricchiti di aneddoti vissuti, ha spiegato le varie situazioni in cui si è trovato durante la sua carriera di giornalista nei vari teatri di guerra.
“Mi sono occupato di terrorismo islamico” ha raccontato Capuozzo, che attribuisce dovuto alle certezze granitiche dei loro combattenti. “Nel mondo cristiano, invece, che uno sia credente o meno, vi è un rapporto disincantato con la realtà”. Capuozzo ricorda i video dei terroristi che tagliavano le teste agli occidentali, ai colonizzatori, per terrorizzare e dimostrare al mondo che la loro supremazia si disintegrava quando erano catturati. “Feci un patto con il mio operatore – racconta Capuozzo – e lui si dichiarò d’accordo. Se veniamo catturati tentiamo la fuga. Perché sarebbe stato meglio morire abbattuti da una raffica di mitra, piuttosto che vedermi piangente in un video ad implorare pietà e chiedere aiuto, cosa che probabilmente avrei anche fatto se costretto”.
Sollecitato dal moderatore, nel comprendere i fatti della ex Jugoslavia, Capuozzo mette a fuoco ciò che differenzia gli italiani dai popoli balcanici. “Qui prendiamo tutto con leggerezza. Non abbiamo più conti da regolare con il passato tra fascisti e antifascisti. Solo Trieste è rimasta un ripostiglio del ‘900 dove trovi ancora i vecchi comunisti e i vecchi fascisti. Il mondo slavo invece, ha una memoria da elefante, fatta di vendette e ingiustizie subite mai rimarginate”.
“Io capisco la Polonia, l’Ucraina, i Paesi baltici, che guardano con sospetto la Russia. Ci sono pagine della 2° Guerra Mondiale non consumate. Stalin ce l’aveva con i contadini ucraini, che difendevano le loro terre contro la collettivizzazione del comunismo. Quando arrivarono i nazisti, gli ucraini li accolsero a braccia aperte, come salvatori, a migliaia si arruolarono con i nazisti e sterminarono gli ebrei. Avrebbero accolto anche i marziani per combattere Stalin. E se qui in Italia oggi c’era chi si preoccupava dell’ipotetico ritorno dei fascisti, nessuno ha mai fatto caso ai nazisti dell’Ucraina”.
“I russi non hanno mai chiesto a Putin di essere campione di democrazia. Del resto la democrazia non l’avevano mai conosciuta. Putin li ha liberati degli oligarchi con i metodi del kgb, ha un po’ redistribuito la ricchezza e ciò per loro bastava”.
“Dopo la 2° Guerra Mondiale noi abbiamo vinto una sola guerra, ossia quella della caduta del Muro di Berlino. Perché in Occidente si vive meglio. Eravamo migliori di quel paradiso promesso dal comunismo e mai realizzato. Ha vinto l’esempio. Vedevano come si viveva qui”.
Concludiamo con una nota di colore. Il cagnolino di Toni Capuozzo è stato buonissimo seduto sulle sue ginocchia dinanzi a una sala al completo di 300 persone. “Ho dovuto portarlo con me – ha spiegato Toni Capuozzo – perché qualche tempo fa avevo dovuto lasciarlo per qualche giorno e da allora mi segue ovunque perché teme l’abbandono”.
