HomeCronaca/PoliticaAmministrative Belluno 2022. Il commento di Francesco Rasera Berna

Amministrative Belluno 2022. Il commento di Francesco Rasera Berna

Avvocato Francesco Rasera Berna

Temo che il dibattito sul futuro del centro sinistra cittadino, dopo la sconfitta di domenica, stia eludendo una serie non piccola di questioni.
Tralascio chi cerca di edulcorare la sconfitta magari sottolineando che le croci sul simbolo della propria lista erano fatte meglio di altre, ma, pur senza alcuna pretesa di sciorinare “verità assolute”, espongo alcuni punti che proprio nell’essere volutamente “di parte” possono sollecitare un dibattito più ampio.

  1. La scelta del candidato da parte (di parte) del tavolo di centro sinistra
    Torno al famoso sondaggio di gennaio (peraltro – che mi risulti – l’unico pubblicato): in mancanza delle famose “antenne” che una volta ai partiti permettevano di interpretare il sentire della collettività, esso è stato usato a durlindana per sostenere la candidatura di Giuseppe Vignato senza prendere in considerazione alcuna altra alternativa.
    Ma non è stato affatto analizzato, perché il dato interessante che esso recava non era il nome dell’ipotetico vincitore, ma quello che dava la platea dei potenziali elettori del centro sinistra più ampia di quella degli elettori di Giuseppe Vignato al ballottaggio, mentre il contrario succedeva per De Pellegrin. Ogni ragionamento su questo è stato volutamente e direi colpevolmente ignorato, mentre il punto nodale non poteva che essere la capacità del candidato, in primis di portare a casa tutti i voti del centro sinistra, e poi magari di conquistare ulteriori consensi.
    Questa capacità di creare o meno un campo ampio si è peraltro rivelata alle elezioni anche confrontando il risultato della “lista del sindaco” De Pellegrin con quella di Vignato.
  2. I personalismi
    Oggi coloro che fanno un parziale mea culpa insistono sulla necessità di abbandonare i personalismi. Ora, a parte che io non saprei che nome dare alla posizione di chi dice o io o niente, e tralasciando il fatto che la personalizzazione della politica è stata perseguita e voluta da alcuni fino a portare la politica in uno stato di catalessi, io non credo affatto che questo spieghi alcunché.
    Penso invece che dietro la candidatura di Giuseppe Vignato ci fosse un progetto politico di tipo neocentrista, con l’obbiettivo (in effetti dichiarato più volte da alcuni e non solo in camera caritatis o nella foga della campagna elettorale) di “tagliare l’ala sinistra”: peccato che il centro sinistra senza sinistra sia….il centro.
    Questo progetto ha visto il protagonismo di alcuni (anche dell’ex maggioranza) e l’accondiscendenza del PD, forse troppo ossessionato dal desiderio di vincere ad ogni costo.
    Il risultato di Lucia Olivotto ed in particolare della lista Insieme per Belluno (la prima del centro sinistra e la seconda in assoluto) dovrebbe far definitivamente intendere che l’unità bisogna volerla concretamente e si costruisce con umiltà e inoltre che forse c’è bisogno di chiarire quale è la differenza fra centro destra e centro sinistra, con una maggiore radicalità quantomeno sui temi sociali.
  3. La città

Il voto ci consegna una città divisa e non perché il sindaco neoeletto ha avuto una maggioranza risicata: in questo non c’è nulla di strano ed anzi è del tutto normale. E’ divisa fra quartiere e quartiere, nel senso che il risultato del voto non è omogeneo ma segna una profonda differenza di sentire fra territori della città. E qui vuol dire che il centro sinistra ha saputo parlare solo ad alcuni quartieri e non ad altri e soprattutto non alle frazioni. Vuol dire anche che dovevamo pensare prima ad attuare forme di partecipazione e coinvolgimento democratico che assicurassero possibilità di contare e al tempo stesso di assumere senso di responsabilità, per non cadere in un sogno regressivo dei bei tempi andati. E’ evidente che nel prossimo consiglio comunale le forze di opposizione dovranno lavorare di buona lena e che molto dipenderà dalla capacità dei consiglieri eletti di rapportarsi al territorio ed ai gruppi di appartenenza, di capire come cambia la città e dove indirizzarla e coì portare avanti proposte concrete, unificanti e capaci di ricostruire quella coesione sociale che – pur nella diversità – può far progredire la comunità.

Francesco Rasera Berna

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