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La tassa sul celibato. Un saggio che racconta il tributo istituito da Mussolini per favorire le nascite

Combattere la denatalità di un popolo è una storia che parte da lontano, sia pur con presupposti e obiettivi divesi da quelli di oggi. Lo racconta Roberto De Nart nel suo ultimo saggio dal titolo “La tassa sul celibato – La questione demografica, aneddoti e cronaca“, con postfazione del sociologo Diego Cason.

Secondo i corposi studi di Carla Fayer docente universitaria, risulta che già nel 403 a.C. i censori Marco Furio Camillo e Marco Postumio Albino imposero a coloro che erano giunti celibi alla vecchiaia di versare all’erario una somma a titolo di punizione. Cicerone nel 46 a.C. esorta Cesare a favorire l’incremento demografico e a vietare il celibato. Cesare fa di più. Per far fronte alla diminuzione della popolazione causata dalle guerre, istituisce dei premi per le famiglie numerose. Platone voleva interdetti i pubblici impieghi a quei cittadini che a trent’anni non si fossero ancora ammogliati.

Raccontare della tassa sul celibato, voluta da Mussolini nel 1927, significa affrontare anche una questione di estrema attualità. L’ultimo report dell’Istat sulle famiglie e sulla popolazione residente in Italia, infatti, che fotografa la situazione al 31 dicembre 2020, rivela un nuovo minimo storico delle nascite in Italia (405mila), che ci porta indietro a quello della fine della Prima guerra mondiale.

La tassa sul celibato viene introdotta con Regio decreto legge n. 2132 del 19 dicembre 1926, ed entra in vigore in Italia il 13 febbraio 1927 e sarà abolita 16 anni dopo, il 27 luglio del 1943, dal governo Badoglio. La poderosa battaglia demografica avviata da Mussolini, però, non darà i risultati sperati. Il tasso di natalità non aumentò. Anzi, dal 1927 al 1934 calò di 4 punti percentuali, seguendo comunque un trend comune a tutta l’Europa occidentale. Oltre alla parte storica e all’analisi sociologica, il libro racconta la storia della tassa ai celibi come venne vissuta dalla gente, attraverso una serie aneddoti tratti dalla stampa dell’epoca. La cronaca dei giornali degli anni ’20, raffigura un’Italia simile a quella di oggi, fatta di burocrazia, con file agli sportelli, circolari interpretative, errori e “cartelle pazze”, inevitabili in questa massa di stampati e autodichiarazioni. Succede di tutto. C’e un tranviere milanese “che non sapeva d’avere moglie” e lo scopre quando va a denunciare la nascita del figlio avuto con un’altra donna. Così si ritrova denunciato in Procura della Repubblica e si scoprirà che si trattava di un caso di matrimonio per procura data al padre, mentre lui era al fronte.

La tassa sul celibato – La questione demografica, aneddoti e cronaca pag.177 Bellunopress Editore – In formato cartaceo 15 euro ed elettronico eBook 4 euro.

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