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Canoni idrici. Massimo Bortoluzzi: “Sono risorse fondamentali per il territorio, devono restare tutte in capo alla provincia”

Massimo Bortoluzzi, già consigliere provinciale delegato alla Difesa del Suolo e alla Protezione Civile

La specificità e l’autonomia della Provincia di Belluno hanno uno strumento fondamentale che la Regione ha riconosciuto totalmente alla Provincia: i proventi dei canoni idrici, i soldi derivanti dallo sfruttamento dell’acqua bellunese, che nasce nel nostro territorio e poi scende in pianura. Non si tratta di un regalo della Regione ai bellunesi, ma del riconoscimento della peculiarità della montagna, dove l’acqua nasce e viene sfruttata per esigenze anche della pianura. Sono soldi imprescindibili per l’amministrazione provinciale ed è giusto che continui a essere così.

Non so a che punto sia la trattativa tra Provincia e Regione Veneto avviata quando ero ancora consigliere provinciale. Una trattativa in cui la Provincia chiede alla Regione – a mio avviso senza che ce ne sia la reale necessità: perché chiedere ad altri come usare risorse che sono nostre? – di poter utilizzare una piccola quota dei canoni idrici per poter assumere personale per la difesa del suolo. Quindi, di usare una parte delle risorse per poter spendere al meglio proprio quelle risorse. Ripeto, non so a che punto sia la trattativa, ma pare che in Regione qualcuno abbia lanciato l’idea di togliere alla Provincia parte di queste risorse e portarne la gestione a Venezia per gestirle attraverso i propri uffici periferici. Mi auguro che non sia così: sarebbe proprio una bella dimostrazione di centralismo miope da parte di chi sbandiera – solo a parole – l’autonomia dei territori. Anzi, sarebbe una mossa contro natura: non ho mai visto l’acqua tornare da Venezia verso Belluno; così non è giusto che i soldi derivanti dallo sfruttamento idrico della nostra acqua vengano gestiti a Venezia. Altrimenti tutti i proclami sbandierati per l’autonomia del Veneto sono validi solo per alcuni, non per Belluno.

Ricordo che i soldi dei canoni idrici servono prioritariamente per le opere contro il dissesto idrogeologico, ed è così che sono stati utilizzati mentre ero consigliere in Provincia, anche intervenendo in situazioni critiche all’indomani di Vaia e dell’alluvione del dicembre 2020, dato che la gestione regionale non ha ritenuto di inserire tutte le segnalazioni di competenza pervenute dagli uffici della Provincia nella programmazione post-Vaia finanziata con soldi arrivati dallo Stato; anzi, diversi interventi sono stati finanziati direttamente dalla Provincia con risorse dei canoni idrici e molti altri sono stati messi in programmazione. Ma la legge consente di utilizzare queste risorse anche per lo sviluppo socio-economico del territorio, come è normale che sia. In tal senso, portare una parte dei soldi sotto la gestione regionale anziché provinciale rischierebbe di creare un danno non solo per i bellunesi, ma anche per la Regione stessa, perché senza i soldi del demanio idrico la Provincia non potrebbe onorare l’impegno finanziario con Veneto Strade, partecipata regionale. Una questione da ragionarci sopra e spero che tutti consiglieri provinciali e il presidente Padrin abbiano a cuore il territorio e le comunità locali e si battano per questa giusta causa, ancor di più in questo difficile momento.

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