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Vaccinazione obbligatoria: Pelloux batte Draghi e Conte

In queste giornate di feste molto casalinghe, coloro che sono stati diffidati dall’entrare in cucina per non creare intralcio ai fornelli, si sono dedicati ad altre amenità. Una frazione di questi ne ha approfittato per far ordine in tutta tranquillità nelle carte e nei ricordi di famiglia. Tra questi anche chi scrive che, sistemando vecchi documenti di avi, ha così avuto modo di fare una interessante scoperta.
In un atto di nascita del 1915 mi balzava infatti agli occhi un’avvertenza stampata in calce al modulo (il Modello 3a, conforme ad una regia circolare del 1892). Ben poco in realtà la nota atteneva al recente parto, ma evidentemente l’Amministrazione Pubblica non intendeva perdere l’occasione per dare un’utile informazione su cose normative, anche perché quel modulo, da conservare nel tempo, si rivolgeva ad una larga platea di cittadini, anche non usuali lettori, anche senza diritto di voto e non usi a padroneggiare la legislazione. Per farla breve si trattava di una comunicazione sulla “vaccinazione obbligatoria” di tre sole ma efficacissime righe: la citazione puntuale dell’articolo di una legge di parecchi anni prima (l’art. 50 della legge n. 5894 del 1898). All’epoca della sua emanazione il primo ministro era un militare (Luigi Pelloux) che da giovane aveva comandato la batteria di artiglieria che aveva aperto la breccia di Porta Pia. In qualche modo, il piglio militaresco un po’ si riconosce nella norma che si limitava a disporre che «chiunque contravviene agli ordini pubblicati dall’autorità competente per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva, è punito con una pena pecuniaria estensibile a L. 500 e col carcere da uno a sei mesi» Almeno un paio di termini appartengono in effetti al gergo militare (ordini e invasione) ma va sottolineata la preoccupazione che gli ordini, od ordinanze o decreti che fossero, dovessero però essere pubblicati, a garanzia, si direbbe oggi, di trasparenza e disponibilità della fonte normativa. Comunque, quanto a stringatezza e chiarezza, si può sostenere che il Pelloux batte alla grande molti suoi successori, a partire dagli ultimi, Draghi e Conte. Si può anche osservare che nel momento in cui si usava quel modulo presidente del consiglio era un esponente della destra liberale e pure docente universitario di giurisprudenza (Antonio Salandra) e che la somma della massima sanzione pecuniaria prevista equivarrebbe oggi (si può calcolare comodamente su internet) alla bella cifra di tremila e settecento euri. Non ho trovato notizia di reazioni dell’epoca di comitati no vax e neppure di eminenti e serenissimi intellettuali.
Marco Zanetti – Lido di Venezia

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