
Alethea Jane Lawley Wiel, scrittrice inglese che amava l’Italia, in modo particolare Venezia, muore a Londra il 13 aprile 1929 all’età di 77 anni. Era nata il 9 maggio 1851, figlia del secondo barone Wenlock e sua madre era figlia del marchese di Westminster. Sabato 12 aprile 1890 nella Cappella del Patriarca Cardinale, San Marco a Venezia, Alethea sposa il nobile cavalier Taddeo Wiel, uno dei bibliotecari della Marciana, pioniere della cronologia teatrale veneziana, musicologo e librettista, morto nel 1920. Alethea, che per ragioni di salute sceglie di vivere in Italia, è affascinata dalle bellezze del nostro Paese. E le descrive in una serie di pubblicazioni: “La Storia di Verona”, “La Marina di Venezia”, Una Storia di Venezia: Dalla Fondazione all’Unità d’Italia”, “Due Dogi di Venezia”, “La Storia di Bologna” e altro ancora. Alethea vive per molti anni a Venezia, soggiornando più volte a villa Pagani-Gaggia a Socchieva (San Fermo, Belluno) dove nel 1943 avrà luogo l’incontro tra Hitler e Mussolini. Meta della scrittrice inglese è anche villa Corte – De Bona a Salce (Belluno) all’epoca di proprietà di Frederic Eden, prozio del primo ministro britannico Anthony Eden. Frederic Eden è un personaggio noto nella Venezia della Belle Époque, perché nel 1884 con la moglie Caroline, sorella del progettista di giardini Gertrude Jekyll, acquista un’area di sei acri pari a 24.281 metri quadrati sull’isola veneziana della Giudecca. La proprietà fu successivamente ampliata di altri 8.094 metri quadrati dove i coniugi realizzarono un grande giardino paesaggistico all’inglese con statue, rose e animali, frequentato da artisti e intellettuali tra cui Marcel Proust, Rainer Maria Rilke, Walter Sickert, Henry James, Eleonora Duse. A raccontare di quel giardino veneziano è lo stesso Frederic Eden, che nel 1903 dà alle stampe un breve libro dal titolo “Un giardino a Venezia.

Su The Cornhill Magazine del 1936, Alethea ritrae così la coppia Eden: “Frederic era l’autore di garbati acquerelli della villa dove gli Eden passavano l’estate vicino a Belluno; in quel giardino Eden passava ore disteso sulla chaise-longue (la sua poltrona da riposo con spalliera molto inclinata all’indietro e sedile prolungato per l’appoggio delle gambe), circondato dai suoi cani. Aveva una dignità pittoresca, un’aria di gran signore, una urbanità di maniere che affascinava chiunque lo conoscesse”. Della moglie Caroline Eden, che aveva riempito di profumi e colori quel giardino pedemontano a Salce, la descrive come “Una donna, la cui mancanza di egotismo (culto di sé e nel compiacimento narcisistico e raffinato della propria persona n.d a.), la rendeva come la persona più felice che avessi mai conosciuto”. “Caroline Eden – scrive ancora Alethea Wiel – sembrava essere il genius loci (lo spirito del luogo n.d a.), la creatura viva che dava anima e splendore a tutte le cose belle che la circondavano. La sua gentilezza e la sua affabilità nel ricevere e nell’accomiatare gli ospiti di ogni età, di ogni nazionalità, di ogni posizione sociale e temperamento erano tali che la sua presenza e la sua conversazione erano motivo di attrazione per gli invitati i quali inoltre consideravano queste sue doti degne della bellezza del luogo”.
Nella rivista Country Life Illustrated del 20 gennaio 1901, Alethea Wiel dedica un ampio servizio di quella che allora era Villa Eden a Salce. Ecco uno stralcio di quello che scrive: “Sulle alture di Salce, piccolo paese sopra Belluno, sorge la Villa Eden. Il suo proprietario, possessore di un grazioso giardino a Venezia – di cui un avviso è apparso su Country Life del 21 luglio 1900 – ha acquistato da qualche anno la villa che ora porta il suo nome, e vi si reca nei caldi mesi estivi, quando il caldo e le zanzare e lo scirocco di Venezia fanno di quest’ultimo luogo una residenza un po’ provante. La villa di Salce si erge alta, dominando a meridione la valle del Piave, e dominando la vista di quel fiume che si snoda nel suo ampio letto ghiaioso fino a perdersi dietro le colline che circondano Feltre. In ogni direzione un panorama di valli e montagne incontra l’occhio. La posizione della villa è unica. Pendii boscosi e pascoli che riempiono la media distanza conferiscono alla scena un senso di sorridente prosperità e morbidezza che contrasta prepotentemente con la severa imponenza delle montagne circostanti. Questo angolo del Nord Italia è poco conosciuto dalla maggior parte dei viaggiatori inglesi, che si affrettano nel loro cammino verso le Dolomiti e il Cadore senza fermarsi per rendersi conto del glorioso scenario che hanno qui ai loro piedi. La grande catena delle Alpi Giulie sul lato settentrionale del paese, e che separa l’Italia dall’Austria, costituisce la caratteristica principale di questo bellissimo paesaggio; mentre una linea più bassa di colline dall’altra parte del fiume completa l’impostazione del quadro. tra queste due catene montuose è considerevole, e la distanza dona una sensazione di ampiezza e spazio a questo vaso della valle, che ne esalta non poco la bellezza.

La Villa Eden, nata alla fine del Settecento, passò nelle mani di alcuni dei più importanti famiglie di Belluno prima che i coniugi Frederic e Caroline Eden venissero a prenderne atto e al progetto originario della casa, tuttora esistente, mostra che l’idea del suo primo proprietario era stata di costruirlo su una scala molto più ampia di quella che era stata realizzata. La casa, che ora è costituita da un bel blocco quadrato in muratura, era originariamente progettata per avere due ali, con dei bei cancelli di ferro e ringhiere fino alla porta d’ingresso, che si affaccia a sud-est. La mancanza di mezzi probabilmente ha ostacolato l’esecuzione di questo progetto, ma la sua mancata realizzazione non lascia motivo di rammarico, poiché l’edificio di oggi è tutto sufficiente per effetto e comfort, ed è allo stesso tempo suggestivo di perfetta proporzione e completezza. mantenuto da un bel portico in pietra che l’attuale proprietario eresse circa tre o quattro anni fa sul lato sud-est, avendo avuto la fortuna di trovare proprio ciò che era richiesto in quanto a datazione e stile in un negozio di antiquariato a Venezia. Il portico funge anche da anticamera della casa: qui a volte si prende il tè, e nelle sere d’estate è un posto delizioso dove sedersi, distogliendo lo sguardo da un prato in pendenza racchiuso da rigide siepi di carpino, mentre i cieli in alto tremano di miriadi di stelle tutte incastonate nella luce e nella gloria che si possono trovare solo in un cielo italiano e nel bagliore di un’estate italiana. Un magnifico salone alto, o sala, con un soffitto di larghe traverse, corre per tutta la lunghezza della casa: e i salotti, la sala da pranzo e gli uffici si aprono da questa sala su entrambi i lati. Il pavimento è in assi di legno levigato; le pareti sono semplicemente imbiancate, e servono in questo modo a mettere in risalto i numerosi disegni ad acquarello che le adornano, e che sono stati quasi tutti realizzati dal signor Frederic Eden nei suoi viaggi in lungo e in largo in Europa e in Oriente. Questa sala è organizzata come un comodo salotto, ed è un luogo piacevole in cui rifugiarsi quando il sole di mezzogiorno inonda la casa e il giardino, costringendo uno per forza a cercare riparo dai suoi raggi feroci. Ma anche se un’estate italiana, anche in montagna, è sempre calda, in questa parte del paese non lo è in modo prepotente e a Salce si può godere appieno del fascino di una continua vita all’aria aperta. Il paesino è arroccato a circa 1200 piedi (pari a circa 366 metri. In realtà la frazione si trova a 404 metri n. d a.) sul livello del mare, ogni brezza che soffia sulla valle viene catturata dalle sue alture, e per quanto calde possano essere le ore di mezzogiorno, le sere e le mattine sono sempre fredde”.
Roberto De Nart

