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Alberto Manzi: storia di un maestro. Precursore della DAD. Lo spettacolo scritto e diretto da Daniela Nicosia, venerdì 16 aprile in seconda serata su Tv2000

A ‘Retroscena – I segreti del teatro’, programma di Michele Sciancalepore in onda su Tv2000 venerdì 16 aprile in seconda serata, protagonisti, da Belluno e Torino, due spettacoli in attesa della messa in scena che hanno in comune la voglia di cambiare e di crescere, di educare al piacere del pensiero e delle emozioni: ‘Alberto Manzi: storia di un maestro’ di Daniela Nicosia, sulla star della televisione anni ’60 e inventore della didattica a distanza per alfabetizzare gli Italiani, e ’10mg’ di Elisabetta Mazzullo, racconto di un mondo in cui la parola salva dalla paura di emozionarsi.

Si intitola ‘Alberto Manzi: storia di un maestro’, lo spettacolo scritto e diretto da Daniela Nicosia del TIB Teatro di Belluno. Maestro innovativo e rispettoso delle singole diversità, creativo e anticonformista, Manzi era mosso dalla convinzione che alfabetizzare fosse necessario per evadere dal carcere dell’ignoranza, dalla gabbia che genera violenza, dai modelli autoritari e dall’emarginazione sociale. “Il suo operato andava oltre i banchi di scuola, significava educare all’abitudine di pensare” dice l’autrice e regista a Tv2000. Una storia attualissima, di un maestro precursore della didattica a distanza, che si pone come obiettivo quello di alfabetizzare attraverso la tv gli italiani.

’10mg’ è una tragicommedia scritta da Maria Teresa Berardelli e diretta da Elisabetta Mazzullo, in prova al Teatro Gobetti di Torino e in attesa di andare in scena. Il titolo è un chiaro riferimento a una pillola il cui principio attivo svolge la funzione di anestetizzare qualunque emozione che viene considerata negativa, dall’ansia allo stress, dal dolore alla tensione. In questo mondo futuribile e distopico i protagonisti hanno tutti una difficoltà dell’anima, qualcosa che li decentra e per questo motivo si rivolgono a un medico che possa risolvere le loro ansie con una pasticca. Lo spettacolo, come spiega a Tv2000 la regista Elisabetta Mazzullo, si interroga su quanto sia giusto ed efficace eliminare il dolore dalla vita e dall’esistenza dell’uomo trovando nel dialogo e nell’educazione alle parole il vero antidoto: “La parola può essere una forma di cura. Si è perso l’uso di una parola buona che possa aiutare se stessi e le persone accanto. Come se queste espressioni fossero staccate da noi”.

 

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