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La figura dell’OSSS, Operatore Socio Sanitario Specializzato, a metà tra OSS e infermiere * di Andrea Fiocco

Andrea Fiocco – Segretario Fp Cgil Belluno

Si fa sempre più pressante la richiesta da parte delle RSA di avviare la formazione dei cosiddetti OSS Specializzati o con formazione complementare, gli OSS con terza “S”. E lo si capisce: la grave penuria di infermieri e di OSS, molti dei quali reclutati in blocco dalla sanità pubblica, senza una adeguata programmazione nella formazione di nuove forze, sta diventando insostenibile.

LA SITUAZIONE
Le case di riposo della provincia di Belluno hanno perso nel giro di pochi anni, soprattutto dopo i maxi concorsi di Azienda Zero, molto personale. Le ristrettezze economiche in cui versavano, aggravate dalle perdite in termini di utenza (che riducono la quantità di rette introitate) a causa della pandemia, hanno reso ancora più complicato il quadro. E neppure le forme di incentivazione, anche se cospicue, messe in campo da diverse strutture hanno dato i risultati attesi, perché i lavoratori Bellunesi preferiscono l’ULSS e quelli da
fuori provincia rimangono per poco tempo.

LA POLITICA
Quello che come sindacato denunciamo da molti anni è la mancanza di una riforma complessiva del sistema socio-assistenziale. Le regole sull’accreditamento sono superate, influendo negativamente sugli organici, tarati per troppo tempo su standard non adeguati. Noi abbiamo sempre segnalato che indicatori come carichi di lavoro eccessivi, uso intenso dello straordinario, riposi saltati dipingevano un sistema in sofferenza. E dall’altra parte ci dicevano che con gli standard si era a posto.
A questo si aggiunge un numero insufficiente di impegnative di residenzialità, che porta a gravare sulle famiglie il peso economico dell’assistenza all’anziano, facendo preferire l’assunzione in casa di una badante ad un ingresso in struttura, spesso troppo oneroso.
Infine, ha avuto un ruolo fondamentale la mancata programmazione della formazione degli addetti. Per anni, anche la sanità pubblica si è tarata su livelli di organici più bassi per scelte politiche discutibili. Ora che ci si è accorti che serviva personale per far funzionare gli ospedali, si è dato corso a assunzioni che hanno depauperato ulteriormente le RSA. Nel frattempo il sistema formativo era impreparato.
Di fronte a questa situazione generale complessa, la parte datoriale del terzo settore chiede giustamente risposte alla politica.
Il problema è che la risposta non è quella giusta.
Decidere di mettere in campo la formazione di una figura che, per semplificare, sta a metà tra le competenze di una OSS e un infermiere, crea problemi anziché risolverli.

1. L’OSS specializzato non potrà essere inquadrato nei contratti del socio-assistenziale perché non previsto dai contratti nazionali. Perciò, chiunque dovesse lavorare come OSSS e svolgere le mansioni che gli verranno insegnate, rischierà di essere accusato di abuso di professione.
2. L’OSS e l’infermiere hanno 2 professionalità molto ben definite e sono entrambi necessari
all’assistenza dell’anziano. Nulla vieta che ci possa essere una terza figura, in futuro. Ma non è accettabile che lo si faccia per sostituire gli infermieri. Se gli infermieri mancano, si formano infermieri.
3. Quello dell’OSSS è un film già visto a metà degli anni 2000. Se oggi vengono assunti i nuovi OSS con formazione complementare, cosa diremo alle centinaia di OSSS già formati (quasi 5000 nel Veneto) che lavorano quasi tutti in sanità, che hanno speso soldi e tempo per formarsi e che non hanno mai avuto niente in cambio?
4. Se la Regione forma solo 30 OSS con terza “S” per la provincia di Belluno, significa che ne forma mediamente 1 per RSA. Siamo molto lontani dall’effettivo fabbisogno. Il
retropensiero è che, attraverso questa operazione, la Regione finga di rispondere alle
sacrosante richieste di RSA e utenza, per non ammettere tutti gli errori fatti in anni di
errata programmazione.
Come CGIL, crediamo che si possa ragionare sulla formazione di una figura come l’OSS con terza “S”, ma recuperando la posizione di tutti quelli già formati 15 anni fa, inquadrandoli in tutti i contratti del settore (più di 10 contratti nazionali). Nel frattempo, operazioni come quella messa in campo dalla Delibera 305 della giunta regionale non sembrano adeguate a risolvere il problema. Anzi… il rischio è che lo complichino.

Il segretario territoriale della Fp–CGIL
Andrea Fiocco

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