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Maestri di sci, senza lavoro e senza ristori

I maestri di sci di alcune scuole dell’Alto Agordino e della Val di Zoldo esprimono nella lettera aperta che segue, la difficile situazione della categoria impossibilitata a riprendere il lavoro dalle misure anticovid. Una situazione aggravata dall’assenza totale di un ristoro economico.

“Vogliamo porre all’attenzione pubblica la situazione di assoluto disagio e sofferenza delle scuole sci dell’area dolomitica di nostro ambito.

Siamo i direttori di alcune delle scuole sci più rappresentative dell’area bellunese del Dolomiti Superski.

Dal giorno 7 marzo 2020 abbiamo chiuso le nostre attività causa Covid senza mai più finora averle riaperte.

Durante il periodo autunnale, in sinergia con gli impianti di risalita, anche le nostre associazioni di categoria (Amsi e Col.Naz) hanno previsto e approvato un vademecum di misure organizzative e gestionali per le scuole di sci e per tutelare la massima sicurezza dei nostri allievi, di cui si allega il documento.
Dai primi giorni di dicembre è stato un continuo susseguirsi di notizie relative a riaperture impianti e le nostre scuole sci e i nostri maestri si sono preparati ad accogliere in sicurezza la clientela sostenendone i costi oltre a quelli fissi di gestione. Purtroppo la situazione legata all’andamento dei contagi e alla classificazione delle Regioni non ci hanno permesso l’apertura, almeno così viene dichiarato attraverso i vari DPCM e tutti i virologi ci invitano a tutt’oggi ad essere prudenti.
Ecco allora che cominciano a spuntare i famosi ristori, i contributi, che diventeranno vitali per tutto il comparto montagna.
Infatti le casse delle nostre attività hanno bisogno di immediata liquidità per poter sopravvivere. Peccato però che finora, non sia arrivato nemmeno un Euro di questi ristori promessi.
Abbiamo ormai passato due mesi di questa nuova stagione invernale e tutte le nostre scuole sci e i nostri maestri oltre ad essere sconsolati sono increduli sul susseguirsi di continue date per eventuali aperture degli impianti mai poi confermate. Se è vero che si debba convivere con questo virus, poste in atto tutte le misure di sicurezza necessarie, vogliamo tornare presto a lavorare, il prima possibile”.

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