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martedì, Marzo 2, 2021
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Servizio mensa in regime di zona arancione. Bond (FI): «A Belluno interpretazione pesante per chi lavora»

«Se gli operai di una ditta entrano in un ristorante convenzionato, possono mangiare e usare i servizi igienici. Se lo fa un camionista, un professionista singolo o il titolare di un’impresa, invece no. E solo a Belluno, perché nelle altre province venete funziona in un’altra maniera. Tutto a causa di un’interpretazione della norma data dalla Prefettura. E il rischio è di discriminare una parte dei lavoratori». È quanto afferma il deputato di Forza Italia Dario Bond, che nelle ultime ore ha ricevuto parecchie segnalazioni relativamente all’attività di ristorazione in favore dei lavoratori.

«In una nota del 25 gennaio contenente chiarimenti in materia di servizio mensa reso dai ristoranti, la Prefettura di Belluno dice che “i pubblici esercizi possono erogare il servizio mensa in favore dei lavoratori di aziende con le quali sia in essere un rapporto contrattuale per la somministrazione di cibi e bevande”. Di fatto, si tratta di una convenzione. La stessa nota però dice anche che “non è consentita, in quanto non riconducibile alle attività di mensa o catering continuativo, la possibilità per il titolare di partita Iva o libero professionista di instaurare con un pubblico esercizio un rapporto contrattuale di somministrazione al tavolo di cibi e bevande”. È assurdo, perché in altre province venete non è stata data la stessa interpretazione. Ed è ancora più assurdo per quei territori bellunesi che insistono sui confini con l’Alto Adige, visto che dall’altra parte, anche se sono zona rossa, fanno quello che vogliono».

«Trasferirò la questione al ministero della salute e all’ufficio del ministero dell’interno, perché è giusto capire cosa sta succedendo» continua Dario Bond. «Se è corretta l’interpretazione della Prefettura di Belluno, siamo di fronte a una discriminazione. Se invece è corretta quelle di altre zone del Veneto, qualcuno ha deciso di strafare con le restrizioni, anche di fronte a possibilità concesse dal legislatore nazionale. Solo che a rimetterci sono i lavoratori».

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