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Dall’archivio Walter Frentz, “il fotografo di Hitler” un pezzo di storia del Bellunese

Walter Frentz – Olimpiadi di Berlino 1936

La storia non finisce mai. Gli archivi continuano a restituirci pezzetti di un puzzle che ritenevamo oramai completato. E’ il caso, ad esempio, dell’archivio Walter Frentz, il “fotografo di Hitler” al quale il regime nazista affidò l’incarico di fotografare e filmare dal 1939 al 1945 le principali attività degli alti gradi del Terzo Reich. Lavorò anche con Leni Riefenstahl la regista del monumentale film Il Trionfo della Volontà, una pellicola che con le sue immagini esalta il Raduno di Norimberga del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori svoltosi dal 4 al 10 settembre 1934. Ebbene, dall’archivio fotografico Walter Frentz che si trova in rete, vi sono gli scatti dell’ottobre/novembre 1944 in occasione del suo terzo viaggio al seguito degli ufficiali nazisti nell’Alpenvorland, ossia nelle province di Bolzano, Trento e Belluno, sottoposte alla diretta amministrazione militare tedesca dal 10 settembre del 1943.

Ottobre 1944 Belluno piazza dei Martiri (Archivio Walter Frentz)

Tra le altre, vi sono le immagini a colori di piazza dei Martiri e dell’incontro avvenuto a Villa Gaggia, un anno dopo quello di Hitler e Mussolini, nell’ottobre 1944 tra il generale Karl Wolff, comandante supremo delle SS e della Polizia dell’Alpenvorland, ed il suo incontro con Fritz-Herbert Dierich, comandante del Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien.
Il tenente colonnello Fritz Herbert Dierich (1908-1978) fu il responsabile della rappresaglia del 5 luglio ’44 a Farigliano e Piozzo (Cuneo) e molte altre rappresaglie in Piemonte e in Veneto, ben documentate nel portale Farigliano 5 luglio 1944 di Carlo Conterno.

Generale Wolff e tenente colonnello Dierich a Villa Gaggia – Belluno ottobre 1944 (Archivio Walter Frentz)

Dierich era un fedele esecutore degli ordini del feldmaresciallo Kesselring, capo supremo delle forze armate tedesche, che il 17 giugno 1944 emanò un regolamento per la lotta ai partigiani, che conteneva la cosiddetta “clausola dell’impunità”, ossia la garanzia dell’immunità per quei comandanti che eccedevano nei metodi nella Bandenbekämpfung, la guerra antipartigiana. Nel luglio del ’44 il tenente colonnello Fritz Herbert Dierich comanda uno di quei reparti specializzati nella guerra antipartigiana, il Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien (reparto di sicurezza della Luftwaffe), che si renderanno responsabili di varie azioni sanguinarie.
Sempre dal portale Farigliano 5 luglio 1944 di Carlo Conterno, troviamo la testimonianza dell’11.02.1947 sottoscritta dal caporalmaggiore Alfons Holzhauser acquisita dalla Procura Militare della Repubblica, presso il Tribunale militare di Padova nel procedimento penale (1997) a carico del colonnello Dierich. Alfons Holzhauser nell’agosto del ’44 viene aggregato al reparto di Dierich di stanza a Montebelluna e scrive “I membri delle sue unità mi informarono d’incredibili crudeltà che questi avrebbe commesso”. Il colonnello dichiarò “Ci troviamo innanzi a un nemico sleale nei confronti del quale bisogna agire con estrema severità. I partigiani stanno al di sotto di ogni diritto umano, motivo per il quale la parola d’ordine è la seguente: piuttosto impiccare dieci innocenti che lasciare impunito un colpevole”. Prosegue la sua deposizione raccontando dei fatti avvenuti ai primi di settembre del ’44 a Pieve di Soligo “Metà della cittadina fu incendiata, mentre ai suoi abitanti non venne neppure concessa la possibilità di portare con sé lo stretto necessario”. Il caporalmaggiore racconta dell’azione cosiddetta “Monte Grappa”, della fucilazione ingiustificata di tre prigionieri australiani diretti in Svizzera, catturati sulla strada da Quero, dove prese alloggio il comando, verso Feltre. “Il castello di Montebelluna – scrive il caporalmaggiore – sede stabile del comandante Dierich, fungeva da deposito per il bottino che vi veniva trasportato a mezzo di autocarri e donde poi venire spedito in Germania in vagoni chiusi sotto la sorveglianza di alcune persone di fiducia del colonnello. Sotto lo stesso motto e con gli stessi metodi ebbe inizio nell’ottobre del 1944 la “Rapina di Belluno”. Villa Gaggia, situata splendidamente in quei paraggi, fu scelta dal colonnello come quartier generale. Non sono in grado di fornire delle particolarità sulle crudeltà quivi commesse, poiché soltanto delle piccole truppe motorizzate si recarono nei villaggi compiendovi gesta sanguinarie. So tuttavia con certezza che nel paesino di Lozzo di Cadore vennero impiccati due italiani la cui colpa non poté essere comprovata”.
I due rastrellamenti tedeschi, quello del Cansiglio e quello sul Grappa ad opera del tenente colonnello Fritz Herbert Dierich che, a partire dal 20 settembre 1944, si trasferì con il suo Reggimento proprio a Quero sono descritti nel libro “Assalto al Cansiglio – Il grande rastrellamento tedesco di fine estate 1944 sull’Altopiano (8-10 settembre) ” di Pier Paolo Brescacin, edito per i tipi dell’ ISREV (“Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea del Vittoriese Onlus” – cfr. www.isrev.it).
Riteniamo comunque che vi siano altre storie nel Bellunese legate alla presenza del tenente colonnello Fritz Herbert Dierich che nel nostro territorio si muoveva con l’incarico formale di ripristinare la strada da Belluno verso Longarone e il Cadore.

Fritz-Herbert Dierich. Nato il 12 agosto 1908 a Friburgo, il 4 aprile 1936 sposa Liselotte Doburg, figlia del maggiore Doburg.
Entra nella Wehrmacht nel 1927 e nel 1934 passa nella Luftwaffe.
Partecipa nel ’39 alla Campagna di Polonia quale comandante di squadriglia (croce di ferro di seconda classe), in seguito alla campagna di Russia (croce di ferro di prima classe) dove si era distinto nell’attacco aereo di Stalingrado.
Nel 1943 assume la direzione del Comando Aeronautico del settore Sardegna e Corsica.
Quindi il 1° maggio 1944 è promosso tenente colonnello ed a fine giugno inizia la lotta contro i partigiani con il suo reparto: il Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien.
Roberto De Nart

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